Razzismo negli stadi, l’Italia non ne guarirà

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Nel momento in cui, di fronte al foglio bianco, c’è il tentativo di organizzare le idee per provare a parlare di razzismo negli stadi di calcio gli episodi si accavallano a decine, centinaia, così come i “mai più”, i “tolleranza zero” proclamati dai governanti di turno del mondo del pallone. Giornate di sensibilizzazione, squalifiche delle curve e dei campi, iniziative nelle scuole. Ma c’è un grande non detto che sta a monte di tutto e che condiziona ogni ragionamento successivo: buona parte degli italiani non considera tutto ciò razzismo.

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Se non soffri non sei un profugo

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Nel dibattito politico in Italia capita spesso che a furia di sentir ripetere argomentazioni illogiche la gente si abitui e le consideri sensate. Già sembra essere comunemente accettata l’idea che di fronte all’alternativa tra salvare una persona che sta annegando o lasciarla annegare possa esistere una terza via (anche se finora non ho trovato nessuno che mi abbia saputo spiegare quale sia). Nelle ultime settimane mi è capitato più volte di leggere e sentire il tormentone su immigrati e profughi che nei centri di accoglienza giocano a calcio. Come se questo bastasse di per sé a dimostrare che non provengono da situazioni di pericolo; come se chi ha visto e subito qualcosa di orribile perdesse di colpo la capacità di praticare qualunque sport. Continua a leggere