Achille Grandi, un uomo di fede. Qualche considerazione: Desiderare e costruire il futuro

L’essenza dell’ottimismo non è guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando altri si rassegnano, la forza di tener alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, ma lo rivendica per sé.

Esiste certamente anche un ottimismo stupido, vile, che deve essere bandito. Ma nessuno deve disprezzare l’ottimismo inteso come volontà di futuro, anche quando dovesse condurre cento volte all’errore; perché esso è la salute della vita, che non deve essere compromessa da chi è malato.

Ci sono uomini che ritengono poco serio, e cristiani che ritengono poco pio, sperare in un futuro terreno migliore e prepararsi ad esso. Essi credono che il senso dei presenti accadimenti sia il caos, il disordine, la catastrofe, e si sottraggono nella rassegnazione o in una pia fuga dal mondo alla responsabilità per la continuazione della vita, per la ricostruzione, per le generazioni future.

Può darsi che domani spunti l’alba dell’ultimo giorno: allora, non prima, noi interromperemo volentieri il lavoro per un futuro migliore.

Dietrich Bonhoeffer

Dal 1926, con la chiusura delle esperienze con la CIL e il partito popolare, fino ai primi anni ’40 Grandi vive in una sorta di deserto, fatto di precarietà economica e lavorativa e di forzata inattività e isolamento dal punto di vista politico e sociale. Ma è proprio in questo deserto che Grandi tiene viva l’apertura al “dopo”, al futuro. È un’apertura che non si limita ad una generica speranza, ma è fatta di dialoghi, confronti e progetti concreti, che al momento opportuno fioriranno nella ricostituzione del sindacato, nella costituente e nel tentativo di ricostruire una nazione, uno stato, un popolo.

1946 A grandi cappello

Questa apertura al futuro, che fu comune a tanti uomini e donne di quel tempo, in seguito protagonisti della ricostruzione postbellica, è qualcosa di cui sentiamo la mancanza nella società di oggi. La diffusa e preoccupante incapacità di pensare il futuro, sia a livello sociale e politico che più quotidiano e comune, si risolve in una chiusura e in una frammentazione carica di angoscia. Ma senza una visione di futuro ogni azione sociale e politica, come anche qualsiasi percorso formativo e di crescita della persona, si riduce a slogan o a iniziative e cammini frammentari e di corto respiro.

1946 A grandi amici

La speranza cristiana non invita al disinteresse per il presente in vista di un mondo ultraterreno da attendere passivamente, ma è una breccia sul futuro escatologico che può forzare le strettoie del qualunquismo e dell’interesse di parte e aprire orizzonti e prospettive più ampi anche per il futuro della società. La collaborazione nella costruzione di un mondo più giusto trova senso nella ricapitolazione di tutte le cose in Cristo. La speranza, oltre ad essere una virtù teologale da chiedere e custodire, è un muscolo che va tenuto allenato.

1946 A grandi congresso

La riscoperta della figura di Achille Grandi nella sua dimensione di autentico uomo di fede mette in evidenza la fiamma segreta del suo impegno e può contribuire ad alimentare la speranza e la voglia di futuro anche nel nostro tempo.

1946 A grandi comizio 2

A nuovi tempi corrispondono nuovi bisogni e quindi nuove attività. Il terreno sembra già preparato. Si attende che i solchi siano compiuti in profondità, ed il seme possa rifiorire ubertoso e dare frutti copiosi di giustizia, di amore, di pace e di bene. Al lavoro dunque! Che Dio ci assista nell’ardua fatica!

Achille Grandi

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