Alcune osservazioni riguardanti il mio ruolo di Medico di Medicina Generale. La lettera aperta del dott. Italo Nessi e il comunicato delle Acli provinciali di Como a sostegno della stessa

Italo Nessi è un medico con l’Africa, ha lavorato in Uganda contro Ebola, anima in città un ambulatorio per migranti, lotta contro la privatizzazione della sanità. Ha scritto una lettera già sottoscritta da tanti cittadini e da Acli, Arci e Auser, al presidente dell’ordine dei medici.

Per aderire è sufficiente inviare una email all’indirizzo letteradottnessi@gmail.com scrivendo semplicemente sottoscrivo, nome e cognome.

La lettera aperta di Italo Nessi

Egr. Dott. Gianluigi Spata
Presidente
Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri
COMO

Como, 24.01.22

Egr. Presidente,

permettimi alcune osservazioni riguardanti il mio ruolo di Medico di Medicina Generale.

Mi rivolgo a te perché l’Ordine Professionale è l’assoluto garante del decoro, della dignità, dell’indipendenza e della qualità della professione.

È noto che la medicina territoriale ha una molteplicità di funzioni, innanzitutto preventiva. Compito che ormai da anni è stato marginalizzato. I Maestri della prevenzione purtroppo sono stati riposti nei cassetti della storia.

Ha inoltre una funzione curativa. Il medico conosce il paziente, la sua famiglia e il suo contesto sociale, abitativo e lavorativo. Deve ascoltare, visitare, prescrivere esami e terapia, monitorare l’andamento clinico del paziente. Guidarlo nel percorso diagnostico, specialistico e ospedaliero. Ha anche, ovviamente, una funzione sociale. Facilmente comprensibile, per cui non mi dilungo.

Sia la gestione ambulatoriale che la domiciliarità che l’aggiornamento professionale richiedono tempo, sempre tiranno, ed energie.

L’attività professionale, così come demandata al medico nei termini indicati dalla scienza e dalla deontologia professionale è ormai un’illusione. Il nostro carico di lavoro quotidiano è sempre più insopportabile. La dignità e la qualità della professione hanno perso valore, non riuscendo ad ottemperare alle funzioni primarie.

L’attività professionale è diventata invece un puzzle di funzioni occupanti intere giornate, ben oltre le ore lavorative previste dalle convenzioni. Penso che molte di queste funzioni debbano essere necessariamente affidate ad altri soggetti e non al medico.

Per esempio, non spetta al medico rimanere incollato per ore a una tastiera di computer e doversi giostrare tra almeno sei diverse piattaforme informatiche per prescrivere ausili, tamponi Covid, “sbloccare” greenpass, rendicontare vaccinazioni, prescrivere piani terapeutici, denunciare malattie infettive in un contesto pandemico.

Per la maggior parte di queste funzioni basterebbero due righe di richiesta e un solido impianto amministrativo. Che evidentemente non si vuole realizzare, togliendo al medico quella che è la sua funzione principale: essere garante della salute dei pazienti praticando la medicina.

Non esiste l’inevitabile. La situazione è questa perché gli obiettivi politico-economici volgono nella direzione della privatizzazione del sistema sanitario. Le riforme delle riforme presentano già un respiro corto. Siamo lontani anni luce dalla articolata visione della legge 883/78.

La pandemia non ha fatto che travolgere un sistema già compromesso da assenza di visione inclusiva, mancati investimenti, interessi parziali e mancata programmazione.

Troppe volte si legge che i sindacati di categoria avrebbero minacciato proteste se…se e se…ma quel “se” a mio modo di vedere è già stato abbondantemente superato. A discapito della nostra professione, di una formazione con contenuti di qualità e di un sistema sanitario inclusivo.

La partita la si deve giocare ora, senza tentennamenti e senza ritardi. Sul piatto vi è la morte di un sistema sanitario pubblico basato sulla tassazione generale, garante della salute di tutti. Abbienti e meno abbienti. Soprattutto dei pazienti più fragili e più sofferenti.

La continua delegittimazione della professione, unitamente ai contenziosi medico legali e alle difficoltà di accesso, rende il nostro lavoro sempre meno attrattivo per i giovani. E un paese che non valorizza i giovani è un paese fermo e senza futuro.

Quello che chiedo, caro Presidente, è di poter esercitare la medicina generale nella molteplicità delle sue funzioni. L’Ordine Professionale è l’assoluto garante del decoro e della pratica della professione. Per questo mi rivolgo a te chiedendoti di continuare con forza, con tutti i mezzi disponibili e in tempi rapidi una battaglia che deve essere condotta.

Se il sistema non me lo permetterà, a breve rimetterò la mia convenzione e vedrò di esercitare la professione in altra forma. Oppure mi dedicherò ad altro perché, non potendo esercitare la medicina generale, non possiedo né la formazione né l’habitus mentis del freddo burocrate.

Permettimi di invitare i Colleghi che si ritrovano in quanto sopra a sottoscriverlo, inviando personalmente una copia all’Ordine e al sottoscritto per conoscenza. Inviterò a sottoscrivere anche i cittadini che lo ritengano.

Grato per la cortese attenzione.
Un cordiale saluto.

Dott. Italo Nessi
MMG – Como

LA SANITA’ NON TUTELA PIU’ I FRAGILI: le Acli di Como a sostegno di una medicina del territorio più vicina alla persona

Le ACLI di Como manifestano il loro sostegno all’iniziativa proposta dal dottor Italo Nessi con la sua lettera al Presidente dell’Ordine di Como, Dr. Gianluigi Spata, riguardante la difficolta riscontrata dai medici di base, in particolare durante la pandemia, ad esercitare con dignità e professionalità un ruolo
ormai svilito dalla burocrazia e da atti amministrativi.

Marina Consonno, presidente dell’associazione, nell’esprimere condivisione del pensiero di una persona da sempre vicina alle ACLI, sottolinea la necessità di rafforzare il sistema sanitario nazionale con una struttura medica territoriale adeguata e dimensionata a rispondere ai bisogni attuali e futuri del nostro paese. In un momento in cui la pandemia mette sotto pressione tutta la popolazione e in particolare la compagine sanitaria, è senza dubbio urgente sostenere i medici nel loro lavoro quotidiano e ribadire
una volta di più che il Servizio sanitario nazionale va tutelato in modo universalistico e gratuito per tutti i cittadini.

Auspicano che territorialità e prossimità possano essere declinate dentro un quadro di promozione del diritto della salute e alle cure per tutti dentro le Case della Comunità che saranno attivate anche sul territorio comasco, e che gli Enti di Terzo Settore , possano essere coinvolti dentro uno spazio di raccordo tra sociale e sanitario , nella costruzione di un’alleanza finalizzata alla costruzione del bene comune.

Le Acli quindi si impegneranno nella diffusione della sottoscrizione al testo del dottor Italo Nessi proponendolo all’attenzione di tutte le organizzazioni sociali che sono attive sul territorio e invitando i loro soci e tutti i cittadini a sottoscriverlo e a sollecitare i loro medici curanti a dare la loro adesione.

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