Un teologo appassionato per l’unità della Chiesa. Breve ritratto di Yves Congar

da Korazym.org, quotidiano non profit on line.

Yves Marie Joseph Congar nacque a Sédan nel 1904 in una famiglia cattolica praticante. Entrato in seminario nel 1921 a Parigi, ebbe già in questi anni giovanili la possibilità di venire a contatto con i maggiori intellettuali cattolici di allora, quali J. Maritain e R. Garrigou-Lagrange, uno dei maggiori conoscitori di sempre di S. Tommaso.

Per un po’ pensò di entrare fra i benedettini di Conques, ma poi, nel 1925, entrò nel noviziato domenicano di Amiens. Studiò teologia presso Le Saulchoir dove conobbe p. Chenu, che gli fece conoscere il filosofo Etienne Gilson e, allo stesso tempo, lo avvicinò ai circoli ecumenici francesi ed allo studio di J.-A. Möhler. Sacerdote nel 1930, nel 1931 gli fu affidata la cattedra di ecclesiologia a Le Saulchoir.

Benché l’intesa con l’amico e l’amato maestro Chenu, anche dal punto di vista metodologico, fosse perfetta, Yves Congar aveva una diversa sensibilità. Il polo d’attrazione non era l’Occidente medioevale rivisitato secondo i principi della nuova scuola, bensì l’Occidente nel suo rapporto con l’Oriente.

Negli stessi anni in cui appariva ‘Una scuola di teologia’ di Chenu (1937), Congar pubblicava ‘Cristiani disuniti. Principi per un ecumenismo cattolico’, prima grande opera dove mostra una grande sensibilità per l’ecumenismo. La riflessione sulla Chiesa come immagine della Trinità e, quindi, sulla sua caratteristica comunionale sono i fondamenti di quella unità di cui, allora come oggi, si avverte la necessità.

Un simile discorso egli svolgerà anche nella sua celeberrima opera ‘Vera e falsa riforma della Chiesa’ molto anni più tardi (1950), che fu all’origine di attacchi da parte di diversi teologi che vi riscontravano una sorta di relativismo dogmatico. La conseguenza di quelle aspre e feroci critiche fu che il card. Pacelli, allora segretario di Pio XI, futuro papa Pio XII gli proibì di partecipare alla conferenza ecumenica di Oxford, alla quale, unico fra i cattolici, era stato ammesso dai suoi amici protestanti.

L’impegno ecumenico e spirituale non esauriva, tuttavia, tutta l’attività di Congar. Egli sapeva che nei dialoghi ecumenici i rappresentanti delle diverse comunità cristiane facevano sempre riferimento alla storia degli eventi teologici. Per questo, seguendo l’indirizzo fondamentale della scuola di teologia di cui faceva parte, scrisse diverse opere che, oltre a mostrare il suo talento nel muoversi nella storia del pensiero teologico, offrirono un importante contributo alla causa ecumenica e gli permisero, in quegli anni, di venire a contatto con P. Coutourier e L. Beauduin, con A. M. Ramsay, il futuro primate d’Inghilterra, nonché con i maggiori pensatori russi, quali Berdjaev e Bulgakov, leaders della diaspora russo-ortodossa a Parigi.

Per Congar le vicende storico-politiche sia in Oriente che in occidente hanno nuociuto ad un corretto ed equilibrato sviluppo della vita ecclesiale. Da qui l’esigenza da parte di tutti i cristiani di non guardare soltanto alle altre chiese, ma di riflettere sulla propria e ritrovare i motivi di una rinascita attraverso una vera riforma. Ma Congar, con i suoi studi precorreva i tempi e, per questo, non fu capito.

Ad esempio, nell’opera ‘Vera e falsa riforma della Chiesa’, benché avesse lo scopo di avvicinare i protestanti alla Chiesa cattolica mostrando che in fondo anche la Chiesa cattolica era sensibile ad una sua riforma che tanti suoi santi avevano auspicato, il solo fatto di accennare ad un’autocritica e di porre come primo capitolo il problema del male nella Chiesa era più che sufficiente a fare agitare gli animi dei teologi romani. Anche se diceva cose ovvie la cosa non poteva passare inosservata.

Infatti, dopo la guerra, alla quale prese parte svolgendo il servizio militare, nel 1948, gli fu proibito di partecipare all’assemblea ecumenica di Amsterdam, alla quale, unico tra i cattolici, era stato invitato. Anzi, ormai sospettato di modernismo oltre che di eccessive simpatie per il movimento dei preti operai, cominciò un periodo di accuse, avvertimenti e misure restrittive. Insieme al p. Chenu nel 1954 fu addirittura sospeso dall’insegnamento.

La cosa fu tanto più dolorosa e amara perché la disposizione venne dal maestro generale dell’Ordine dei frati predicatori, che aveva anche sollecitato le dimissioni dei superiori delle tre provincie francesi (Parigi, Tolosa, Lione). Furono per Congar anni tremendi. In ‘Giornale di un teologo’, il suo diario, fa trasparire la sua amarezza per quel trattamento quando afferma: “Ciò che mi colpisce di più è il cretinismo, l’inverosimile povertà di intelligenza e di carattere. Il sistema ha fabbricato servitori a sua immagine”.

Per Congar iniziò, quindi, il tempo dell’esilio: prima a Gerusalemme e poi a Strasburgo e, infine, a Cambridge. Ma la riabilitazione completa non tardò a venire. Con l’avvento di papa Giovanni XXIII e l’annuncio di un Concilio per l’aggiornamento della Chiesa, per il teologo francese iniziò un nuovo periodo.

Infatti le amarezze, provocate da tanti attacchi e accuse, verranno cancellate durante il Concilio Vaticano II, quando tanti gli elementi dell’ecclesiologia di Congar entreranno a far parte dei testi ufficiali del Concilio e, quindi, anche della stagione ecclesiale post-conciliare. Infatti papa Paolo VI, che aveva letto le sue opere e nutriva moltissima stima di lui, volle che tutti i testi del Concilio, prima di essere ufficialmente approvati dall’assemblea conciliare, passassero sotto il suo vaglio critico.

Una soddisfazione dovette anche essere l’ascoltare, in quella assise, vescovi, provenienti da ogni parte del mondo, che affermavano di aver cambiato la propria prospettiva ecclesiologica dopo aver letto i suoi scritti. Sembravano trascorsi decenni dalla sospensione dell’insegnamento ed invece erano solo pochi anni!

Dopo il concilio innumerevoli furono gli incarichi ufficiali affidatigli. Dal 1984, tuttavia, la malattia frenò il suo attivismo. Creato cardinale nel concistoro del 26 novembre 1995 da papa Giovanni Paolo II, moriva l’anno dopo a Parigi.

L’opera di Congar, uomo molto cordiale e intellettualmente vivace, fu quella di recuperare dalle varie tradizioni cristiane, sia protestante che ortodossa, tutti quegli aspetti che la Chiesa cattolica prima del Vaticano II aveva messo in ombra, in particolare l’azione dello Spirito Santo e il ruolo del popolo di Dio.

Sotto questo aspetto era stato proprio il contatto con il mondo ortodosso, oltre che protestante, a dare alla sua teologia un equilibrio ecumenico in tutti i sensi, tanto da meritargli apprezzamenti tanto fuori quanto dentro la Chiesa cattolica. Grazie, dunque, agli scritti di Congar e alla sua opera in seno al Concilio Vaticano II, si può dire che stiamo vivendo una nuova stagione ecclesiale!

Fabio Cittadini

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