Don Lorenzo Milani: dentro la riforma ecclesiale. Don Milani e il Concilio Vaticano II

Il Papa ha chiamato i Vescovi a dialogo, perché il Vescovo chiamasse a dialogo i parroci, il parroco i parrocchiani lontani e vicini. Se manca un solo anello di questa catena il messaggio di Giovanni XXIII e il Concilio non raggiungono il loro scopo.

don Bruno Borghi e don Lorenzo Milani

Quale rapporto si può stabilire tra don Lorenzo Milani (e tutto ciò che rappresenta) e l’evento del Concilio Vaticano II, annunciato quando il prete fiorentino è da cinque anni a Barbiana, organizzato e celebrato nei periodi più fecondi e impegnativi della scuola popolare e con la malattia che lenta ma inesorabile avanzava? Riformatore, precursore, anticipatore? Non credo che per personaggi come Milani sia corretto e preciso parlare di anticipatore del Vaticano II. Il suo scopo e la sua consapevolezza non era quella di anticipare chissà quale organica riforma ecclesiale, non pensava ad un nuovo concilio o ad un rinnovamento teologico, anche se ne sentiva l’esigenza. Si può parlare, invece, di anticipatori o precursori nel caso di quei teologi che con coraggio e a caro prezzo tracciarono i sentieri su cui i padri conciliari condussero la fase decisiva della riforma ecclesiale del XX secolo.

Don Lorenzo Milani, invece, era uno dei tanti preti (forse uno dei più originali) che leggendo con spirito profetico il proprio tempo tentarono una loro strada di annuncio del Vangelo. Il suo interesse principale non era la Chiesa del futuro, ma il presente (e di conseguenza anche l’avvenire) della gente che gli era affidata. Ma proprio questa azione pastorale dentro un mondo in cambiamento, proprio la sollecitudine di molti pastori nei confronti non solo delle anime, ma della vita della propria gente in tutti i suoi aspetti fu la corrente che portò e sostenne movimenti riformatori e riflessioni d’avanguardia.

Riferimenti diretti al Concilio Vaticano II

La lettura dei suoi scritti e lo studio della sua esperienza pastorale fanno emergere come le questioni più importanti affrontate dal prete fiorentino coincidano in parte con quelle discusse dal Concilio1; ciò rivela in Milani una attenzione nel leggere la realtà, una sensibilità e una mentalità affine a quelle delle varie correnti riformatrici.

L’altro fatto obiettivo che emerge dall’analisi delle fonti è la poca, seppur generalmente positiva, attenzione che Milani dedica al Concilio prima, durante e dopo il suo svolgimento2.

Don Milani tra attualità del suo impegno sacerdotale…

Nel 1983 presso l’Università Cattolica, l’allora arcivescovo di Milano card. Carlo Maria Martini concludeva un interessante convegno dal titolo Don Lorenzo Milani tra Chiesa, cultura e scuola con una riflessione sull’attualità dell’esperienza milaniana3, che pur limitata alle tematiche di Esperienze Pastorali e all’analisi delle loro influenze fino ai primi anni ’80, è molto utile per tracciare qualche punto di riferimento sul tema don Lorenzo Milani e il Concilio.

Primato della Parola

Don Milani imposta con sempre maggior decisione il suo ministero sulla parola, “intesa nei suoi significati umano e biblico-teologico”, come mostra il card. Martini sostenendo che egli “ha colto la parola nella sua pregnanza biblica, nella sua potenza creativa, che in Esperienze Pastorali chiama la sua dignità vivificatrice, la sua capacità di piegare, di trasformare, di costruire. Qui c’è tutta la dottrina della forza creativa, formativa, forgiativa della parola: la parola che fa essere uomo. L’uomo è ciò che è per la parola”4. Questa forza della parola è abbinata alla sua cattolicità, alla sua universalità perché “nella misura in cui si insegna a parlare, si insegna tutto”5.

Soggettività. Libertà. Primato dei poveri. Radicalismo evangelico

L’esperienza educativa e comunitaria che il sacerdote toscano fa vivere ai suoi ragazzi coglie “l’importanza della soggettività del fatto cristiano, cioè il bisogno di un cammino culturale intessuto di nozioni e di convinzioni che raggiungesse il singolo”6. Questo lo porta a proporre un metodo in netta antitesi a quelli maggiormente usati nelle associazioni cattoliche: “In realtà, nella misura in cui si proponeva di condurre i figli del popolo a sviluppare un’adeguata coscienza critica come premessa per una più autentica vita religiosa, la pastorale di don Milani non aveva più nulla da spartire né con la proposta dell’Azione cattolica che, per inseguire il numero, era non di rado condotta a trascurare il momento della personalizzazione della fede, né con quella di alcuni movimenti elitari come la Fuci che, per favorire un cristianesimo interiorizzato, finivano con il coltivare piccoli gruppi staccati dalla mentalità e dalla cultura della gente”7.

Dal primato della Parola deriva il primato e l’indipendenza del Vangelo, la sua libertà e la sua trascendenza rispetto a ogni ideologia o schieramento.

L’altro elemento primario della vita di don Milani, la scelta preferenziale dei più poveri ed esclusi, scelta spinta oltre che da motivazioni evangeliche anche dalla scoperta di una disuguaglianza causata da una povertà soprattutto culturale e comunicativa, fu colto molto bene da Neera Fallaci quando volle intitolare Dalla parte dell’ultimo il suo testo.

Educazione della coscienza, libertà e scelta preferenziale per i poveri … tutto fu vissuto da don Lorenzo in un ministero intessuto di “un profondo radicalismo evangelico, che non voleva blandire nessuno, né rendersi servo di alcuno”8.

…e inevitabili limiti

Ma, come è giusto che sia, la spiritualità e la pastorale milaniana rilette oggi risultano in molti punti segnate dai riduzionismi e dalle lacune tipiche del proprio tempo.

In particolare, in un confronto con l’insegnamento del Concilio ed ancor più rispetto alle prospettive ecclesiali attuali, si possono notare evidenti limiti nella visione di Chiesa, nella valorizzazione delle realtà comunitarie e laicali e nella totale assenza di una riflessione sulla questione del ruolo della donna nella società, nella cultura e nella Chiesa.

Don Milani dentro la riforma ecclesiale culminata nel Concilio Vaticano II

La riforma ecclesiale del XX secolo, in una prospettiva storica corretta, non può essere ridotta cronologicamente al triennio 1962-1965 né, tantomeno, logisticamente alle sedi dove il Concilio si radunò. Infatti il Vaticano II è il culmine di una riforma ben più ampia. Essa partì da quegli uomini di chiesa studiosi di varie discipline teologiche o pastori sperimentatori di nuovi metodi di apostolato che si assunsero il rischio di mettere in dialogo Vangelo e storia. Da questi pionieri e dai movimenti da loro creati, pur tra incertezze e sofferenze (molte volte non patite per la Chiesa ma ad opera della Chiesa), la riforma arrivò a coinvolgere i vertici della Chiesa negli anni immediatamente precedenti la morte del priore di Barbiana.

Milani si può quindi ricondurre, sia pure con le sue caratteristiche peculiari, all’interno di questo vasto e complesso movimento riformatore. Un movimento riformatore che siede, come dice Milani nella Lettera ai giudici riferendosi alla scuola, “tra il passato e il futuro, e deve averli presenti entrambi”9, una postazione scomoda che implica incrollabile ubbidienza alla Chiesa presente e, insieme, profetica fedeltà alla forma originaria, a Gesù Cristo. Una Re-forma che prese corpo attraverso esperienze di evangelizzazione che avevano la loro fonte in un amore senza condizioni per Dio e per l’uomo, l’uomo concreto, quello incontrato nella vita di tutti i giorni …

Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come un premio. Ti toccherà trovarlo per forza perché non si può far scuola senza una fede sicura. E’ una promessa del Signore contenuta nella parabola delle pecorelle, nella meraviglia di coloro che scoprono se stessi dopo morti amici e benefattori del Signore senza averlo nemmeno conosciuto. «Quello che avete fatto a questi piccoli ecc.» E’ inutile che tu ti bachi il cervello alla ricerca di Dio o non Dio. […] Ti troverai credente senza nemmeno accorgertene10.

1 Questo appare anche solo tramite un veloce confronto tra le tematiche affrontate da Milani e la lista dei documenti conciliari.

2 I principali riferimenti all’assemblea conciliare o a iniziative legate ad esse sono nella lettera scritta con don Borghi A tutti i sacerdoti della diocesi fiorentina e per conoscenza all’arcivescovo mons. Florit, in L. Milani, Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, VI ed., a cura di M. Gesualdi, Milano, Mondadori, 1971, e in un’altra lettera dove nomina Giovanni XXIII e implicitamente la sua opera e il concilio, ponendoli in continuità in particolare con le questioni trattate in Esperienze Pastorali: “il mio libro fece molto rumore quando uscì nel ’58. Poi è stato sorpassato a sinistra da un Papa! Quale umiliazione per un «profeta»!”. A un professore che aveva chiesto «Esperienze Pastorali», Barbiana, 10.3.1965, in L. Milani, Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, p. 224.

3 C. M. Martini, L’esperienza pastorale di don Milani oggi, in Don Lorenzo Milani tra Chiesa, cultura e scuola. Atti del convegno di Milano, Università Cattolica, 9-10 marzo 1983, Milano, Vita e Pensiero, 1984, pp. 198-208.

4 Ibi, p. 200.

5 Ibi, p. 201.

6 Ibi, p. 202

7 L. Pazzaglia, Don Milani uomo di scuola, in Don Lorenzo Milani tra Chiesa, cultura e scuola, p. 172.

8 C. M. Martini, L’esperienza pastorale di don Milani oggi, p. 203.

9 “La scuola è diversa dall’aula del tribunale. Per voi magistrati vale solo ciò che è legge stabilita. La scuola invece siede tra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi. E’ l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità (e in questo somiglia alla vostra funzione), dall’altro la volontà di leggi migliori cioè il senso politico (e in questo si differenzia dalla vostra funzione). La tragedia del vostro mestiere di giudici è che sapete di dover giudicare con leggi che ancora non son tutte giuste”. Lettera ai giudici, in L. Milani, Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, pp. 249-250.

10 A Nadia Neri – Napoli, in L. Milani, Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, p. 278.

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