La pandemia divide i protestanti brasiliani

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Sebbene il numero di casi Covid-19 stia aumentando pericolosamente in Brasile, gran parte dei cristiani del paese difendono la posizione di diniego del presidente Jair Bolsonaro e spingono i governatori statali a riaprire le imprese e i servizi pubblici.

Questo allineamento ideologico, in contrasto con le raccomandazioni delle agenzie sanitarie e di tutte le prove scientifiche, è il prodotto di una confluenza di interessi. Anche prima delle elezioni presidenziali del 2018, tre grandi gruppi si sono riuniti: pentecostali e neo-pentecostali che seguono la teologia della prosperità, i movimenti ultraliberali recentemente consolidati e le forze armate. «Queste tre grandi forze fanno ovviamente parte del governo di Bolsonaro oggi e hanno i loro rappresentanti a capo dei vari ministeri», spiega il teologo e attivista politico domenicano Frei Betto, che ha appena pubblicato un libro sull’ascesa del bolsonarismo in Brasile.

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Fede ai Tempi del Coronavirus

da Svoltaonline.it, per i giovani cristiani che vogliono capire, credere e cambiare, il blog dei giovani della Assemblee di Dio in Italia.

Sono ormai diverse settimane che media e giornali non parlano d’altro: un nuovo virus sta mettendo a repentaglio la vita di milioni di persone, avendo conseguenze non ancora quantificabili anche per l’economia mondiale.

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Le due quarantene di Mosè

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

Inevitabile finire con la mente a Mosè e alle sue (ben) due quarantene sul Sinai in questo momento di quarantena contemporanea. Ne abbiamo parlato con rav Haim Fabrizio  Cipriani, che ci guida in un viaggio interpretativo alla luce del presente. Così Mosè veste i panni dell’infermiere (di Dio), l’Egitto quello del virus e il deserto è una sorta di terra di immunizzazione (un vaccino?).

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I sussidi di meditazione dei gruppi della Caritas diocesana di Como: domenica 01 marzo 2020

da Caritas.diocesidicomo.it e Caritascomo.it, i  siti della Caritas diocesana di Como.

Sono stati predisposti i sussidi settimanali per introdurre la preghiera nei gruppi di incontro parrocchiali e vicariali Caritas per tutto l’anno liturgico. 

Le riflessioni che guidano il momento di condivisione di questo nuovo anno liturgico, sono proposte da Don Rocco Acquistapace, sacerdote diocesano che con la sua esperienza e saggezza saprà guidarci a fare della Parola il riferimento per ogni azione quotidiana, la guida alle nostre scelte e ai nostri cammini comunitari.

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Il comunismo rumeno e l’Occidente. Un’intervista con lo storico Stephane Courtois di Tudor Petcu

Pubblichiamo l’intervista di Tudor Petcu a Stéphane Courtois (Dreux, 27 novembre 1947), uno storico francese, specialista di storia dei movimenti e regimi comunisti e, in particolare, di storia del comunismo e genocidi comunisti.

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Raccoglieremo quello che abbiamo seminato

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Lo sguardo altero dell’uomo sarà umiliato, e l’orgoglio di ognuno sarà abbassato; il Signore solo sarà esaltato in quel giorno.

Isaia 2, 11

Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio.

Galati 6, 7

«Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio», il versetto di Galati che oggi ci è stato proposto prosegue affermando «perché quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà». Non vi ingannate: gli uomini e le donne a cui parlano gli autori biblici sono vissuti e vissute migliaia di anni fa, ma questa Parola risulta forte e chiara anche per noi. Di una attualità che ci sgomenta. Non vi ingannate: non ci inganniamo, noi che ancora oggi continuiamo a beffarci di Dio. L’apostolo Paolo sta proprio parlando a noi: non vi ingannate, voi che vi fidate più di voi stessi che di Dio. Non vi ingannate, voi che avete posto la vostra esistenza sotto il segno dell’idolatria, che sia essa il denaro, il potere, la vostra autorità, o la vostra affermazione personale.

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Il Pensiero Economico in Caritas in Veritate – con Giulia Paola Di Nicola – 11. Una lettera di speranza

da Caritas-ticino.ch, il sito di Caritas Ticino.

Questa straordinaria enciclica terrà compagnia ai telespettatori per molte puntate, attraverso una rubrica, in cui diversi esponenti del mondo culturale, locale e internazionale, ci aiuteranno a comprenderne la vastità e l’impatto sulla vita concreta di molti uomini. Giulia Paola Di Nicola mette in evidenza l’approccio positivo, di speranza con cui la Caritas in Veritate guarda i diversi e complessi problemi economici e sociali e il tentativo di fare una grande sintesi generale che guarda tutto non in astratto ma riconducendolo alla persona: non esiste il lavoro o la produzione in astratto, ma esistono le persone che lavorano, che producono, etc.

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Usa-Iran, Luca Negro, presidente Fcei: «Non nominare nome di Dio invano»

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Non possiamo abusare del nome di Dio e bestemmiare il suo nome arruolandolo in una guerra che è solo di uomini che cercano di affermare il loro potere.

Lo afferma il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, pastore Luca Maria Negro, reagendo a diverse dichiarazioni della Casa Bianca e del Segretario del Dipartimento di Stato, che giustificano l’azione militare Usa contro l’Iran con motivazioni che avrebbero la loro radice nella Bibbia e nelle profezie dell’Antico testamento.

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Il Pensiero Economico in Caritas in Veritate – con Sergio Morisoli – 10. Il coraggio del Papa

da Caritas-ticino.ch, il sito di Caritas Ticino.

Questa straordinaria enciclica terrà compagnia ai telespettatori per molte puntate, attraverso una rubrica, in cui diversi esponenti del mondo culturale, locale e internazionale, ci aiuteranno a comprenderne la vastità e l’impatto sulla vita concreta di molti uomini. Sergio Morisoli mette in evidenza come l’enciclica riprenda le profetiche riflessioni di Paolo VI sul progresso, ricostruendo con coraggio come si sia giunti alla attuale situazione sociale ed economica, e riproponga, contestualizzandole e rielaborandole per l’oggi sia le istanze di Popolorum progressio sia l’idea dell’umanesimo integrale.

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Il Pensiero Economico in Caritas in Veritate – con Giorgio Campanini – 9. Contro assistenzialismo e filantropia

da Caritas-ticino.ch, il sito di Caritas Ticino.

Questa straordinaria enciclica terrà compagnia ai telespettatori per molte puntate, attraverso una rubrica, in cui diversi esponenti del mondo culturale, locale e internazionale, ci aiuteranno a comprenderne la vastità e l’impatto sulla vita concreta di molti uomini. Giorgio Campanini mette in evidenza la critica dell’enciclica nei confronti del liberismo di stampo anglosassone e del capitalismo compassionevole che sostiene assistenzialismo e filantropia. Occorre rivedere i meccanismi di accumulazione del profitto e di redistribuzione delle risorse interni al sistema e alla società in modo che tutti possano responsabilmente concorrere alla costruzione del bene comune.

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Il Pensiero Economico in Caritas in Veritate – con Stefano Zamagni – 8. Scarsità delle istituzioni

da Caritas-ticino.ch, il sito di Caritas Ticino.

Questa straordinaria enciclica terrà compagnia ai telespettatori per molte puntate, attraverso una rubrica, in cui diversi esponenti del mondo culturale, locale e internazionale, ci aiuteranno a comprenderne la vastità e l’impatto sulla vita concreta di molti uomini. Stefano Zamagni illustra l’evoluzione della povertà, prima del 1920 legata alla scarsità delle risorse, dopo il 1920 legata ad una scarsità delle istituzioni incapaci di governare a livello globale le dinamiche economiche e le speculazioni finanziarie.

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Pio XI: il pontefice degli equilibri difficili

da Ildialogo.org, Il dialogo – Periodico di cultura, politica, dialogo interreligioso dell’Irpinia.

Achille Ambrogio Damiano Ratti, divenuto pontefice il 6 febbraio 1922, solo alla XIV votazione, visse e operò in tempi ambigui, nell’immediato dopo guerra della prima guerra mondiale, nell’affermarsi del fascismo in Italia e del nazismo, poi, in Germania, che provocarono la seconda guerra mondiale.

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Il Pensiero Economico in Caritas in Veritate – con Stefano Zamagni – 7. Governance, non governo mondiale

da Caritas-ticino.ch, il sito di Caritas Ticino.

Questa straordinaria enciclica terrà compagnia ai telespettatori per molte puntate, attraverso una rubrica, in cui diversi esponenti del mondo culturale, locale e internazionale, ci aiuteranno a comprenderne la vastità e l’impatto sulla vita concreta di molti uomini. Stefano Zamagni illustra come l’enciclica sostenga la necessità di una governance mondiale dell’economia, specificando come essa sia non un governo mondiale ma un insieme di regole che garantiscano la sussidiarietà e la poliarchia, cioè la pluralità di centri decisionali.

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L’Italia e il suo declino. A proposito del sorprendente ammonimento di un brano del vangelo di Luca

da Santalessandro.org, settimanale online diocesi di Bergamo.

Non sono molti gli opinionisti, i giornalisti, le testate, gli autori di libri che denunciano il declino dell’Italia. Le cattive notizie sono sgradevoli, non fanno vendere, non creano audience, non portano voti. Perciò la condizione reale del Paese e la sua collocazione nel mondo sono occultate. Il giornalismo politico ha il suo daffare a commentare mosse, contromosse, tattiche e giri di valzer della politica quotidiana. D’altronde, è esso stesso coinvolto nel gioco politico quotidiano, è un giornalismo embedded, che “fa partito” e che tenta, spesso riuscendoci, di etero-dirigere la politica partitica. Non manca il giornalismo d’inchiesta, ma occupa solo gli interstizi della Rete. Quanto alla ricerca accademica, riesce a fare fugace capolino sui mass-media, ma è ben lungi dall’entrare in contatto con la vita intellettuale quotidiana delle persone.

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Strade di fanatismo

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

“(…) L’ebraismo, il cristianesimo e l’islam hanno tutti acquisito potere politico in una forma o nell’altra. In epoca biblica, Israele divenne un regno, che si divise presto in due. Il cristianesimo e l’islam divennero entrambi potenze imperiali. Alla fine, tuttavia, arriva un punto di crisi quando la religione affronta un enorme cambiamento, e all’interno della fede stessa si sviluppa un dibattito.

Reagiamo al cambiamento con il cambiamento? Manteniamo le istituzioni come esse sono? Torniamo al messaggio iniziale della fede?

Il dibattito in sé non è il problema; ma lo è la sua risoluzione. Continua a leggere

Una lettura cristiana della Bibbia è necessariamente «laica». Di p. Silvano Fausti

da Profeziaeliberazione.blogspot.com, Profezia e Liberazione “L’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà” (GS 17).

La Bibbia non è pane per devoti, per eruditi o per potenti. Una sua lettura non può che essere «laica». Religiosamente, scientificamente e politicamente laica.

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Il potere dei segni, non i segni del potere. In dialogo con don Gigi, il parroco di don Tonino Bello

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Don Tonino Bello, terziario francescano, vescovo di Molfetta-Rivo-Giovinazzo-Terlizzi

Così, semplicemente, è scritto sulla tomba presso il cimitero di Alessano, il paese a pochi chilometri da Santa Maria di Leuca dove è sepolto l’indimenticato vescovo.

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Marginalità

da Profeziaeliberazione.blogspot.com, Profezia e Liberazione “L’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà” (GS 17).

Una categoria che dovrebbe essere riscoperta dal cristiano, è quella della “marginalità”. Non da intendere come esilio dalla vita sociale o come forma di “protesta” che dall’esterno giudica e critica ma che non si coinvolge più di tanto, quanto piuttosto come stile da assumere dal cristiano che segue il modello proposto da Gesù nei Vangeli.

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Frode (lettura popolare della Bibbia)

da Profeziaeliberazione.blogspot.com, Profezia e Liberazione “L’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà” (GS 17).

Ci sono situazioni in cui promuovere il bene comune diventa un peso opprimente, ad esempio quando viene il momento di pagare le tasse. Da sempre infatti il contributo economico alla collettività, reso attraverso il sistema fiscale o in obbedienza a prescrizioni etiche, magari motivate religiosamente, che impongono ai più abbienti di soccorrere i più indigenti (è il caso del dovere di elemosina che accomuna tante religioni), è avvertito come un’ingerenza, come una mano altrui indebitamente infilata nel proprio portafogli. Perché condividere con estranei un guadagno frutto del proprio lavoro, del proprio commercio, della propria attività artigianale, professionale, imprenditoriale? Perché ci deve essere una collettività, civile o religiosa, che impone in qualche modo di contribuire a un bene comune che si finisce per percepire sempre per l’altrui vantaggio e mai per il proprio? Per questo da sempre si studia come “evadere” tale “obbligo”.

Siamo soliti definire questo tentativo con la categoria della frode, che è utilizzata anche per l’inganno ai danni della propria controparte in affari: ad esempio quando si consegna all’acquirente una cosa diversa, per qualità o quantità, da quella pattuita, o si dichiara il falso rispetto all’origine e alla qualità di ciò che si vuol vendere. Il tutto con un solo scopo: guadagnare, avere di più, naturalmente a spese di qualcun altro.

Così, condanniamo senz’altro la disonestà di questi comportamenti, ma tendiamo talvolta a giustificarne le motivazioni. Per evitare questa ambivalenza, l’ebraico medioevale propone le parole geneivat da’at per indicare la “frode”. Tale interessante espressione può essere tradotta con latrocinio della mente, della conoscenza. Non nel senso di furto di quella che oggi chiameremmo proprietà intellettuale, ma di raggiro della buona fede e della conoscenza reciproca. Nel parlare di frode si fa cioè riferimento alla manipolazione della relazione interpersonale a proprio vantaggio: per questo la geneivat da’at è considerata dai rabbini il peggior caso di furto possibile, perché afferisce alla persona più che ai beni. Il valore alla base dell’interpretazione e della condanna della frode è quello relazionale (in senso sociale e religioso) ben più che il riferimento al rispetto della norma. Questa visione trova le sue radici nella Bibbia.

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Quando volere è potere, il potere è violenza. Betsabea e Susanna, due storie bibliche di soprusi sulle donne – di Lidia Maggi, biblista e pastora battista

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Non ci piace pensare che ci siano pagine bibliche che, non solo mettono a tema la violenza, ma la raccontano nel dettaglio. E mentre chi legge si chiede come può la violenza essere parte della Parola di Dio, le Scritture rispondono che non possiamo parlare di umanità senza affrontare la violenza che la abita fin dall’adolescenza.

I racconti biblici che mettono in scena la violenza ci rivelano che essa ha sempre a che vedere con il potere: quello di un tiranno su un popolo, di un fratello sull’altro, di un uomo su una donna, di un sistema sociale sui più deboli. Se l’agire violento è fortemente legato al potere, c’è da aspettarsi di trovare nella Bibbia molte storie di violenza sulle donne.

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