La cattedra dei piccoli e dei poveri. 4. La Parola che illumina tutto. Testi di p. Pio Parisi

Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non c’è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e coperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo render conto.

Ebr. 4,12-13


Cristiani credenti, accogliamo nella Chiesa la parola di Dio. Che significa?

Diciamo a noi stessi che questa parola è vera, la comunichiamo ad altri come vera, la difendiamo nel confronto con chi dice che non è vera, che non è parola di Dio.

Oltre l’adesione intellettuale cerchiamo di capire e di gustare quello che la Parola ci rivela. E questo è un problema non solo d’intelligenza: occorre aprire il cuore e fermarsi a considerare la grandezza e la bellezza di quel che Dio ci rivela. Occorre far silenzio perché rimanendo nella corrente dei discorsi che facciamo e che ascoltiamo non è possibile cogliere la portata di quello che Dio rivolge a noi. Ci vuole il silenzio interiore per meravigliarsi che Dio sia Padre e ci abbia donato il suo Figlio, allora «obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento osiamo dire: Padre nostro…»

Osiamo dire “Padre” su tutto quello che succede in noi e attorno a noi perché la parola cambia il senso e il segno di tutto, nella storia di ogni singolo uomo e di tutta l’umanità.

Mentre piangiamo la perdita dell’amico morto in giovane età ci rallegriamo che ci abbia preceduto nella pienezza della vita.

La moglie che è rimasta vedova, come ogni altra persona colpita da una particolare sventura, ogni sofferente nel corpo e nello spirito, suscita in noi sentimenti profondi di partecipazione e di compassione e al tempo stesso ci appare come partecipe della passione e della morte gloriosa con cui Gesù Cristo ha vinto in modo definitivo la morte.

Le catastrofi naturali in cui tante persone perdono i beni più essenziali e la stessa vita non sono segni di distrazione o di impotenza del Creatore e Signore dell’universo ma misteriose accelerazioni nel compiersi del disegno di Dio.

E il peccato? E le strutture di peccato? E gli innumerevoli peccati collettivi che riempiono il mondo di ingiustizia e di violenza? E le guerre?

Non possiamo accogliere la parola di Dio solo dentro ai piccoli mondi privati che costruiamo nella nostra fantasia, per sentirci in essi a posto e salvati. La parola di Dio, il verbo fatto carne, l’agnello immolato toglie il peccato dal mondo. Il peccato in tutta la sua estensione è il luogo della redenzione, della vittoria di Dio e dell’uomo, per il Mistero della morte e risurrezione del Signore.

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