Si ferma l’economia civile ma quella incivile continua a lavorare

da Paxchristi.it, movimento cattolico internazionale per la pace.

Il Decreto Nuove misure per l’emergenza coronavirus chiede un sacrificio molto grande non solamente ai cittadini e alla famiglie, ma anche alle aziende. Le aziende dell’Economia civile aderiscono con grande serietà al fermo delle loro attività e si stanno attivando in ogni modo per riuscire a salvaguardare la salute dei lavoratori e della cittadinanza.

A fronte di un impegno diffuso e sofferto e del costo economico che tante aziende dovranno pagare nei prossimi mesi, come portavoci di un tessuto sano di imprese civili e sociali, constatiamo che l’industria incivile delle armi potrà invece continuare a lavorare anche in questo momento drammatico. Come si legge nel Decreto, sono infatti “consentite le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del Prefetto della provincia ove sono ubicate le attività produttive”.

Ci pare un pessimo segnale, che denunciamo con forza.

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Più eguali. Orientamenti per il 26° congresso nazionale delle ACLI – 2) Aprirsi nuovamente al mondo

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Pubblichiamo in più puntate (per renderli più agevoli da leggere), gli orientamenti per il 26° congresso nazionale delle ACLI. Il titolo scelto è “ACLI 2020 Più eguali. Viviamo il presente, costruiamo il domani”. Con queste parole s’intende porre particolare attenzione all’uguaglianza e alla giustizia sociale, temi fondamentali nel nostro movimento, per declinare al presente e al futuro quelle politiche sociali che si rivolgono agli ultimi e ai penultimi, ad un ceto popolare sempre più schiacciato verso il basso a causa di anni di crisi e di scarsa attenzione da parte della politica. Continua a leggere

Tv pubblica, garanzia di pluralismo

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

A intervalli più o meno regolari la questione della riforma della Rai torna sulle agende dei politici di turno. Una rete privatizzata, un sistema misto, meno controllo politico, adeguamento dei livelli minimi di raccolta pubblicitaria: molte e trasversali all’arco dei partiti le idee messe nero su bianco nel tempo.

 Nessuno era però mai arrivato, come in questi mesi, a proporre una privatizzazione pressoché totale del servizio pubblico radio televisivo (proposta di legge Paxia, Paragone, Patuanelli). Si tratterebbe di un colpo mortale al pluralismo informativo e all’indipendenza, garantite dal canone. L’altro garante, ricordiamo, sarebbe il Parlamento, non fosse che nel nostro Paese onorevoli e senatori hanno confuso troppo spesso il concetto di servizio pubblico con l’ossequio obbligato alla maggioranza del momento, presidiando le varie reti.

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Commissione contro l’odio, il testo della mozione di Liliana Segre e il commento della Presidente UCEI Noemi Di Segni

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

In evidenza sui giornali l’intervento della Presidente UCEI Noemi Di Segni sull’istituzione della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza e razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, che subito dopo il via libera del Senato ha commentato:

“Con il via libera all’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, mozione che aveva come prima firmataria la Testimone della Shoah e senatrice a vita Liliana Segre, il Senato ha oggi dato un importante segnale a tutta la società italiana. Continua a leggere

Think green

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Un’altra narrazione è possibile, magari scritta con inchiostro verde. È quanto potrebbe emergere dalla ricerca sui valori degli europei condotta dall’EVS, coordinata da un’équipe internazionale di cui fa parte anche la giovane Vera Lomazzi – brava sociologa italiana – e anticipata da alcuni organi di stampa.

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Legittima difesa, un messaggio culturale

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Mercoledì 6 marzo la Camera dei Deputati ha approvato con 373 voti favorevoli, 104 contrari e 2 astenuti la nuova proposta di legge sulla legittima difesa, che entro la fine di marzo dovrebbe essere approvata in forma definitiva anche al Senato, nonostante l’opposizione di parte del Movimento 5 Stelle.

Il nuovo testo modifica due articoli del codice penale con lo scopo di rendere più ampio il concetto di legittima difesa. All’articolo 52 viene aggiunto l’avverbio “sempre” riferito alla proporzionalità tra offesa e difesa, richiesta per legittimare il ricorso alla legittima difesa. Con la riforma, quindi, la difesa è “sempre” legittima se l’aggressione avviene in casa o sul posto di lavoro, ed è “sempre” legittima anche se la persona reagisce a una violenza o minaccia. Le modifiche apportate all’articolo 55, che parla dell’eccesso colposo di legittima difesa, fanno sì che non possa essere colpevole di eccesso di legittima difesa chi si difende da un’aggressione nella propria abitazione, collegando quindi in modo ancora più forte i concetti di proprietà e sicurezza.

L’avvocato Eriberto Rosso, segretario dell’Unione delle Camere Penali italiane, spiega che se la riforma entrerà in vigore «ci troveremo di fronte a una causa di giustificazione assolutamente modificata nella sua essenza».

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L’uno vale l’altro

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Abbiamo a che fare con il sogno di una riscossa da parte di una maggioranza un tempo definita «silenziosa», ed ora invece chiassosa, che si pensa come una sorta di onda montante quando invece rischia di rivelarsi nella sua natura di orda di atomi senza legame. Il discorso maniacale contro le aborrite élite – quelle di ogni genere, a partire dalle leadership politiche – si sta traducendo nel miglior viatico per la loro continuità nei tempi a venire. Poiché non si è tradotto in nessuna alternativa politica ma solo nella lamentosità dell’eterna indignazione, alla fine della fiera priva di qualsiasi capacità propositiva. La commistione tra improvvisazione (non occasionale ma continuativa); assordante elogio dell’impreparazione; diffidenza diffusa nei confronti di qualsiasi forma di competenza ma anche spietata autopromozione da parte di piccoli gruppi in cerca di mobilità sociale e ascesa pubblica; svuotamento di significati e contenuti della politica ridotta a insieme di promesse incongrue e spesso solo fantasiose; sostituzione del principio di realtà (per quanto sgradevole possa essere) con una serie di estenuanti messe in scena puramente funzionali, è l’insieme delle procedure attraverso le quali si sta svuotando la democrazia rappresentativa delle sue funzioni. Non è tanto «l’uno vale uno» bensì l’uno vale l’altro la vera logica di questi tempi.

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