Le parrocchie in mano ai laici. In Germania

da Santalessandro.org, settimanale online diocesi di Bergamo.

In Germania ci stanno provando. Per far fronte al calo drastico dei preti, a guidare le parrocchie saranno dei laici. A Osnabrück e a Monaco, nei prossimi mesi i primi incaricati parrocchiali non-preti assumeranno la direzione di unioni di comunità parrocchiali.

Laici guidano la comunità parrocchiale

Daniela Engelhard, direttrice dell’ufficio pastorale ha avuto un ruolo determinante nell’elaborazione del nuovo approccio: “In questo nuovo modello, che è ammesso dal codice di diritto canonico, c’è un incaricato parrocchiale sul posto, che si assume la guida nella comunità parrocchiale e anche quello di responsabile del personale, ma lo assume con un prete moderatore che accompagna la parrocchia”. A svolgere la funzione di capo all’interno di un team sono dei laici – possono essere anche donne – con una preparazione teologica, come ad esempio referenti pastorali o referenti di comunità. In linea di principio sono anche i superiori del prete. “Ci sono però incarichi in ambito sacramentale o liturgico che sono riservati ai preti”, dice Engelhard. I preti moderatori possono essere parroci in pensione o anche cappellani di scuole o ospedali, possono lavorare nell’amministrazione della Chiesa e non devono abitare nella parrocchia.

Il modello viene dall’America Latina

Questo modello è possibile sulla base del diritto canonico del 1983, il canone 517.2. Thomas Schüller, professore di diritto canonico all’Università di Münster ci dice: “Dietro a questo modello ci sono concrete esperienze attuate in America Latina. Il cardinale responsabile della realizzazione del codice ha riferito dal Venezuela che là delle religiose e delle persone incaricate dai vescovi assumono l’incarico della pastorale dove un prete non riesce più ad arrivare. La cosa ha dimostrato la sua validità. Così lui è riuscito a convincere papa Giovanni Paolo II, nonostante posizioni contrarie nella curia, ad accettare questo nuovo canone nel codice di diritto canonico”. Nel frattempo le parrocchie che nel mondo sono guidate da un laico sono diventate 3.500-4.000. La maggior parte si trova in America Latina, in Africa o anche in Russia.

I preti diminuiscono. Si estendono le parrocchie

È chiaro però che la progressiva e inarrestabile mancanza di preti pone il pone problema anche in Paesi come la Germania (e non solo). Ci sono due risposte alla attuale situazione: una era quella attuata negli ultimi due decenni, in base alla quale semplicemente è stato adeguato il numero delle parrocchie a quello dei preti che si ritiene possano essere attivi in futuro. Questo ha significato che le parrocchie sono diventate sempre più estese; un parroco si è dovuto occupare di un numero sempre maggiore di fedeli. Ad esempio, l’arcidiocesi di Amburgo ha ridotto il numero delle parrocchie dalle 174 di venti anni fa a circa 28 cosiddette “unità pastorali”. Il parroco si trova a capo di questa unione di parrocchie.

Un percorso analogo a quello della diocesi di Osnabrück lo stanno seguendo i cattolici di Monaco. “Concretamente questo significa che qui nell’arcivescovado stiamo riflettendo sulla possibilità di provare, in una fase sperimentale, anche modelli di guida collegiale. Quindi, quando non c’è più un prete responsabile, possiamo pensare di costituire un team per la dirigenza, composto da volontari e da persone che vi lavorano a tempo pieno. Questo per far sì che la Chiesa possa rimanere presente localmente e che i problemi strutturali non diventino sempre più un problema per i fedeli”.

La direzione diventa collegiale

Robert Lappy è responsabile nella diocesi di Monaco per lo sviluppo organizzazione e strategia. Sottolinea il fatto che non si vuole più fondere parrocchie, perché in questo modo viene a mancare la vicinanza alla gente. Ciò che caratterizza il modello di Monaco è che si rinuncia, a livello dell’unione di parrocchie, alla singola persona alla guida: “In questo momento pensiamo di voler sperimentare se sia possibile che un team si assuma collegialmente la responsabilità della dirigenza, senza che nel team stesso ci sia una persona che abbia la responsabilità ultima”. Queste modifiche sono naturalmente dovute anche alla mancanza di preti, ammette Robert Lappy. Tuttavia: “Si tratta anche di introdurre un cambiamento di prospettiva sul tipo di immagine di Chiesa che abbiamo, sul tipo di dirigenza che abbiamo. Fino ad ora dobbiamo dire che l’immagine assolutamente è: sono i preti a dirigere. È una specie di automatismo. De facto, dobbiamo mettere in discussione questo automatismo”.

Ce la faranno? Siamo solo agli inizi. In ogni caso, al di là dei tentativi in atto, la questione riguarderà in futuro anche noi. Sempre di più. Ci stiamo pensando?

Daniele Rocchetti

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