Riflessioni su lavoro, precarietà e vita quotidiana: Il lavoro precario in un mondo precario

Una volta, dicono le antiche leggende, i giovani e le giovani entravano nel mercato del lavoro, trovavano un’occupazione che durava quasi tutta la vita e che li/le definiva: operaio/a, impiegato/a, commessa/o, e così via. Adesso le cose sono assai diverse: il cambiamento regola molta parte della vita lavorativa, e i suoi effetti aleatori si riversano anche sulla vita di relazione di ciascuna e di ciascuno, perché si rimettono in gioco le certezze del passato periodo1.

C’era una volta la convinzione che gli anni a venire sarebbero stati quelli migliori, che il progresso avrebbe portato a vivere sempre meglio progredendo all’infinito e che la passione per l’uomo e le lotte sindacali avrebbero ottenuto una volta per sempre conquiste per il patrimonio dei diritti dei più deboli, risolvendo progressivamente le contraddizioni del lavoro; o, almeno, pensare ad un passato così è abitudine diffusa. Invece il mondo contemporaneo viene percepito in modo molto diverso: “«Incertezza», «precarietà», «insicurezza», «rischio»: questi termini – quotidianamente rintracciabili sulla carta stampata, giornalmente ripetuti alle televisioni – sembrano rappresentare la cifra della contemporaneità: di fatto, sono tra le categorie interpretative più ricorrenti nel dar conto dell’attuale momento storico. Momento spesso definito di transizione, di rivolgimenti e di stravolgimenti, di crolli di vario tipo riguardanti ideologie, muri, certezze. […] Di questo quadro prevalgono le valutazioni negative e le letture pessimistiche, centrate sulla nozione di «perdita»: di valori, di garanzie, di fiducia. La situazione che si delinea è quella di uno stato di instabilità permanente, di crisi perpetua o comunque ancora assai lontana da una sua risoluzione in un nuovo equilibrio. L’ambito del lavoro è quello dove in modo più marcato sembra manifestarsi questo stato di crisi2.

Questa pare essere l’analisi della situazione: una percezione soggettiva dominata dalle categorie della precarietà e della frammentarietà trova sulla sua strada i due principali ambiti oggettivi con cui si rapporta l’uomo, le relazioni e il lavoro, i quali si rivelano sempre più precari e frammentari … Un incontro tra messaggi soggettivi e fatti oggettivi, un incontro che diventa una conferma reciproca, un circolo di interpretazioni da cui esce la consapevolezza di trovarsi in un’epoca nuova, l’epoca del disagio e dell’incertezza, l’epoca dell’uomo liquido3, l’epoca delle passioni tristi4.

Eppure, proprio dentro a questo tempo segnato da tutti questi limiti e paure ancora si riesce ad essere generativi.

1 O. Veglio, L. Boccalini, Differenze di genere nelle reazioni alle crisi professionali nel lavoro atipico di uomini e donne, in Donne e uomini nel mercato del lavoro atipico. La dimensione psicologica e di genere del lavoro precario e flessibile, a cura di L. Ferrari, O. Veglio, Milano, FrancoAngeli, 2006, pp. 207-247, p. 207.

2 L. Vecchio, L. Ferrari, Per una tipologia delle nuove identità lavorative: i risultati di alcune indagini sul campo, in Donne e uomini nel mercato del lavoro atipico, pp. 173-206, p. 173.

3 Cfr. la riflessione di Z. Bauman; in particolare Z. Bauman, Modernità liquida, Laterza; Z. Bauman, Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Laterza; Z. Bauman, Vita liquida, Laterza.

4 M. Benasayag, G. Schmit, L’epoca delle passioni tristi, Milano, Feltrinelli, 2004.

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