Bibbia e Corano: tradurre per capire, capire per vivere

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

I testi della Bibbia ebraica/Primo Testamento, del Nuovo Testamento e del Corano sono stati oggetto di analisi, interpretazione e traduzione da molti e molti secoli.

In particolare l’azione del tradurre e del mettere alla base della formazione religiosa e culturale in genere traduzioni diverse ha condotto ad effetti talora mirabili e luminosi, talaltra tragici e carichi di violenza. Oggi più che mai appare notevolissima l’importanza delle traduzioni bibliche e coraniche per una conoscenza della fede e della cultura delle religioni abramitiche nel contesto della cultura euro-atlantica e mediterranea che dall’antichità è giunta alla nostra contemporaneità.

Tradurre letteralmente significa essere fondamentalisti? Cambiare traduzioni consolidate nel tempo è sempre giusto e utile? Ci sono casi, nel tradurre i testi biblici o coranici, in cui si sono realizzate operazioni ideologiche che con la fedeltà ad essi non avevano alcun rapporto?

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«Fraternità, sviluppo economico e società civile». Commento della COREIS al terzo capitolo della “Caritas in veritate”

da Coreis.it, il sito della COREIS (Comunità Religiosa Islamica Italiana), una comunità islamica nel cuore dell’occidente.

Nel 2006 il World Economic Forum ha invitato il Vice Presidente della COREIS Yahya Pallavicini a partecipare alla piattaforma C-100 West-Islamic Dialogue in preparazione all’incontro mondiale annuale con i protagonisti del mondo politico, economico, finanziario e commerciale a Davos e al successivo incontro sul Medio Oriente a Sharm el Sheikh in Egitto. Da questi incontri si è costituito un nuovo gruppo di lavoro della COREIS che ha elaborato un commento al terzo capitolo “Fraternità, Sviluppo Economico e Società Civile” dell’enciclica di Papa Benedetto XVI “Caritas in Veritate”.

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In difesa di Danilo Dolci. Di Piero Calamandrei, 1956

Pubblicato in “Quaderni di “Nuova Repubblica””, 4, 1956, p. 15, anche in “Il Ponte”, XII, 4, aprile 1956, pp. 529-544 e in Processo all’art. 4,”Testimonianze”, 8, pp. 291-316. Testo stenografico dell’arringa pronunciata il 30 marzo 1956 dinanzi al Tribunale penale di Palermo.

Il 2 febbraio 1956 Danilo Dolci, attivista della nonviolenza soprannominato Gandhi della Sicilia, veniva arrestato mentre guidava un gruppo di braccianti a lavorare nella Trazzera vecchia, una strada nei pressi di Partinico abbandonata all’incuria. Al commissario di polizia che era intervenuto per interrompere quello «sciopero alla rovescia», come venne chiamato, Dolci rispose che «il lavoro non è solo un diritto, ma per l’articolo 4 della Costituzione un dovere: che sarebbe stato un assassinio non garantire alle persone il lavoro, secondo lo spirito della Costituzione». L’accusa era di occupazione di suolo pubblico e resistenza a pubblico ufficiale: Dolci e i suoi vennero arrestati e processati. Piero Calamandrei si assunse la difesa di Danilo Dolci in un processo che destò l’interesse della nazione: l’opinione pubblica si mobilitò contro la polizia e il governo Tambroni, deputati e senatori intervennero con interrogazioni parlamentari, intellettuali italiani e stranieri (Silone, Parri, Pratolini, Carlo Bo, Sereni, Moravia, Fellini, Cagli, Mauriac, Sartre) si schierarono a fianco di Dolci. Ciò che avvenne intorno allo sciopero alla rovescia di Partinico, nelle piazze, sui giornali, nei tribunali, fu lo scontro sui modi opposti di considerare la legalità in Italia: la Costituzione, come regola vivente dei cittadini, contro la pratica dell’autoritarismo gerarchico, eredità fascista. Il “caso Dolci” si concluse con la condanna di Danilo e dei suoi “complici”, ma a distanza di 60 anni si può affermare che le autorità trascinarono alla sbarra non tanto il gruppo dei manifestanti, quanto la Costituzione stessa.

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Beato colui che sa resistere. Il fascismo non è solo quello di Mussolini. La vicenda delle Aquile Randagie e di don Giovanni Barbareschi

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Per Davide, il mio secondo figlio, la veglia di Natale in Val Codera, è un appuntamento obbligatorio. Lui e don Roberto Pennati mi hanno spiegato che la Val Codera è una valle secondaria della Valchiavenna. Pochi borghi, compresi interamente nel Comune di Novate Mezzola, in provincia di Sondrio. Un giorno o l’altro dovrò decidermi a salire. Qui, tra il 1944 e il 1945, lo scoutismo italiano – sciolto per decreto dal fascismo una quindicina di anni prima – ha scritto una delle sue pagine più gloriose.

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La storia del Priorato di Sion. Intervista di Tudor Petcu a Christian Doumergue

Pubblichiamo l’intervista a cura di Tudor Petcu a Christian Doumergue sulla storia del Priorato di Sion. Christian Doumergue è autore di numerosi libri, tra cui The Secret svelato: indagare i misteri di Rennes-le-Château (edizioni di Opportune, Paris, 2013) che sviluppa un approccio radicalmente nuovo al Priorato di Sion mito creato da Pierre Plantard e il suo significato.

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La storia del monastero di Chevetogne. Intervista a padre Antoine Lambrechts a cura di Tudor Petcu

Nell’intervista a cura di Tudor Petcu, padre Antoine Lambrechts ci parlerà della storia del monastero di Chevetogne. Padre Antoine Lambrechts ha studiato filologia germanica e slava ad Anversa e Lovanio, teologia a Tessalonica, Lovanio e Roma, specializzandosi in Storia della Chiesa russa. E’ Sacerdote e monaco benedettino del monastero di Chevetogne (Belgio), dove è stato coredattore della rivista «Irenikon» e priore, attualmente è bibliotecario e redattore del bollettino «Lettre de Chevetogne». L’abbazia di Chevetogne è un’abbazia benedettina situata a Chevetogne, una zona a 11 km dal centro della città di Ciney, della Provincia di Namur nella regione di Vallonia in Belgio.
Il monastero presenta una particolarità, ossia di possedere due chiese, una chiesa di rito latino, dedicata a Gesù di Nazaret, e l’altra chiesa di rito bizantino dedicata all’esaltazione della Vera Croce. Questo monastero è unico ed è stato messo sotto il segno dell’ecumenismo, da parte del fondatore, Lambert Beauduin, anche se la Comunità è soltanto composta da monaci cattolici collegati all’Ordine di San Benedetto. 
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Perché un tedesco ha scelto l’Ortodossia? Intervista di Tudor Petcu a Thomas Brodehl

Il nostro amico Tudor Petcu ha intervistato Thomas Brodehl, redattore del sito Orthodoxie in Deutschland, autore di una serie di articoli sui santi ortodossi in Germania e maestro di un coro ecclesiastico in lingua tedesca, sulle ragioni che ha un tedesco per scegliere l’Ortodossia.

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Liliana Segre. Il monito di Auschwitz, la passione per la vita

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

La basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo gremita come mai si era vista prima di allora. Ogni angolo invaso di persone e tra queste centinaia di ragazzi che hanno ascoltato in un profondissimo silenzio il racconto di Liliana Segre, una delle ultime persone sopravvissute ad Auschwitz ancora in vita. Una serata memorabile che i presenti ricorderanno a lungo. «A parlarvi stasera prima ancora che l’ex deportata di Auschwitz, la Senatrice a Vita, la cittadina onoraria della vostra città, è la nonna. La nonna che sono, la nonna “viziatrice”».

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Giovanni Battista Montini e le ACLI. Le origini delle ACLI: Tra il Patto di Roma e la Santa Sede

Con il convegno svoltosi a Roma nei giorni 26-28 agosto 1944, nel convento di S. Maria sopra Minerva viene indicata la nascita “ufficiale” delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani.

L’idea delle Acli, non il nome, nacque nella mente e nel cuore di Achille Grandi insieme con l’idea dell’unità sindacale e ne fu una conseguenza.

L’affermazione è di monsignor Luigi Civardi, il primo assistente ecclesiastico delle Acli.

patto_di_romaAlle origini delle Acli c’è, dunque, il Patto di Roma del 12 giugno 1944, che da vita alla Cgil unitaria. Achille Grandi, firmando il patto di unità sindacale, allega contestualmente una dichiarazione della corrente democratico-cristiana in cui tra l’altro è scritto che l’esistenza del sindacato unitario non esclude che i lavoratori si organizzino in associazioni libere e private per scopi educativi, politici, assistenziali, ricreativi ed in altre opere di carattere cooperativo e professionale. Sono prefigurati in questa frase ruolo e compiti delle future Acli.
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Minima personalia, un’autobiografia scritta da Alexander Langer nel 1986

da Alexanderlanger.org, il sito della Fondazione Alexander Langer Stiftung.

Minima personalia è stato pubblicato per la prima volta nel marzo 1986 (annata XLI) sulla rivista “Belfagor Rassegna di varia umanità” diretta da Carlo Ferdinando Russo.

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A 50 anni dalla sua morte. Ritratto di Romano Guardini

da Theologicalmind.wixsite.com, Theological mind: theology notes, il blog di Fabio Cittadini.

Romano Guardini nacque a Verona, il 17 febbraio 1885, da Romano Tullo e da Paola Maria Berardinelli, entrambi appartenenti ad agiate famiglie di commercianti. Un anno dopo la nascita i genitori si trasferirono a Magonza, per gestirvi una filiale della ditta di famiglia e dove; nel 1910, inoltre, il padre vi venne nominato console d’Italia. Nel 1903, terminati con ottimi risultati gli studi secondari, egli si iscrisse alla facoltà di chimica nell’Università di Tubinga, per poi passare, nel 1905, a quella di scienze politiche a Monaco.

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La Bibbia e il giornale. Teologia di Karl Barth

Letture ‘La Bibbia e il giornale. Teologia di Karl Barth’ con Fulvio Ferrario dalla rubrica Radiotre “Uomini e Profeti” – puntata del 30 novembre 2008.

Protagonista di questa puntata una delle più grandi figure del pensiero teologico del Novecento, il pastore protestante svizzero Karl Barth. Le sue riflessioni sulla fede, i suoi commenti ai testi delle Scritture, la sua passione politica, che si espresse in una strenua opposizione al Nazismo: a quarant’anni dalla morte, ne parliamo in questa puntata con Fulvio Ferrario, docente di Teologia Sistematica presso la Facoltà Valdese di Roma.

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Giovanni Battista Montini e le ACLI. Il “montinismo”: Un progetto per l’Italia

Più che di una corrente di pensiero nel senso vero e proprio, sarebbe più giusto definire il montinismo come una sensibilità comune a un certo numero di intellettuali cattolici, caratterizzata da un larga apertura alla modernità e alle sue sfide e finalizzata alla realizzazione di una nuova sintesi cristiana nel campo intellettuale, culturale e politico. Più che un partito organizzato e strutturato in seno della Chiesa preconciliare, i montiniani hanno rappresentato una nebulosa di gruppi, di cenacoli, di pubblicazioni che si riconoscevano nell’azione del prelato bresciano e guardavano a lui come a colui che avrebbe potuto incarnare la speranza di un rinnovamento cattolico. Se il montinismo (come del resto il ‘maritainismo’ con il quale viene spesso associato) è stato sempre fonte di polemiche e di controversie, esso corrisponde ad una stagione ben delimitata della storia del cattolicesimo italiano del Novecento, che va dalla fine degli anni Venti alla fine degli anni Settanta e ciò corrisponde grosso modo alla vita ecclesiale di Giovanni Battista Montini.

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Don Renzo Scapolo: un documentario, un ricordo, un’intervista in cui racconta la sua vita

Ad un anno dalla morte di don Renzo Scapolo, sacerdote della diocesi di Como da sempre impegnato accanto agli ultimi, proponiamo alcuni video e testi che lo riguardano: un inedito documentario con immagini realizzate da don Renzo stesso durante gli anni in Bosnia, un servizio di Teleunica trasmesso un anno fa con un’intervista a Giorgio Nana, volontario in ex Jugoslavia, che ricorda don Renzo e i suoi tanti viaggi ed iniziative, che hanno coinvolto anche tanti valtellinesi, infine un’intervista realizzata da Francesco Papafava, Stefano Mainoni e pubblicata sul sito Unacitta.it ad inizio 2004 in cui don Renzo racconta la propria vita dall’infanzia. 

«Don Renzo Scapolo». Il documentario con i video rimasterizzati dagli amici di Sprofondo

da Settimanalediocesidicomo.it, Il Settimanale della diocesi di Como online.

A un anno dalla morte di don Renzo Scapolo, pubblichiamo un video inedito, che raccoglie una serie di immagini rimasterizzate a cura dell’Associazione Sprofondo. Nella seconda parte di questo interessante mini-documentario ci sono due interviste di don Renzo su Rai3 e con la Televisione della Svizzera Italiana. Nella prima parte, invece, tutte immagini realizzate e girate in prima persona da don Renzo, con la sua voce narrante.

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Intervista a Klaus Kenneth su padre Sophrony dell’Essex. A cura di Tudor Petcu

Proponiamo l’intervista di Tudor Petcu a Klaus Kenneth su padre Sophrony dell’Essex. Sia Klaus Kenneth che padre Sophrony sono personaggi molto significativi e per certi versi unici. 

Nato a Mosca nel 1896, Sofronio (Sakharov) vi studia Belle Arti. A motivo della situazione dominante in Russia fugge all’estero, stabilendosi, nel 1922, a Parigi. Nella capitale francese si dedica alla pittura; lì, grazie al contatto con il Dio personale della fede cristiana, abbandona il misticismo orientale degli anni della prima giovinezza. Nel 1925 raggiunge il Monte Athos, dove si fa monaco nel monastero russo di Haghiou Panteleimonos e dove conosce il futuro san Silvano, che lo segna profondamente e di cui diviene discepolo. Ordinato diacono nel 1930 e prete nel 1941, ritorna in Francia dopo la seconda guerra mondiale, per trasmettere il messaggio del suo padre spirituale (ne pubblicherà la biografia, che, tradotta in varie lingue, in italiano è apparsa con il titolo: Silvano del Monte Athos – 1866-1938. Vita, dottrina, scritti). Dopo alcuni anni di permanenza in terra francese, si stabilisce nel 1959 in Inghilterra, dove fonda il Monastero d San Giovanni Battista, nella contea dell’Essex. Muore l’11 luglio 1993 a 96 anni di età.

Klaus Kenneth è nato in Cecoslovacchia nel 1945. Ha avuto un’infanzia travagliata che alla fine ha portato a comportamenti criminali e alla reclusione da adolescente e da giovane adulto. Successivamente inizia una ricerca spirituale e intraprende molti viaggi. Si dedica all’occulto, alla meditazione trascendentale, alla droga, alla levitazione, all’estasi, ecc. Tutto questo lo porta su un sentiero verso l’induismo, e per imparare l’induismo si trasferisce a Calcutta, in India. In India ha incontrato molti guru e persino Madre Teresa. Nel 1978 si dichiara definitivamente disilluso dall’induismo e va in Terra Santa. Subito dopo viene attratto dal buddismo. Nel 1983 ha incontrato padre Sofronio a Losanna e in Inghilterra, e nel 1986 è stato battezzato ortodosso a Ginevra con l’anziano Sofronio come padre spirituale.

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Se internet finisce nella sua stessa rete

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Prima la disinformazione online. Poi i nostri dati personali violati dalla società Cambridge Analytica per veicolare propaganda con messaggi politici personalizzati. Lo scandalo ha travolto Facebook, che è sulle prime pagine di tutti i giornali. Era ora. Perché urge una riflessione collettiva sulla democrazia nell’era digitale.

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Achille Grandi, un uomo di fede. 1901-1913 Como: L’inizio dell’impegno sindacale e il lavoro alla Direzione Diocesana Comense

Sto con tutti e son di nessuno. Se mi apparto non sono un cristiano; se non soffro insieme a tutti, non sono un cristiano; se non vivo la storia che passa, non sono un cristiano. Chi diserta non si salva: vince solo chi accetta di combattere a qualsiasi condizione. Non può esistere un cristiano neutrale. […] Se cerco di giustificarmi, col vangelo, di non amare il mio tempo e di non patire per la sua salvezza, so che bestemmio il vangelo.

Primo Mazzolari

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L’ intelligenza artificiale va avanti

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

La politica dovrebbe occuparsi del problema centrale per far ripartire un paese: il lavoro.

Siamo francamente stufi di sentir  parlare di leggi elettorali e non ci appassiona sapere se i penta-stellati faranno il governo da soli o male accompagnati. Sarebbe il caso che i partiti si occupassero immediatamente di quei problemi che hanno messo (tutti) al centro dei loro  programmi.

Il principale è certamente quello del lavoro. Il governo si è vantato di aver aumentato i contratti a tempo indeterminato, le opposizioni dicono che non è vero, ciascuno sbandiera i numeri che più gli convengono … ma a che cosa serve litigare sui punti delle percentuali?

Sarebbe più serio rispondere: con l’avanzare travolgente dell’intelligenza artificiale  (A.I.) che cosa succederà per il lavoro umano e di conseguenza  per l’occupazione?

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