Petali di saggezza. Una recensione di Tudor Petcu

Una delle grandi gioie che mi hanno avvolto in questi giorni, ancora dominata dalla spietata dittatura del virus Covid 19, è l’apparizione del volume di salmi “Dialogo verticale” elaborato con misteriosa maestria dalla poetessa Liliana Petcu sotto l’egida della casa editrice Etnous di Brasov.

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Elementi di spiritualità nel pensiero di Dimitrie Cantemir

Il dottor Tudor Petcu ci invia un suo breve saggio che volentieri pubblichiamo su un grande pensatore rumeno, Dimitrie Cantemir. Dimitrie Cantemir (Silișteni, 26 ottobre 1673 – Dmitrovsk, 21 agosto 1723) è stato un letterato, filosofo, storico, compositore, musicologo, linguista, etnografo e geografo. Di estrazione popolare, fu, per due brevi periodi, voivoda della Moldavia (nel periodo marzo-aprile 1693 e tra il 1710 e il 1711).

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L’aquila. Favole di Gotthold Ephraim Lessing

Tudor Petcu, nell’intento di far conoscere e gustare a piccoli brani la bellezza della cultura tedesca, ci propone una sua traduzione di alcune favole di Gotthold Ephraim Lessing. Gotthold Ephraim Lessing (1729-1781), esponente di punta dell’illuminismo tedesco, letterato, drammaturgo, critico letterario, pensatore di una profonda religiosità laica, scrisse tragedie e commedie tra cui: Miss Sara Sampson (1755), Emilia Galotti (1772), Nathan il saggio (1779, fiaba drammatica in endecasillabi sciolti). Lessing pubblicò le Favole in tre libri nel 1759. Al genere, che non abbandonerà sino agli ultimi anni, s’era dedicato con studi ed esercizi di composizione già adolescente, sospinto dal gusto dell’epoca ma anche in opposizione ad esso. La moda corrente preferiva la favola alla La Fontaine, lunga, in versi, moraleggiante; Lessing componeva invece favole alla Esopo, in prosa, con personaggi animali, di brevità fulminante. Ciascuno dei tre libri si compone di trenta favole.

L’aquila

All’aquila è stato chiesto: “Perché stai alzando i cuccioli così in alto nell’aria?”
L’aquila rispose: “Avresti il ​​coraggio di crescere così vicino al sole se ti portassi su in profondità sulla terra?”

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Buddenbrook. Decadenza di una famiglia (Buddenbrooks. Verfall einer Familie)

Tudor Petcu, il nostro collaboratore, che abbiamo imparato a conoscere per le belle interviste e i testi suggestivi su temi religiosi, su aspetti particolari delle varie comunità, su argomenti culturali e filosofici, è allo stesso tempo professore di lingua tedesca a Bucarest. Comincerà a tradurre per il nostro blog alcuni frammenti letterari e filosofici tedeschi in italiano, mettendo in questo modo in evidenza la bellezza della cultura tedesca.

I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia (in tedesco Buddenbrooks. Verfall einer Familie) è il primo romanzo dello scrittore tedesco Thomas Mann, pubblicato a ventisei anni, nel 1901. Descrive la progressiva rovina di un’agiata famiglia della borghesia mercantile di Lubecca nel corso di quattro generazioni, negli anni dal 1835 al 1877, ritraendo lo stile di vita e i valori morali della borghesia anseatica. Mann trasse profonda ispirazione dalla propria storia familiare e dal milieu sociale che frequentò in gioventù.

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La storia della letteratura ungherese. Intervista di Tudor Petcu a Peter Demeny

L’intervista che ci invia l’amico Tudor Petcu è a Péter Demény (Cluj-Napoca, 24 luglio 1972), un poeta, scrittore ed editore. Nel 1990 si è diplomato alla Samuel Brassai Theoretical High School. Tra il 1990 e il 1995 si è laureato presso il Dipartimento Ungherese-Rumeno dell’Università Babeș-Bolyai. Dal 1995 al 1999, direttore della casa editrice Kriterion di Cluj-Napoca. Tra il 1999 e il 2002, è stato il principale collaboratore del quotidiano della Transilvania, The Chronicle. Tra il 2002 e il 2003, caporedattore del Transylvanian Report Weekly. Dal 2003 al 2008 ha lavorato come caporedattore della casa editrice Polis a Cluj-Napoca, e dal 2008 è stato redattore di saggio della rivista trasparente trasparente di Tisza. Dal 2001 insegna come insegnante a contratto presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Babeș-Bolyai.

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«Il luogo in cui abbiamo ragione», di Yehuda Amichai

Yehuda Amichai, all’anagrafe Ludwig Pfeuffer (Würzburg, 3 maggio 1924 – Gerusalemme, 22 settembre 2000), è stato un poeta e scrittore israeliano. Amichai è considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno, ed è stato uno dei primi a scrivere poesia in ebraico colloquiale. I suoi scritti hanno spesso come argomento i problemi e le situazioni della vita quotidiana e sono meno palesemente letterari di quelli di molti poeti di lingua ebraica del XIX secolo come Hayyim Nahman Bialik. Le sue poesie sono caratterizzate da una gentile ironia e dal dolore per un amore rovinato. L’amore per la gente, per la religione, per la propria terra, soprattutto l’amore per la città di Gerusalemme.

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«Qualunque cosa rechi questo giorno» di Dietrich Bonhoeffer

Dietrich Bonhoeffer, preghiera per i compagni di prigionia, Natale 1943.

Al cominciar del giorno, Dio, ti chiamo.
Aiutami a pregare
e a raccogliere i miei pensieri su di te;
da solo non sono capace.

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«La scrittura delle scarpe» di Paolo Rumiz

Una conferenza-racconto su viaggi fatti a piedi, in barca, in treno o a bordo di un bus, e sui disparati tipi di incontri che si fanno per terra o per mare, incontri di Russia e di Medio Oriente, nel Caucaso o sul Mediterraneo. Storie per spiegare che l’uomo che abita l’insicurezza globale ha bisogno, per conoscersi e diventare adulto nel senso patriarcale (biblico) del termine, di muoversi da nomade, nella convinzione che a farlo guarire sarà l’esplorazione del “fuori” da sé, piuttosto che del “dentro” della sua anima.
Anziché calare delle sonde dentro il suo insondabile inconscio, gli converrà insomma viaggiare per capire chi è – così propone Paolo Rumiz.
Il viaggio dunque come alternativa efficace alla psicanalisi.

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«Salmo 5» di Ernesto Cardenal

Ernesto Cardenal è stata una figura imponente nella politica, nella letteratura, nella religione e nell’arte del Nicaragua. Uno dei fondatori della teologia della liberazione, ministro della cultura nicaraguense sotto il governo sandinista e candidato al premio Nobel per la letteratura, Cardenal è deceduto a 95 anni il primo marzo 2020. In questo filmato del 2006, il sacerdote legge la sua poesia classica “Salmo 5”.

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Lo starec Zosima (F. Dostoevskij)

da Santa-rus.com, La Santa Rus’. Grazia e bellezza nell’incontro con la Santa Rus’.

Il vecchio starec Zosima è uno dei personaggi più affascinanti de “I fratelli Karamazov” di F. Dostoevskij. Si tratta di una figura che probabilmente rispecchia in sé tutti i volti di quegli starcy che il romanziere russo aveva incontrato e frequentato nella sua vita, volti che così tanto lo attraevano. E’ probabile che lo sguardo di fedele ammirazione con cui Alëša, il più giovane dei fratelli Karamazov, guarda lo starec Zosima sia lo stesso sguardo di Dostoevskij. Un brano, quello proposto, tratto appunto da “I fratelli Karamazov” che bene introduce allo starcestvo (paternità spirituale) del monachesimo russo.

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Padre Jakov (A. Chekov)

da Santa-rus.com, La Santa Rus’. Grazia e bellezza nell’incontro con la Santa Rus’.

Con questo post cominciamo un viaggio tra le figure di monaci, vescovi, preti e diaconi protagonisti, primari o secondari, di opere della letteratura russa.

La prima figura è quella di padre Jakov, un prete di campagna protagonista di un racconto di Anton Cechov . Una storia molto interessante che dovrebbe insegnarci a non giudicare mai un prete dalle apparenze.

Dove possibile, al testo italiano seguirà il testo originale in russo.

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Scoprire Cristo tramite Dostoevskij. Tat’jana Kasatkina ospite di #SOUL

Tat’jana Kasatkina è una letterata di primo piano in Russia, un’accademica, e la più grande studiosa al mondo di Dostoevskij. Cristiana ortodossa, ha scoperto la fede in una cultura atea proprio leggendo L’Idiota del maggior classico russo.

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La personalità filosofica di Mihai Eminescu

Mihai Eminescu ha avuto un ruolo decisivo e persino decisivo nell’evoluzione della cultura rumena, soprattutto se consideriamo il fatto che non ha scritto per la gloria quotidiana specifica del tempo in cui ha vissuto, ma per la gloria dello Spirito nell’eternità. Come la maggior parte di coloro che volevano e erano in grado di compiere lotte esorcizzanti per raggiungere la dimensione poetica e catapatica della cultura rumena e delle sue basi, ha scelto di cantare quella sinfonia della sofferenza per la gioia, così caratteristica del nostro background di identità. E quando lo diciamo, comprendiamo il destino del nostro paese come popolo, la nostra evoluzione storica, che, in un certo senso, ha permesso alla sofferenza e al sacrificio di diventare le virtù fondamentali dei rumeni, che erano così ben utilizzati in molti dalle opere letterarie nello spazio rumeno.

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Il vangelo come verità pubblica

La Bibbia, o Sacra Scrittura, è sempre stata considerata nel mondo cristiano come il libro dei libri, o il primo di tutti i libri scritti.

Generazioni di persone illuminate nella mente e nell’anima hanno cercato di trasmettere il messaggio scritturale a tutto il mondo attraverso diversi canali di comunicazione, ognuno dei quali specifico per un’era particolare, ma anche in diversi paradigmi interpretativi come teologico, letterario, artistico o filosofico.

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C’è una vita dopo la nascita?

dal profilo facebook di madre Teodora Tosatti, presbitera presso la Chiesa Cristiana Vetero Cattolica.

Nella Commemorazione dei Defunti vi ripresento un ‘classico’ rielaborato a opera di H. J. M. Nouwen.

Due feti gemelli conversano nella pancia della loro madre: «Dimmi, ma tu ci credi in una vita dopo la nascita?» chiede uno dei gemelli.

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abramolevi.it

da Abramolevi.it, il sito dell’associazione Archivio Abramo Levi.

Segnaliamo l’utile e ricco sito sito dell’associazione Archivio Abramo Levi che raccoglie e rende fruibili gli scritti di e su don Abramo Levi, sacerdote della diocesi di Como, assistente delle ACLI di Sondrio, fine intellettuale, insegnante, amico fraterno di padre David Maria Turoldo. Di seguito riportiamo la presentazione dell’associazione e la biografia di don Abramo presenti sul sito.

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“I ponti”. Un racconto di Ivo Andrić (1963)

Ivo Andric fu uno dei maggiori rappresentanti delle letterature slave novecentesche. Nato nel 1892 nelle vicinanze di Travnik (Bosnia), è appunto alle lontane e complesse vicende storiche del suo paese che Andric dedicò la propria attenzione di scrittore dalla forte impronta realistica. Durante gli anni che precedettero il primo conflitto mondiale e la costituzione dello Stato iugoslavo aderì al movimento irredentista serbo e per questo venne condannato anche al carcere e al confino. In seguito si dedicò alla carriera diplomatica, soggiornando in diverse città europee, e approfondendo nel frattempo la vocazione letteraria. Risale agli anni Trenta la pubblicazione di alcuni volumi di novelle e al 1945 quella dei due romanzi maggiori, La cronaca di Travnik e Il ponte sulla Drina. Dopo la Seconda guerra mondiale Andric continuò la sua attività di scrittore e nel 1961 venne insignito del premio Nobel. Morì a Belgrado nel 1975.

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Il primo ponte del mondo. Da “Il ponte sulla Drina” di Ivo Andrić

Il ponte sulla Drina (titolo originale: На Дрини Ћуприја / Na Drini Ćuprija) è un romanzo scritto da Ivo Andrić tra il 1942 e il 1943 e pubblicato nel 1945. Fu il romanzo d’esordio di Andrić, che fino ad allora aveva scritto e pubblicato solo numerosi racconti brevi. Il romanzo è caratterizzato da una prosa lenta ma vigorosa e da uno svolgimento che abbraccia diversi secoli: la trama si svolge infatti partendo dall’inizio del XVI secolo e giungendo fino alla Prima guerra mondiale. Il protagonista del romanzo è il ponte sul fiume Drina (Ponte Mehmed Paša Sokolović) situato nella cittadina di Višegrad, località che si trova nella parte orientale della Bosnia, al confine con la Serbia. Il ponte fu costruito su ordine di Mehmed Pașa Sokolovič, che da ragazzino fu rapito dalla zona di Višegrad (1516) e portato a Istanbul dove, dopo anni di addestramento militare, vestì dapprima la divisa dei giannizzeri e divenne poi visir, inviato durante il regno di Solimano il Magnifico nella zona di origine.

Tramite una serie di racconti e aneddoti ambientati sullo sfondo e spesso sopra il ponte, Andrić traccia la storia di Višegrad e della Bosnia stessa, area costantemente al confine tra Impero ottomano ed Europa, tra cultura orientale e religione musulmana e cultura occidentale e cristiana. Il romanzo è una lettura importante per la comprensione della storia dei Balcani.

Il brano proposto si trova al capitolo XVI del romanzo.

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Un ricordo di Alda Merini a dieci anni dalla morte

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Dieci anni fa, il primo novembre del 2009, moriva a Milano Alda Merini. La vogliamo ricordare con questa intervista fatta qualche anno prima.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Così, in una splendida poesia, Alda Merini parla di sé. L’ho sempre letta e seguita e mi intrigava conoscere quella che, a giudizio di moltissimi, è la più grande poetessa del nostro paese, più volte candidata al Nobel per la letteratura. E così un giorno mi sono recato ai Navigli, la zona di Milano dove abita.

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