Più eguali. Orientamenti per il 26° congresso nazionale delle ACLI – 2) Aprirsi nuovamente al mondo

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Pubblichiamo in più puntate (per renderli più agevoli da leggere), gli orientamenti per il 26° congresso nazionale delle ACLI. Il titolo scelto è “ACLI 2020 Più eguali. Viviamo il presente, costruiamo il domani”. Con queste parole s’intende porre particolare attenzione all’uguaglianza e alla giustizia sociale, temi fondamentali nel nostro movimento, per declinare al presente e al futuro quelle politiche sociali che si rivolgono agli ultimi e ai penultimi, ad un ceto popolare sempre più schiacciato verso il basso a causa di anni di crisi e di scarsa attenzione da parte della politica.

2. Vivere il presente: contrastare disuguaglianza e povertà

L’essere tornati a riaffermare le radici filosofiche del pensiero sociale aclista non ha una funzione rievocativa o commemorativa di ciò che siamo stati, ma ha il compito di mostrare il retroterra culturale dal quale provengono le Acli. Le nostre radici sono una fonte di ispirazione potente e preziosa per l’elaborazione culturale e per trovare modalità di azione sociale capaci di incidere sul presente. Un tempo nel quale l’attualità sembra aver cancellato il passato e annullato il futuro. Per vivere il presente occorre starci dentro ad occhi ben aperti. E, standoci dentro, il dato che più degli altri risulta evidente, tanto da caratterizzare i nostri tempi, riguarda senz’altro la crescita delle disuguaglianze: è questa la prima, grande frattura, come la definisce Stiglitz nel suo ultimo libro, che fa da sfondo a tutte le altre. Le disuguaglianze di reddito e di ricchezza si diffondono, la distanza tra ricchi e poveri aumenta e la crescita degli ultimi decenni ha avvantaggiato solo chi stava già in cima. La mobilità sociale, specie nel nostro Paese, appare bloccata e l’ereditarietà è tornata ad avere un peso preponderante sulle opportunità disponibili e sulle traiettorie di vita delle persone. La risposta sociale a questo genere di limitazioni è spesso la mobilità geografica: negli ultimi venti anni sono ripresi consistenti spostamenti di individui all’interno dell’Italia e verso l’estero, mentre, a livello mondiale, la crescita delle disuguaglianze e il declino delle possibilità di vita alimenta costantemente la spinta migratoria.

Le disuguaglianze che si riscontrano nel mondo sono un riflesso della disumanizzazione dei rapporti umani che caratterizza la nostra epoca. Tanti episodi di una lunga deriva mostrano come praticare l’ascolto, il riconoscimento e il rispetto dell’altro, accoglierlo nella sua diversità, cercare con lui e non contro di lui vie di giustizia e di pace, non considerarlo alla stregua di una merce, né piegarlo al proprio esclusivo vantaggio non sia più desiderabile, anzi. E così si è smarrita la storia comune e una comune prospettiva di senso. Allo stadio, in tv, nelle piazze e persino nelle aule del Parlamento si certifica lo stesso imbarbarimento dei rapporti e l’arretramento di civiltà. In tale temperie lo sviluppo tecnologico sembra essere funzionale a ridurre l’empatia umana in modo da rafforzare l’assetto attuale, basato su stili di vita improntati al materialismo consumistico e all’individualismo. Anche la politica, intanto, diventa cinica e disumana, vedendo comparire formazioni autoritarie e forme di neofascismo che per il loro portato antidemocratico vedono le Acli impegnate in prima linea a contrastarle: non vanno sdoganate, né derubricate; non sono opzioni praticabili, oggi come in passato. Riconoscere la pari dignità umana esige di contrastare le crescenti disuguaglianze. È una questione di umanità e giustizia sociale, ma non solo: queste portano con sé effetti che riguardano anche l’economia in generale, perché le economie “ingiuste” crescono poco. L’Italia, infatti, come ha più volte ricordato il Censis, è ormai da tempo la società dello zero virgola, ovvero un sistema-Paese che, anche in congiuntura favorevole, cresce ogni anno ben al di sotto dell’1% di Pil. L’eccesso di forbice sociale danneggia la società nel suo complesso, provocando danni sociali ed economici, mettendo a rischio da ultimo (ma non per ultimo) la democrazia. Le diagnosi negative sullo stato delle cose sono difficili da confutare, ma non possiamo far nostra la passiva ammissione che la scala dei problemi sia troppo grande per poterci fare qualcosa. Le Acli, che hanno nella propria missione la promozione integrale della persona, non possono e non vogliono rassegnarsi a questa realtà. Lo abbiamo ribadito negli ultimi Incontri di studio in cui abbiamo attentamente analizzato la situazione e avanzato proposte; lo dichiariamo attraverso l’azione sociale che pratichiamo ogni giorno. La sostanza del nostro rifiuto ad accettare lo stato delle cose risiede nell’ascolto del Magistero del Papa, nel quale completamente ci riconosciamo: siamo parte viva della Chiesa di Francesco e vogliamo con lui camminare sulla strada della vera fraternità.

Più eguali. Viviamo il presente, costruiamo il domani

20200304 orientamenti congressuali ACLI

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