Contemplare il volto di Dio: 2) Il volto del Dio dell’alleanza. Di Rosanna Virgili

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Rosanna Virgili ci offre dieci schede per la meditazione invitando a contemplare il volto di Dio e aiutando a riflettere sul modo in viviamo questo nostro tempo.

2. Il volto del Dio dell’alleanza. Alleati per una promessa

Dopo tali fatti, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: “Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande”. Rispose Abram: “Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco”. Soggiunse Abram: “Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede”. Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: “Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede”. Poi lo condusse fuori e gli disse: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle” e soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza”. Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.

Gen 1,1-6

PRESENTAZIONE

All’inizio della storia biblica c’è la figura di Abramo, nome che tutti conoscono come quello del grande progenitore del popolo ebraico, voluto e amato in maniera speciale da Dio. Abramo è un migrante, un frammento della grande dispersione di Babele, che si spinge con la sua famiglia verso l’Ovest, fino alla regione dei Cananei, in cerca di spazi vitali. Qui Abramo riesce a stabilirsi in mezzo agli oriundi, per mezzo di scaltrezza, ma anche di sapienza e arriva a diventare grande e ricco. La vita di Abramo è, dunque, paragonabile a quella di un qualsiasi immigrato dei tempi odierni che con rispetto ed impegno acquisti diritto e fortuna in terra straniera.

PER LEGGERE E COMPRENDERE: nessuno può salvarsi da solo

“Fu rivolta ad Abram in visione questa parola del Signore: “ Non temere Abram. Io sono il tuo scudo, la tua ricompensa sarà molto grande”(v.1). Nel capitolo precedente (cf Gn 14) l’agiografo ha appena raccontato della battaglia che Abramo aveva combattuto a fianco di suo nipote Lot, abitante di Sodoma. Con grande generosità Abramo aveva collaborato alla vittoria. In ciò si dimostrava la sensibilità del patriarca, il quale non aveva mai dimenticato di essere uno straniero in quel paese che pur ormai era diventato il suo. Tutti siamo stranieri e ospiti sulla terra, che è soltanto proprietà di Dio, il quale la vuole disponibile per il bisogno di tutti.  Abramo sa bene che la terra è di Dio e per questo si comporta in maniera solidale non solo con suo nipote, cioè con uno del suo stesso sangue, ma anche con i Sodomiti. Abramo salva la vita e la libertà ai corrotti abitanti di Sodoma! Per questo Dio sente l’urgenza di dargli una ricompensa.

“Rispose Abram: “Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Eliezer di Damasco”(v.2). Alle parole generose di Dio, sorprendentemente, Abramo risponde con scetticismo: “che mi darai”?, come a dire: “Che vuoi darmi, Signore”? Probabilmente egli aveva inteso che Dio parlasse di una ricompensa fatta di beni materiali. Per questo la sua replica è sconsolata, infatti Abramo era già molto ricco e non desiderava certo altre ricchezze. Per di più la sua vita si avvicinava alla vecchiaia e quei beni a chi sarebbero rimasti? Nella risposta di Abramo si sente tutta la frustrazione di un uomo i cui lombi non abbiano generato una discendenza. Si avverte il dolore dell’impotenza di uno il cui nome è destinato a scomparire per sempre. Si è sfiorati dal buio di chi sia costretto a vivere la sua età adulta senza poter spaziare nel futuro. Abramo risponde con estrema concretezza alla parola munifica di Dio, mettendogli davanti la realtà: chi erediterà ogni mia cosa sarà uno schiavo straniero adottato. La parabola di uno straniero (=Abramo) che aveva ottenuto un diritto di cittadinanza nella terra degli stranieri, si stava concludendo con il passaggio ad altri stranieri. Era come se, idealmente, la famiglia di Abramo restasse ancora una cellula straniera nel paese.

“Non costui sarà il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede (…) guarda in cielo e conta le stelle (…) tale sarà la tua discendenza (…) e Abramo credette e ciò gli fu accreditato come giustizia”(vv. 4-6). Dio fa una Promessa ad Abramo: tu avrai un discendenza in questo paese dove i tuoi figli vivranno nel diritto e nella giustizia. Questo è il volto del Dio dell’Alleanza: un Dio che riconosce ad ogni straniero il dono di entrare e restare nel diritto e nella libertà, nel presente e nel futuro, nel paese dove la fame di vita l’ha spinto a recarsi. Un Dio che legittima e custodisce il diritto a sognare ed a credere che tutto ciò che Egli ha promesso sicuramente avverrà.

PER MEDITARE E ATTUALIZZARE

  1. La Bibbia è scritta da un punto di vista: quello dei migranti, di coloro che lasciano la loro terra e vanno in cerca di un luogo dove potersi radicare. Un migrante fu il proto-patriarca e migranti gli Ebrei continuarono ad essere in moltissime circostanze. Il cristiano come deve pensare al rapporto con i migranti? Quale imperativo morale genera nella sua coscienza il Volto di un Dio che si fa primo alleato di un migrante?

  2. La storia di Abramo esprime il bene primario dell’alleanza con Dio, senza la quale egli non avrebbe avuto né presente, né futuro. Un simile rapporto come colpisce il nostro stile di vita tanto individualistico?

PER PREGARE

Signore regalaci un sogno: quello di credere alla libertà.
Signore regalaci una strada: quella che apra sempre più vasti orizzonti.
Signore regalaci un compagno: uno con cui generare parole.
Signore regalaci la sete: quella che ci costringerà a non mollare mai la speranza.
Signore regalaci una terra: quella dove costruire la pace.
Signore regalaci dei figli: saranno per noi il riscatto della gioia.
Signore regalaci una Memoria: quella di credere alla tua Promessa.
Uscire dal tempio e abitare la cittá
PIANO DI LAVORO 2015-2016

 

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