Achille Grandi, un uomo di fede. 1926-1946 Dal deserto della dittatura alla nuova fioritura della ricostruzione sindacale e costituente

La speranza vede la spiga quando i miei occhi di carne non vedono che il seme che marcisce.

don Primo Mazzolari

Achille Grandi sconfitto e senza lavoro: ripartire da zero

Decretata dal fascismo la decadenza del suo mandato parlamentare il 9 novembre 1926, come per tutti coloro (123 parlamentari) che avevano partecipato all’Aventino, utilizzati i risparmi accumulati come deputato per liquidare il personale della C.I.L., Grandi si trova a quarantatré anni disoccupato professionalmente e politicamente. «Eravamo alla miseria e Achille si rimise a lavorare», ricorderà trent’anni dopo la moglie Maria. Decidono di stabilirsi a Milano perché a Como o a Monza Grandi è troppo noto per poter vivere.

Grandi non riesce a trovare lavoro né presso l’Azione Cattolica, né presso l’Università Cattolica o il giornale “L’Italia”, per i timori che il suo nome suscita negli ambienti ecclesiastici. Deve adattarsi a fare i lavori più diversi. Sono una decina d’anni di estrema precarietà economica e di insoddisfazione, finché Grandi ha l’opportunità di tornare a fare il “suo” mestiere di tipografo.

1934 A Grandi a Milano

Alla ricerca di clienti per il suo lavoro ha così l’occasione di riallacciare alcuni contatti anche con ambienti e organizzazioni cattoliche. D’altra parte il sindacalista sembra attestato in questo periodo in un atteggiamento di silenziosa attesa, senza cedimenti o compromessi di sorta. Quando un conoscente gli presenta il libro di un comune amico, scritto in regime di censura, Grandi gli dà una risposta netta e inequivocabile: «Quando non si può esprimere compiutamente il proprio pensiero è meglio tacere per non far circolare delle idee che non hanno la lucidità della verità integrale».

L’attesa del “dopo” e la convinzione della necessità dell’unità dei lavoratori

L’ex segretario della C.I.L. continua la sua vita modesta senza tuttavia abbandonare la riflessione politica sugli avvenimenti passati e presenti e senza rinunciare a prefigurare possibilità future, dopo la fine del fascismo.

Ne è ancora una volta testimone illuminante la moglie Maria:

Soffriva molto nel constatare come il fascismo spadroneggiasse nel paese, ed era addolorato di non poter più dare la propria attività per i lavoratori i cui diritti vedeva calpestati. Anche i contatti con gli amici erano pochi: si cercava di non esporsi, si sapeva che sarebbero stati utili, “dopo”. E a “dopo” Achille pensava sempre; per questo faceva progetti e discuteva. Gli amici coi quali più concretamente discuteva dei progetti del “dopo” e che vedeva qualche volta erano: Gronchi, che veniva dal suo rifugio di Montano (vicino a Como) e Rapelli, che allora, come rappresentante di commercio passava per Milano a “fare la piazza”, e quindi s’incontrava in piccoli caffè o in qualche discosta frazione. «Vedi – diceva spesso – se i lavoratori fossero stati tutti uniti, il fascismo non avrebbe potuto prevalere: è stato perché noi eravamo divisi che ha potuto avere questa forza».

La ripresa dell’impegno politico nell’antifascismo cattolico

Alla fine degli anni ’30, quando iniziano le prime riunioni clandestine tra i cattolici milanesi, Grandi ne è uno dei protagonisti insieme a Gaetano Carcano, Giovanni Gronchi, Piero Malvestiti e altri appartenenti al movimento giovanile cattolico. A tali incontri, che pongono le basi della futura presenza politica dei cattolici nell’Italia postfascista, partecipa anche don Primo Mazzolari – una delle voci più forti e coraggiose dell’antifascismo cattolico –, ed è in quelle occasioni che Grandi ha la possibilità di incontrarlo. Diverse riunioni clandestine si tengono in quegli anni, talvolta camuffate da pellegrinaggi, a Milano, Como, Brescia, Torino.

Nell’estate del 1942 il gruppo milanese prende anche contatto con quello romano di Alcide de Gasperi e, dopo diversi incontri e convegni svoltisi a Borgo Valsugana e a Milano, i due gruppi si uniscono nella formazione politica che prende il nome di Democrazia Cristiana. I milanesi presentano un loro documento, il Programma di Milano, caratterizzato da una spiccata attenzione al rinnovamento sociale delle strutture economiche, e alla cui elaborazione partecipa lo stesso Grandi.

Il dialogo tra le correnti sindacali e il Patto di Roma

Nell’autunno del 1942 Grandi ha modo di incontrarsi più volte anche con Bruno Buozzi, sindacalista socialista che, seppur prima rifugiato a Parigi (dove ebbe contatti con il comunista Giuseppe Di Vittorio) e poi al confino nelle Marche, riusciva tuttavia a compiere alcuni viaggi e a instaurare rapporti con diversi oppositori del regime.

Dopo il crollo dell’ordinamento corporativo fascista, Leopoldo Piccardi, ministro delle Corporazioni del governo Badoglio pensa di chiamare esponenti dei partiti antifascisti per ricoprire il ruolo di commissari delle organizzazioni sindacali. Si verifica così, nell’agosto 1943 il primo atto ufficiale di inserimento delle formazioni politiche antifasciste nell’apparato statale. Buozzi viene nominato all’organizzazione dei lavoratori dell’industria, Grandi a quella dell’agricoltura e a Di Vittorio – che si trova ancora al confino e che arriverà a Roma a fine agosto – viene affidata l’organizzazione dei braccianti. Sarà un’esperienza breve – i 45 giorni del governo Badoglio – ma importante perché permette un primo scambio e una prima collaborazione in vista di più ampie intese future.

Insediamento_governo_Badoglio_a_Salerno_(1944)

Durante l’occupazione tedesca dell’Italia centrale e settentrionale continuò il dialogo tra le forze antifasciste, sia a livello politico che sindacale. Dopo l’8 settembre 1943, e la fuga di Badoglio e del re nel Sud della penisola fu costituito a Roma il Comitato centrale di Liberazione Nazionale.

Nello stesso mese hanno inizio, sempre a Roma, le trattative tra dirigenti socialisti, comunisti e democristiani per giungere ad un accordo unitario sul piano sindacale. Tali incontri continuano fino al maggio 1944, in un clima di estremo pericolo, come prova la drammatica vicenda di Bruno Buozzi, arrestato il 13 aprile e ucciso il 3 giugno 1944 nella località La Storta, sulla via Cassia, dai tedeschi in fuga per l’avanzata angloamericana.

Buozzi

C’è un aneddoto relativo alla firma del Patto di Roma che, pur non essendo rigorosamente controllabile, rende bene il clima psicologico reale dell’ambiente e dell’epoca. «La mattina di venerdì 9 giugno avveniva la firma del Patto di Roma in via Boncompagni 19. Appena entrati nel salone del consiglio, Grandi si accorgeva che dietro al tavolo della presidenza si trovavano tre seggioloni, di cui quello centrale era più alto degli altri due: “Di chi è – chiedeva agli inservienti – la poltrona più alta?”. “Quella è per Di Vittorio” rispondeva l’usciere. “Qui nessuno dei tre è più alto – replicava Achille Grandi – Fate togliere subito quella sedia e mettetene una uguale”».

L’accordo viene dunque firmato. La firma risulta apposta il 3 giugno 1944, anche se l’avvenimento è effettivamente databile al 9 giugno: in tal modo si è voluto dar rilievo alla discussione e approvazione sotto l’occupazione tedesca, terminata con l’arrivo delle truppe alleate il 4 giugno. Accanto ai nomi di Di Vittorio e Grandi, compare la firma di Emilio Canevari, che aveva guidato il gruppo socialista dopo l’arresto di Buozzi, a cui subentra dopo pochi giorni Lizzadri.

patto_di_roma

Nella firma del Patto di Roma, Grandi è mosso da una convinzione personale e da un’intuizione politica, che si fondano sulla riflessione maturata negli anni della dittatura fascista: i cattolici debbono essere fra i protagonisti della nuova democrazia, devono far sentire tutto il peso della loro presenza, delle loro idee, dei loro valori. L’unità sindacale è vista, in questa luce, non come un generico abbraccio, una confluenza gelatinosa fra gruppi diversi, ma diventa una convergenza sindacale e politica che mira a un obiettivo di grande impegno: far partecipare i lavoratori, attraverso le loro organizzazioni, alla costruzione di un’Italia diversa, democratica e pluralistica, nella quale i cattolici – conservando le proprie specificità ideologiche – possano svolgere una funzione essenziale, ed i rappresentanti del movimento operaio diventino a pieno titolo parte integrante della classe dirigente del Paese.

Walter Tobagi

Protagonista e promotore della nascita delle ACLI e Vicepresidente dell’Assemblea Costituente

In questo contesto si colloca la fondazione delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani – di cui Achille Grandi fu promotore e protagonista –, un organismo che rispondeva alla esigenza di rafforzamento del ruolo dei cattolici all’interno del sindacato unitario e alla necessità di salvaguardia della loro specificità ideale, in primo luogo attraverso la formazione dei quadri dirigenti e dei militanti, perché la loro presenza nella CGIL fosse efficace e coerente con il patrimonio della tradizione sociale cristiana.

Grandi comincia a parlarne fin dal 1943 con gli alti esponenti dell’Azione Cattolica con cui era in contatto e riesce – per mezzo di mons. Montini – a illustrare personalmente il progetto a Pio XII che dà il suo consenso.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/8/80/P9.jpg/220px-P9.jpg

Coloro che costituivano il gruppo fondatore delle ACLI – che rappresentavano l’intero arco del mondo cattolico italiano, da AC ai sindacalisti cristiani alla DC – si riuniscono tra il giugno e il luglio 1944 e maturano un progetto assai ambizioso, che punta alla realizzazione di un movimento completo e specializzato, dove i lavoratori possano trovare risposta a tutti i loro bisogni: dalla formazione spirituale all’assistenza sociale, all’abilitazione sindacale.

Nascita Acli

Nel corso dei primi due convegni, il 19 giugno e il 26-28 agosto 1944 – quest’ultimo considerato l’atto di nascita delle ACLI – Grandi riesce a convincere i dirigenti del meridione, favorevoli al ripristino dei sindacati cristiani, sia ad accettare il sindacato unitario che a partecipare alla nuova associazione. Il 18 settembre Pio XII, ricevendo di nuovo Grandi e Veronese in qualità di presidente e vicepresidente delle ACLI, dava una sostanziale approvazione alla nuova organizzazione e ne nominava assistente mons. Luigi Civardi.

Così l’opera di Grandi, che unisce anche fisicamente nella sua persona la presidenza delle ACLI e la rappresentanza della corrente sindacale cristiana nella CGIL, è in qualche modo compiuta e con l’appoggio effettivo e dichiarato della AC e delle gerarchie ecclesiastiche. Anche la DC darà un forte segnale di fiducia alla nuova associazione, chiudendo il proprio ufficio sindacale. Nella riunione del 25 settembre 1945, che ratificava la chiusura dell’ufficio, Grandi sottolineava a proposito della fondazione della nuova associazione:

Non so se faremo un tentativo destinato a fallire o se faremo un esperimento di portata storica. Abbiamo il merito di aver affrontato un grande compito!

Nascita Acli 2

Nel febbraio 1945 Grandi, per garantire maggiore libertà di movimento alla neonata associazione nei confronti del sindacato, si dimette da presidente delle ACLI. Nel referendum del 1946 si schiera e si batte con vigore per la scelta repubblicana. Viene poi eletto alla Costituente e ne viene nominato vicepresidente.

La malattia e la morte

Dal 1943 al 1946 Grandi è coinvolto nella ricostruzione politica, sindacale e morale dell’Italia. Tuttavia Grandi è un uomo di più di sessant’anni, che unisce a una intatta tempra morale una fragile salute fisica. Gli ultimi anni della sua vita sono contrassegnati da ripetuti momenti di debolezza e di sofferenza e il suo intenso impegno di leader sindacale è reso più faticoso dall’incalzare della malattia – un tumore allo stomaco – che lo condurrà prematuramente alla morte.

Il 28 settembre 1946 Achille Grandi muore a Desio. I funerali si svolgono con grande concorso di folla, nel duomo di Como.

1946 A Grandi notizia morte

E’ stata una allucinazione? Mi è parso ad un tratto che il Crocifisso di bronzo sulla parete di fronte si illuminasse. Avevo chiesto al Signore che si prendesse con sé questo povero essere. Mi è parso che mi rispondesse: «A trentatré anni, nella notte del Getzemani, anch’io ho chiesto al Padre mio che allontanasse il calice … Ma poi ho aggiunto: sia fatta la tua volontà! Ho subito la pena più infamante: la croce. Sono salito sul legno, ma da quel giorno ho dominato il mondo!»

Achille Grandi

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...