da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.
da Uomini e Profeti Radio3 Rai Domenica 29 giugno 2014
Gabriella Caramore dialoga con Flaminia Morandi e Adalberto Mainardi
da Ildialogo.org, Il dialogo – Periodico di cultura, politica, dialogo interreligioso dell’Irpinia.
Adesso è un quindicinale di impegno cristiano fondato da don Primo Mazzolari che vede la sua prima uscita il 15 gennaio del 1949. Don Primo Mazzolari, parroco di Bozzolo, un piccolo paese in provincia di Mantova fonda il quindicinale con l’intento di esprimere il momento della sfiducia nei confronti di una società migliore e diventa il simbolo dell’opposizione cristiana. La ragione del titolo e il programma appaiono nell’Editoriale del 15 gennaio 1949, mentre i cattolici sono al governo:
Adesso, non domani. All’infuori del caso che domani un altro possa far meglio ciò che io non so fare (la rivoluzione cristiana non fa saltare la corteccia dell’albero con la dinamite) rimandare a domani è neghittosità e vigliaccheria. Adesso è un atto di coraggio. Un uomo d’onore non lascia agli altri la pesante eredità dei suoi adesso traditi.
Pubblichiamo quel primo editoriale del 15 gennaio 1949 …
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Il mondo interiore di Adriana Zarri [*], una vera mistica del nostro tempo, non è facile da decifrare.
Sebbene siano molti i testi di spiritualità che ci ha lasciato – alcuni dei quali di rara intensità[1] – la sua figura di donna votata alla vita monastica risulta a chi l’ha conosciuta da vicino (e per un lunghissimo periodo della sua esistenza) caratterizzata da mille sorprendenti sfaccettature che non si lasciano imbrigliare dentro una scrittura, sia pure carica sempre di un’impronta fortemente personale, come la sua.
da Ildialogo.org, Il dialogo – Periodico di cultura, politica, dialogo interreligioso dell’Irpinia.
I lavori del Concilio Vaticano II iniziarono senza una chiara tabella di marcia e fu l’allora cardinale G.B. Montini, arcivescovo di Milano, a dare un decisivo contributo perché assumessero presto la direzione ecclesiologica.
La santa Chiesa dev’essere l’argomento unitario e comprensivo di questo Concilio; e tutto l’immenso materiale preparato dovrebbe compaginarsi attorno a questo ovvio e sublime suo centro.
Così scriveva in una lettera destinata al papa Giovanni XXIII e datata 18 ottobre 1962.
L’itinerario di formazione per laici, sacerdoti e religiosi promosso dalla Diocesi di Como “50 anni dopo: sulle tracce del Concilio Vaticano II” svoltosi tra l’autunno 2012 e la primavera 2013 è nato dall’iniziativa di alcune associazioni ecclesiali del territorio (Acli, Ac, Masci, associazione Ascolto): l’esigenza di non lasciare passare il cinquantesimo del Concilio invano ha guidato prima verso la programmazione di una iniziativa comune e poi al coinvolgimento della Diocesi di Como. Le associazioni laicali si sono così proposte come fermento per la Chiesa locale. L’iniziativa si compose di 4 incontri di conoscenza e approfondimento del grande evento del Concilio rivolti a preti, laici e religiosi. L’auspicio era di poter vivere un momento di approfondimento e di confronto tutti insieme, come unico popolo di Dio, nel miglior spirito conciliare.
Gli incontri erano serali (h 20.45), nelle sedi indicate, con possibilità di trasmissione in video-conferenza in altri punti della Diocesi (Como e Morbegno, Sondrio, Chiavenna, Ponte V., Bormio, Livigno, Abbadia L., Menaggio, Cagno, Canonica di Cuveglio). I contributi furono pubblicati parzialmente sul vecchio sito della Diocesi di Como e ora su Cardinalferrari.diocesidicomo.it.
Venerdì 26 aprile presso il cinema Astra di Como si svolse il quarto e ultimo incontro con “Chiesa e mondo contemporaneo” (prof. Giacomo Canobbio).
Proponiamo un brano di Madeleine Delbrêl, dal titolo Il ballo dell’obbedienza. Poeticamente ci descrive la vita e il rapporto con Dio nella quotidianità come una danza in cui mettere tutte le forze e tutto se stessi, allo stesso modo del racconto biblico sul re David che balla follemente e vorticosamente davanti all’Arca. Il testo è tratto da Madeleine Delbrêl, Noi delle strade, P. Gribaudi editore.
Spesso il cristiano dimentica il senso del suo essere parte integrante di una società, in Italia di una “Repubblica democratica fondata sul lavoro” (art. 1 della Costituzione) la quale per essere trasformata e umanizzata necessita del suo contributo e della sua testimonianza.
da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.
Guai a quelli che mettono per iscritto sentenze ingiuste, per negare giustizia ai deboli, per spogliare del loro diritto i poveri
Isaia 10, 1.2
Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà
Romani 12, 2
Ormai, parliamoci chiaro, il mondo cristiano non si divide più tra confessioni o denominazioni, ma potremmo dire, fra tradizionalisti e progressisti, o tra fondamentalisti e liberali, se vogliamo usare gli insulti che ci si scambia a vicenda. Spesso, le due fazioni, si combattono al suono degli stessi versetti, interpretati in maniera diversa, per esempio: “Non conformatevi a questo mondo”.
Proponiamo il discorso di mons. Oscar Arnulfo Romero in occasione del Dottorato Honoris Causa conferitogli dall’Università di Lovanio, il 2 febbraio 1980. Poco più di un mese dopo, il 24 marzo 1980, mentre celebrava Messa, mons. Oscar Romero, veniva ucciso nella Cappella dell’Ospedale della Divina Provvidenza.
Bisognerebbe leggere tutto intero il discorso pronunciato da Romero all’università di Lovanio, prima che venisse insignito della laurea honoris causa, per capire quanto sapore di vangelo c’è sempre nelle parole di questo santo vescovo salvadoregno.
da Pretioperai.it, il sito dell’archivio e della rivista dei PO.
Non fu il cristianesimo a convertire l’impero romano all’epoca di Costantino. Furono i romani a convertire la Chiesa in potenza imperiale. Allo stesso modo non fu il cristianesimo a evangelizzare l’Occidente, ma fu il capitalismo occidentale a impregnarlo del suo spirito usuraio, individualistico, competitivo.
Frei Betto, Adista doc. 20.05.2016 p.8
Il sogno di una “Chiesa altra” l’abbiamo ereditato dal Concilio e l’abbiamo fatto nostro con la scelta del lavoro operaio. Tra le motivazioni che ci hanno spinto ad andare in fabbrica, quelle “ecclesiali” erano di grande rilevanza. Io le avevo espresse con queste parole:
passare davvero da una Chiesa gerarchica piramidale alla “Chiesa Popolo di Dio”
abbandonare ogni privilegio e ogni forma di potere, per essere “uomo tra gli uomini”
vivere del mio lavoro, rinunciando a qualsiasi provento legato al ministero
concretizzare un nuovo modello di prete inserito nella vita della gente comune.
Ricordiamo la grande figura di Olivier Clément nel decennale della scomparsa. Figlio del libero pensiero e della sua crisi, scoprì la fede attraverso il fascino della libertà dello Spirito descritta dai pensatori russi: «Solo lo Spirito è rivoluzionario… Tutti i problemi sono in fondo religiosi» (Berdjaev).
Dieci anni fa moriva Olivier Clément (1923-2009), una grande figura di teologo ed ecumenista francese. La sua tormentata conversione dall’ateismo costituisce il frutto meraviglioso dell’incontro vitale fra l’emigrazione russa a Parigi e l’ambiente intellettuale di Francia, segnato da un cristianesimo stanco e dal libero pensiero. Infatti la grave crisi di senso che quasi lo indusse al suicidio trovò la risposta liberante in un libro di Berdjaev Filosofia dello spirito libero. Da quel momento la sua vita, illuminata da una nuova luce interiore, trovò una guida sicura nel pensiero e nell’amicizia dei teologi russi: Berdjaev, Losskij, Evdokimov. Per questo, dopo il battesimo a 30 anni nella Chiesa ortodossa russa, per tutta la vita Clément non fece che gettare ponti: fra cattolici, ortodossi e protestanti, tra cristiani e islamici, cristiani ed ebrei. Fra le sue opere, così profonde da essere sempre attuali, primeggiano i Dialoghi con Atenagora. Circondati come siamo dalle memorie di tante tragedie e di tante perdite, rinnoviamo il ricordo luminoso di un uomo abitato dallo Spirito offrendo un breve passaggio di un suo libro particolarmente amato in Russia Taizé: un senso alla vita (1997).Continua a leggere
da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.
Vi sono almeno tre ragioni per cui dovremmo usare con maggiore prudenza la categoria della secolarizzazione per interpretare la scena religiosa mondiale. La prima è che chiese vuote, seminari deserti e vocazioni in declino sono fatti sostanzialmente europei: non è così negli altri continenti che invece mantengono alti tassi di “religiosità”. La seconda è che persino nell’Europa “secolarizzata” si affermano forme di religiosità sempre più differenziate, che vanno dalla leggerezza di forme di “nuova spiritualità” alla rocciosa consistenza dei fondamentalismi. La terza ragione è che il vettore pentecostale, il più robusto sulla scena cristiana del XX secolo, non ha perso la sua dinamicità, soprattutto in America Latina e in Africa. Il vento dello spirito pentecostale soffia ancora, e crea più di qualche turbolenza nella navigazione delle chiese storiche. Ma non è questa la novità.
Il fatto nuovo è che, dopo avere lungamente contrastato l’idea di una contaminazione tra chiesa e “mondo” e tra fede e politica, proprio a partire dal grande laboratorio panamericano molte chiese pentecostali oggi legittimano un impegno e uno schieramento nettamente politico.
Pubblichiamo il testo integrale del Documento firmato il 4 febbraio 2019, ad Abu Dhabi, da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb.
Proponiamo un brano di Madeleine Delbrêl, dal titolo Liturgia laica. Poeticamente ci descrive il rapporto, in un bar, fra Dio ed il mondo. Il testo è tratto da Madeleine Delbrêl, Il piccolo monaco, P. Gribaudi editore, Torino, 1990.
da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.
È morto il giorno di Natale, a 87 anni, dopo una vita intera passata a difendere, da sindacalista, i lavoratori e a custodire, in modo attivo, la memoria di don Lorenzo Milani. Il suo nome era Maresco Ballini e se ho capito qualcosa della straordinaria vicenda umana e spirituale del priore di Barbiana lo devo certamente ai molti incontri fatti con lui sui luoghi di don Lorenzo (nella foto in alto: don Lorenzo con Maresco Ballini, Luigi Cerbai e Olando Gensini a Roma a S. Giovanni in Laterano il 13 giugno 1950 in occasione dell’Anno Santo).
Pubblichiamo la recensione a cura di Tudor Petcu del nuovo libro di padre Christophe Levalois, Le christianisme orthodoxe face aux défis de la société occidentale. Per chi legge il francese e vuole tenersi aggiornato sulla visione del mondo della Chiesa ortodossa.
Christophe Levalois è sacerdote ortodosso della parrocchia di Saint-Séraphin-de-Sarov, a Parigi. Docente, è caporedattore del sito d’informazione www.orthodoxie.com e membro della commissione «Media e informazione» dell’Assemblea dei vescovi ortodossi di Francia.
In confronto al predecessore Giovanni XXIII, che aveva goduto di una popolarità d’ampiezza internazionale, Paolo VI ebbe un’immagine pubblica diversa: apparve spesso come un pontefice più distaccato. Se Giovanni XXIII sembrò in molte situazioni gioviale e spontaneo, papa Montini si mostrò alla pubblica opinione dignitoso e riflessivo, e poté a volte apparire austero e controllato. Papa Montini aveva appreso dai suoi studi diplomatici l’attitudine alla mediazione, all’attesa della fisiologica sedimentazione delle emergenze; egli sembrò a qualcuno un valente temporeggiatore, secondo un’antica tradizione curiale. Non di rado la sua figura apparve alle opposte fazioni viziata da una sorta di timore della conflittualità e racchiusa in un’altèra rarefazione, che sfuggiva lo scontro frontale, da molti ritenuto inevitabile, con le opposizioni: che, su fronti distinti, presentavano riserve fra loro antagoniste.
Quello di Paolo VI fu quindi un destino particolarmente difficile perché fu chiamato a guidare la Chiesa in un mondo attraversato da sconvolgimenti sociali e fermenti rivoluzionari. In questo clima teso Papa Montini cercò il dialogo, provò a mediare e se necessario seppe anche tornare sulle proprie decisioni. Un atteggiamento che gli valse l’appellativo di “papa del dubbio”, e che finisce per scontentare tutti, dentro e fuori la Chiesa.
Pubblichiamo un’intervista a cura di Tudor Petcu al dottore in teologia Günther Boss. Formatosi tra Friburgo e Monaco di Baviera, è stato responsabile della ricerca presso l’Istituto Liechtenstein, Consigliere teologico e attivo con compiti nella pastorale e nel giornalismo con l’associazione “Per una chiesa aperta” in Liechtenstein, insegnante sia nei licei che in corsi universitari che in corsi per gli adulti.
Negli anni ’60 le Acli parteciparono alle tante iniziative e alle trasformazioni che caratterizzarono quella stagione storica. Quegli anni furono guidati dalla presidenza Labor che va dal Congresso di Bari, 5–8 dicembre 1961, al Congresso di Torino, 19–22 giugno 1969. Sotto la sua leadership crescerà progressivamente la spinta autonomista e la presenza delle Acli nella società. La coscienza internazionale delle Acli si manifesterà in molteplici occasioni: dalle prese di posizione sui temi della fame e degli armamenti, a quelle sulla guerra del Vietnam e alla primavera di Praga.
Il 3 giugno 1963 la scomparsa di Giovanni XXIII è un evento che commuove migliaia di persone in tutto il mondo. All’apertura del conclave Montini è il successore designato anche se osteggiato dai cardinali conservatori.
Scrive Indro Montanelli sul Corriere della Sera:
Dio ci guardi dalla tentazione di formulare oroscopi: non c’è conclave che non il abbia sbugiardati. Però una cosa si può dire con fondate probabilità di essere nel vero: e cioè che il protagonista almeno delle votazioni iniziali sarà il cardinale Montini.
Il 19 giugno 1963 ottanta cardinali entrano in conclave a Concilio aperto.
Nella tarda mattinata del 21 giugno 1963 viene eletto papa l’arcivescovo di Milano che assume il nome di Paolo VI.
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