Leggere il bisogno dentro e oltre la richiesta: non mettere solo un “V”

Il Messaggio quotidiano di Sivan Rahav Meir: commento alla Parasha “CHAIEI SARA”.

Una volta qualcuno .alla vigilia di Pesach, si avvicinò al rabbino del paese e gli chiese se era possibile celebrare il Seder con quattro bicchieri di latte invece di quattro bicchieri di vino.

Il rabbino rispose di no e gli diede una grossa somma di denaro in beneficenza. La moglie del rabbino gli fece notare che, in fondo, quattro bicchieri di vino non giustificavano l`ammontare della cifra devoluta ed egli rispose : «Gli ho dato i soldi per tutti i pranzi della festa, dalla sua domanda ho capito che non ha nulla per la notte del Seder e non posso pensare che debba bere solo del latte come pasto».

Rabbi Shlomo Wolba era solito raccontare questa storia quando si occupava della parasha di questa settimana: Quando qualcuno si rivolge a noi per chiedere aiuto, non dobbiamo essere limitati e indifferenti alla richiesta. Non bisogna fare carita` come degli automi che eseguono alla lettera ciò che gli viene richiesto. Bisogna verificare cosa si nasconde dietro una richiesta e rispondere con generosita e iniziativa personale.

Nella nostra parasha Rivka incontra Eliezer, che sta andando in cerca di una moglie per Yitzchak. Eliezer ha bisogno di bere, ma lei si rende conto che anche i suoi cammelli hanno sete e generosamente permette anche a loro di abbeverarsi. Eliezer chiede ospitalita` per una notte, ma lei sa che ha bisogno di più notti e gli offre alloggio per un periodo più lungo presso la casa di famiglia. È questo tratto del suo carattere, questa sua speciale forma di “HESED” che fa di Rivka una delle nostre madri.

Tutto ciò vale anche nei rapporti sociali, nell’educazione dei figli, nei luoghi di lavoro e praticamente ovunque: se qualcuno si rivolge a noi con un po’ di apprensione, tendiamo a mettere solo una “V”, a “tappare il buco”. Ma, a volte, la richiesta di aiuto iniziale nasconde problematiche completamente diverse che bisogna sforzarsi di scoprire.

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