da Ortodossiatorino.net, il sito della parrocchia ortodossa del Patriarcato di Mosca a Torino dedicata a San Massimo.
Presentiamo alcune parole di ricordi personali e di consigli da parte dell’abate Tryphon della ROCOR in tema di bullismo, un campo nel quale è richiesta una particolare attenzione e una prontezza di reazione personale.
In queste settimane più volte la questione della valutazione, delle non promozioni, è balzata all’onore delle cronache anche nei nostri territori. Vi proponiamo la riflessione di una professoressa.
Anche quest’anno scolastico si è concluso con la pubblicazione degli esiti affissi negli atri dei diversi Istituti e ciò a rendere pubblica la sintesi di un intenso anno scolastico. Dalla metà di giugno i tabelloni esposti riportano inesorabilmente tre diciture: ammesso alla classe successiva, sospensione del giudizio, ovvero un’estate di studio e a settembre prove di recupero o, nella peggiore delle ipotesi, la non ammissione alla classe successiva.
È questo terzo giudizio che porta con sé la necessità di effettuare una analisi di ciò che ha portato il consiglio di classe a credere che lo studente non avesse i requisiti per affrontare la classe successiva.
Romano Guardini nacque a Verona, il 17 febbraio 1885, da Romano Tullo e da Paola Maria Berardinelli, entrambi appartenenti ad agiate famiglie di commercianti. Un anno dopo la nascita i genitori si trasferirono a Magonza, per gestirvi una filiale della ditta di famiglia e dove; nel 1910, inoltre, il padre vi venne nominato console d’Italia. Nel 1903, terminati con ottimi risultati gli studi secondari, egli si iscrisse alla facoltà di chimica nell’Università di Tubinga, per poi passare, nel 1905, a quella di scienze politiche a Monaco.
Più che di una corrente di pensiero nel senso vero e proprio, sarebbe più giusto definire il montinismo come una sensibilità comune a un certo numero di intellettuali cattolici, caratterizzata da un larga apertura alla modernità e alle sue sfide e finalizzata alla realizzazione di una nuova sintesi cristiana nel campo intellettuale, culturale e politico. Più che un partito organizzato e strutturato in seno della Chiesa preconciliare, i montiniani hanno rappresentato una nebulosa di gruppi, di cenacoli, di pubblicazioni che si riconoscevano nell’azione del prelato bresciano e guardavano a lui come a colui che avrebbe potuto incarnare la speranza di un rinnovamento cattolico. Se il montinismo (come del resto il ‘maritainismo’ con il quale viene spesso associato) è stato sempre fonte di polemiche e di controversie, esso corrisponde ad una stagione ben delimitata della storia del cattolicesimo italiano del Novecento, che va dalla fine degli anni Venti alla fine degli anni Settanta e ciò corrisponde grosso modo alla vita ecclesiale di Giovanni Battista Montini.
Lo scorso 20 maggio la Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI ha indirizzato alle comunità cristiane la lettera “Comunità accoglienti, uscire dalla paura”. Il documento arriva in occasione del 25° anniversario del precedente, “Ero forestiero e mi avete ospitato” (1993). Il testo, a fronte del movimento migratorio, invita a passare dalla paura all’incontro, dall’incontro alla relazione, dalla relazione all’interazione.
Ecco alcuni materiali disponibili in rete sul rapporto tra don Giovanni Nicolini e don Lorenzo Milani e sulla scuola organizzata da don Giovanni partendo dall’esperienza di Barbiana.
Don Giovanni Nicolini, sulla scia di don Milani
È una piccola Barbiana emiliana la scuola paterna di Sammartini, piccola frazione di campagna del comune di Crevalcore, a circa trenta chilometri da Bologna. Il prete illuminato che ha portato l’insegnamento di Don Milani nella bassa pianura padana è Don Giovanni Nicolini, ex direttore della Caritas di Bologna, che dall’esempio del piccolo borgo della diocesi di Firenze ha creato una scuola che si ispira agli stessi principi educativi; un’evoluzione di quel modello negli anni ’80, con condizioni sociali e di accesso all’istruzione molto diverse.
da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.
Molti dei giovani nati negli ultimi venti o trent’anni hanno visto e vissuto storie di disoccupazione, di precarietà, di instabilità. A partire da quelle vissute dai loro genitori o dai loro fratelli maggiori. Sono quelli che una recente ricerca delle Acli descrive come “nativi precari”, cioè giovani nati in famiglie nelle quali i genitori hanno perso stabilità lavorativa, reddituale, di status. Gianfranco Zucca, che ha curato questa ricerca assieme a un gruppo di ricercatori sociali, ha messo in luce alcuni aspetti interessanti. Qui ci limitiamo a citarne due e a fare un breve commento.
da Psmb.ru, il sito di Преображенское братство – Fraternità della Trasfigurazione.
Saluti! Siamo la Fraternità della Trasfigurazione,
fratelli e sorelle in Cristo, che provengono da diverse città e paesi, gruppi etnici, professioni, con capacità e attitudini diverse. Siamo tutti membri della Chiesa ortodossa russa e ci sforziamo di vivere secondo il Vangelo e la tradizione cristiana ortodossa.
Ad un anno dalla morte di don Renzo Scapolo, sacerdote della diocesi di Como da sempre impegnato accanto agli ultimi, proponiamo alcuni video e testi che lo riguardano: un inedito documentario con immagini realizzate da don Renzo stesso durante gli anni in Bosnia, un servizio di Teleunica trasmesso un anno fa con un’intervista a Giorgio Nana, volontario in ex Jugoslavia, che ricorda don Renzo e i suoi tanti viaggi ed iniziative, che hanno coinvolto anche tanti valtellinesi, infine un’intervista realizzata da Francesco Papafava, Stefano Mainoni e pubblicata sul sito Unacitta.it ad inizio 2004 in cui don Renzo racconta la propria vita dall’infanzia.
«Don Renzo Scapolo». Il documentario con i video rimasterizzati dagli amici di Sprofondo
A un anno dalla morte di don Renzo Scapolo, pubblichiamo un video inedito, che raccoglie una serie di immagini rimasterizzate a cura dell’Associazione Sprofondo. Nella seconda parte di questo interessante mini-documentario ci sono due interviste di don Renzo su Rai3 e con la Televisione della Svizzera Italiana. Nella prima parte, invece, tutte immagini realizzate e girate in prima persona da don Renzo, con la sua voce narrante.
da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.
Nelle ultime settimane gravissimi episodi di violenza e umiliazioni (fisiche, verbali e psicologiche) hanno visto vittime insegnanti di ogni ordine, grado e ambito territoriale. Cosa sta succedendo? Perché il ruolo dei professori non viene più riconosciuto? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Mannucci, professore associato del Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia, Università degli studi di Firenze.
Il tipo di accoglienza oggi riservata ai giovani, negli oratori, è per lo più legata ad attività ludico-sportive (il classico “campetto del prete”) oppure ad attività che potremmo definire “intellettuali/riflessive” (i gruppi parrocchiali).
Negli anni, le parrocchie hanno fatto scelte precise in questo senso, sia dal punto di vista edilizio (le strutture realizzate, i metri quadrati dedicati allo sport, al gioco, le aule dedicate agli incontri), sia sotto l’aspetto pastorale (le società sportive costituite, i professionisti al lavoro, i volontari coinvolti).
Queste attività, naturalmente, non costituiscono qualcosa di sbagliato o di negativo in sé, e tuttavia la loro crescita sproporzionata ha finito per soffocare altre proposte educative non meno utili o significative per il vissuto dei giovani, che risultano ormai praticamente assenti all’interno delle parrocchie.
Il lavoro, ad esempio, inteso appunto come esperienza educativa, da tempo non appartiene più al mondo degli oratori, né – più in generale – alla nostra società. Così, se è per tutti normale immaginare un campetto da calcio vicino alla chiesa, non lo è affatto immaginarvi un’officina o una bottega artigiana (sebbene Gesù fosse un falegname, non certo un calciatore!).
da Pretioperai.it, il sito dell’archivio e della rivista dei PO.
Non sono mai stato in terra santa. Finora, per come si è configurato il mio credere, non ho avvertito l’impulso interiore per decidermi a questo viaggio. Però vi è un luogo della Palestina dove con la mente ho sostato a lungo nella mia infanzia di prete: gli anni ’60, quando fresco di ordinazione, ultimati gli studi teologici, ho scoperto che dovevo ricominciare. Ricominciare dal Concilio, cambiando i paradigmi sui quali si era configurato il mio “sacerdozio”. E anche ricominciare da Nazareth.
Il Papa ha chiamato i Vescovi a dialogo, perché il Vescovo chiamasse a dialogo i parroci, il parroco i parrocchiani lontani e vicini. Se manca un solo anello di questa catena il messaggio di Giovanni XXIII e il Concilio non raggiungono il loro scopo.
don Bruno Borghi e don Lorenzo Milani
Quale rapporto si può stabilire tra don Lorenzo Milani (e tutto ciò che rappresenta) e l’evento del Concilio Vaticano II, annunciato quando il prete fiorentino è da cinque anni a Barbiana, organizzato e celebrato nei periodi più fecondi e impegnativi della scuola popolare e con la malattia che lenta ma inesorabile avanzava? Riformatore, precursore, anticipatore? Continua a leggere
da Ortodossia.it, sito ufficiale della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta.
Pubblichiamo il discorso tenuto l’11 gennaio 2018 dall’Archimandrita Evangelos Yfantidis, Vicario Generale dell’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta, alla Facoltà Teologica del Triveneto a Padova.
Il Rev.mo Vicario Generale dell’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta, p. Evangelos Yfantidis, Archimandrita del Trono Ecumenico, è nato a Kavala (Grecia) il 14 ottobre 1975. Dopo aver frequentato il Liceo Ecclesiastico della propria città, si è laureato presso la Facoltà di Teologia dell’Università Aristotele di Salonicco, dove ha anche conseguito un Master in Teologia Dogmatica e Storia della Chiesa. Nel 2006 ha ottenuto un primo Dottorato di Ricerca presso la stessa Università. Presso la Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana di Roma si è specializzato in storia contemporanea, conseguendo una Licenza e nel 2012 un secondo Dottorato di Ricerca. Ordinato Diacono e Presbitero da S. Em.za Rev.ma il Metropolita Gennadios Zervos, Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta, ha servito diverse parrocchie in Italia, tra le quali Perugia e Milano, ed è attualmente Parroco della storica Comunità dei Greci Ortodossi a Venezia, Rettore della Cattedrale di San Giorgio dei Greci a Venezia e Vicario Generale dell’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta. Si è occupato in modo particolare della pastorale giovanile e famigliare.
da Aclimilano.it, ACLI milanesi le Acli di Milano, Monza e Brianza.
Sono una ragazza al quinto anno di liceo delle scienze umane opzione economico-sociale e per questo ultimo anno di scuola ho svolto una settimana di stage-lavorativo alle Acli di Milano nel periodo compreso tra il 22 e il 26 Gennaio.
Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio ad averla piena. Insistono perché io scriva per loro un metodo, che io precisi i programmi, le materie, la tecnica didattica.
Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per farescuola, ma solo di come bisogna essere per poter far scuola.
don Lorenzo Milani
La scuola fu lo strumento principale dell’apostolato milaniano che, in linea con la tradizione pedagogica cattolica, individua nella formazione delle coscienze e delle intelligenze un elemento indispensabile all’educazione umana e cristiana, e considera l’istruzione un fondamentale momento di raccordo tra fede e vita. Continua a leggere
«La verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace è il tema scelto dal Santo Padre Francesco per la 52ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
Che cosa vuol dire per un giovane oggi compiere diciott’anni a diventare maggiorenne? È il tema di una lettera che l’arcivescovo di Milano Mario Delpini ha scritto ai nati nel 1999 e nel 2000. Una generazione spesso criticata o peggio messa ai margini della società, considerata solo composta da potenziali clienti, viene messa al centro dell’attenzione dal Pastore di Milano. Perché sui 18enni si scommette per l’oggi e per la costruzione di un futuro diverso. Soprattutto un invito forte a non chiudersi nell’isolamento egoistico, piuttosto a diventare protagonisti nella società e nella Chiesa. A partire dalla partecipazione politica e all’esercizio del voto.
da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).
Non sono certo la persona più adatta a scrivere sulle baby gang napoletane purtroppo tema di drammatica attualità. Semplicemente perché non riesco a comprendere quella diffusa illegalità di cui si parla da anni, senza che mai venga superata (ragazzi che sfrecciano senza casco sotto gli occhi della polizia urbana? Abitanti di un quartiere che ostacolano il lavoro delle forze dell’ordine? Sui nostri quotidiani locali oggi la notizia di un concittadino che, colto sul fatto un ladro nel garage condominiale, ha scattato una foto e chiamato i carabinieri: ladro identificato e arrestato, fatto di ordinaria amministrazione).
Tuttavia, proprio in questi giorni, la cronaca ci mostra come il problema dei ragazzi non sia affatto limitato al Sud, visti i gravissimi episodi verificatisi a Zevio (VR) o a Torino, che significa Nord, eccome Nord. Questo vuol dire che il problema è italiano, globale. Quindi nostro, di tutti e tutti dobbiamo farcene carico, come diceva don Milani. Continua a leggere
da Cppp.it, Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti.
Daniele Novara è fondatore e direttore del Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, pedagogista e autore.
Scrive: «Tra i 14 e i 15 anni, con una certa differenza fra maschi e femmine (più tardivi i primi) si colloca quello speciale momento della vita in cui si capisce che l’infanzia è definitivamente finita e qualcosa di nuovo sta iniziando. Una sensazione avvertita da tutti i giovani, in terza media: è la fine della preadolescenza. Scatta qualcosa, un clic interiore che fa sembrare banale e inutile tutto quello che è avvenuto prima. Un passaggio che viene percepito dai ragazzi con euforia, ma anche con apprensione: in fondo tenere un piede nell’infanzia può non essere così male. E in quei pochi mesi si compiono scelte che possono durare una vita intera. Ai ragazzi e alle ragazze che vivono questo particolare momento scrivo una lettera pubblica, un promemoria per aiutarli a lasciare definitivamente l’infanzia e guardare avanti con coraggio.
Ecco i miei consigli per affrontare l’adolescenza che rivolgo a tutti i ragazzi in occasione del nuovo anno:
viaggia, vivi le relazioni, mettiti alla prova con esperienze di lavoro, impara le lingue, leggi e libera la fantasia, stai nella natura il più possibile, prenditi cura del luogo in cui vivi e di coloro che ti circondano».
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