Il dott. Tudor Petcu ci invia un’intervista a una poetessa rumena, Silvana Andrada Tcacenco, che volentieri pubblichiamo.
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Il miracolo della Parola. Bibbia, poesia e rivoluzione nel Dottor Živago di Boris Pasternak. Una conferenza di Adalberto Mainardi
da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.
Nell’ambito del ciclo di letture bibliche su Bibbia e letteratura, l’Associazione “Biblioteca Salita dei Frati” ha organizzato martedì 5 dicembre 2017 la conferenza di Adalberto Mainardi sul tema Il miracolo della Parola. Bibbia, poesia e rivoluzione nel Dottor Živago di Boris Pasternak Introduce Fernando Lepori.
Padre Turoldo. Un credente che passava frontiere
da Aclilombardia.it, ACLI Lombardia APS, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani Lombardia.
Insieme al seguente articolo di Daniele Rocchetti segnaliamo l’archivio audio di omelie di p. David Maria Turoldo messo a disposizione dal sito delle ACLI di Bergamo: Aclibergamo.it.
Paolo Giuntella, amico e maestro di David Sassoli, amava ricordare che nel Libro della giungla di Rudyard Kipling, il cucciolo d’uomo Mowgli riesce a vincere l’arrogante e terribile tigre Shere Khan con il fiore rosso, il fuoco, un tizzone ardente.
Il passaggio, di generazione in generazione, del tizzone ardente, del fuoco della fede, del fuoco interiore, è la strada, il cammino del popolo di Dio, da Abramo a oggi. Non è la potenza delle pietre dei templi, la forza delle istituzioni umane, ad assicurare al popolo di Dio il suo avvenire, ma il passaggio di generazione in generazione, da persona a persona, di questo tizzone ardente, del fiore rosso della testimonianza.
Perché tutto il popolo della Bibbia è un grande movimento biografico. Così la storia del popolo di Israele e la storia della Chiesa: un movimento di persone. E’ il mistero dell’incarnazione storica della parola di Dio. Ecco perché i testimoni diventano cruciali: rendono evidente l’umanità del Vangelo, oltre gli stretti recinti confessionali.
Sono loro: Franz Jaegerstatter, Primo Mazzolari, Emmanuel Mounier, don Lorenzo Milani, Charles de Foucauld, Thomas Merton, Annalena Tonelli, don Tonino Bello e tutte le sconosciute e gli sconosciuti, veri e propri “santi minori” che rendono viva e vera la vicenda di Gesù e raccontano con la loro vita la bellezza dell’avventura cristiana.
Il corteo di credenti e testimoni che hanno impresso la loro traccia sulle strade del nostro tempo è affollato. Un corteo di cui dovremmo essere orgogliosi.
Padre David Maria Turoldo, di cui domenica prossima ricorderemo il trentesimo anniversario della morte, era uno di questi.
«Epifania del Signore». Una poesia di p. David Maria Turoldo
David Maria Turoldo (1916-1992) è stato un frate dell’Ordine dei Servi di Maria e un poeta che ha saputo tradurre in versi i sentimenti più intimi del cuore umano. Definito “coscienza inquieta della Chiesa” trasforma questa inquietudine in parole che penetrano, come lama affilata, nell’animo di chi legge. Nella poesia dal titolo Epifania, particolarmente suggestiva e profonda, si sofferma sui Magi, “naufraghi sempre in questo infinito”, e li definisce come “i santi più nostri”, in quanto “pellegrini del cielo”: essi sono “l’anima eterna dell’uomo che cerca”.
«Pesi e misure». Una poesia di Gianni Rodari
Non puoi pesare in metri
né il pane né il panettone,
né misurare in litri
l’altezza del Resegone …
«Corriamo insieme». Una poesia di Ania Ziemba
Tudor Petcu ci ha inviato un testo poetico di Ania Ziemba, studentessa presso il Liceo Little London International Academy, Romania.
La Giornata della lingua rumena. Un articolo pubblicato su “Timeless Magazine”
La rivista “Timeless Magazine” del Liceo Little London International Academy, di Bucarest in Romania, offre la possibilità agli studenti di far conoscere i loro talenti, le loro capacità artistiche, tutte queste essendo rappresentate da creazioni poetiche, saggi filosofici, riflessioni personali e così via. È una rivista incentrata sugli sviluppi intellettuali e creativi degli studenti, incoraggiando la diversità dei punti di vista, certamente, alla luce dei diversi argomenti.
Oggi, la Giornata della lingua rumena si è trasformata in un momento di consapevolezza della necessità di prevenire il processo del suo degrado. La cura per la parola deve esistere in ogni contesto, e la lingua rumena lo merita, merita il rispetto guadagnato nella storia, senza che questo rispetto si opponga all’evoluzione, alla “modernizzazione”. Anche la scuola Little London sostiene e lotta per un linguaggio pulito, corretto, vivo e autentico. Oggi si è parlato della PAROLA, dei suoi significati, dei SENSI.
Due poesie in apparente antitesi: «Alla formica» e «Rivoluzione» di Gianni Rodari
Due poesie in apparente antitesi, in cui Rodari si conferma un genio della narrazione a scopo educativo.
Nella prima la formica cattivella di Esopo e di La Fontaine, che nega un aiuto alla bisognosa cicala, rea di non aver fatto provviste in tempo, ma di aver allietato col suo canto l’estate.
Arte come terapia o sinfonia della vita. Un articolo di Tudor Petcu sull’artista georgiana Gvinina
Posso dire senza esitazione che il mio percorso biografico è stato segnato da benedetti incontri con spiriti eccezionali del mondo contemporaneo di cui ho parlato più volte. Non potrei mai dimenticare il grande impatto che ebbe su di me il filosofo belga Jean-Claude Polet, che mi colpì con la sua stessa cultura dell’umiltà, o lo scrittore francese Alain Durel, radicato nelle tentazioni dell’ethos monastico del Monte Athos, che mi fece capire l’inconveniente di essere tiepidi davanti a Dio.
Mi riferisco al fascino dialogico nel mondo delle idee che abbracciava l’Essere esiliato in assenza di grandi interrogativi, e il ruolo di ogni incontro ideativo è accarezzare un tale Essere che ancora non sa vivere in se stesso.
A partire da questa realtà interiore in cui mi immergo con tutta la sacra gioia di cui sono capace, vorrei fare riferimento a una personalità molto speciale che ho incontrato nel meraviglioso mondo delle idee e degli ideali. Mi riferisco a Nanuka Tchkuaseli, con lo pseudonimo letterario Gvinina, poetessa e pittrice rappresentativa della giovane generazione.
«Uomini», di Evgenij Aleksandrovič Evtušenko
Evgenij Aleksandrovič Evtušenko, nato Gangnus (in russo: Евгений Александрович Евтушенко; Zima, 18 luglio 1932 – Tulsa, 1º aprile 2017), è stato un poeta e romanziere russo.
«Fiore grigio». Una poesia di Alexandru Jibleanu
Tudor Petcu ci ha inviato un testo poetico di Alexandru Jibleanu, studente nella decima classe presso il Liceo Little London International Academy, Romania.
Cara mamma, quanto mi hai fatto?
Con il profumo dei fiori
Il cielo è vuoto, quante stelle sono cadute,
I suoi occhi scintillanti,
«Invidia». Una poesia di Alexandru Jibleanu
Tudor Petcu ci ha inviato un testo poetico di Alexandru Jibleanu, studente nella decima classe presso il Liceo Little London International Academy, Romania.
«Ansia». Una poesia di Alexandru Jibleanu
Tudor Petcu ci ha inviato un testo poetico di un altro suo studente, Alexandru Jibleanu, studente nella decima classe presso il Liceo Little London International Academy, Romania.
La pioggia che batte sulla mia finestra come la mia unica luce è la luna.
La mia gamba si muove su e giù mentre alcune nuvole fanno andare la mia luce presto.
«Ultimo tango a Sarajevo» di Izet Sarajlić. Due ricordi e una poesia per Jovan Divjak
Jovan Divjak (1937-2021): una vita per la multiculturalità. Storia del generale che difese Sarajevo
Il “generale”, come lo chiamavano i molti che gli dovevano la vita per aver difeso Sarajevo durante il lungo assedio, era passato dal Festival dei Diritti Umani in una bella giornata di aprile. In faccia il perenne sorriso malizioso di un vecchio saggio che ne aveva viste di tutti i colori. Jovan Divjak si rabbuiava quando parlava dell’assedio di Sarajevo: non una guerra civile, diceva, ma una guerra contro i civili. Dopo gli orrori nazionalisti si dedicò a ricostruire la convivenza inter-etnica della Bosnia, a partire dai giovani. Intervista di Danilo De Biasio Riprese e montaggio di Alex Villamira – Fairy Tails Milano Traduzione di Laura Signori
“Padre mio, mi sono affezionato alla terra”. Poesia di Mario Luzi
“Padre Mio, mi sono affezionato alla terra” è testo composto dal grande poeta italiano Mario Luzi, assieme ai commenti e alle meditazioni della Via Crucis presieduta da papa Giovanni Paolo II per il Venerdì Santo del 1999, a Roma, al Colosseo. E’ stato lo stesso Karol Wojtyla a invitare Luzi a scrivere le splendide composizioni, tra prosa e poesia. Il brano è meglio conosciuto con il titolo Gesù e la terra degli uomini ed è stato composto da Mario Luzi a commento del passo del Vangelo secondo Matteo 27,33-35, ovvero del passo relativo al Golgota. Il poeta ipotizza un dialogo di Gesù con Dio, poco prima della crocifissione.
Tienimi L’ultimo posto, Dio. di Patrizio Righero (Eric Pearlman)
Tienimi L’ultimo posto, Dio. di Patrizio Righero (Eric Pearlman). voce narrante Nino Castorina
Video poesia Paolo Nel Vento.
«Babij Jar», di Evgenij Aleksandrovič Evtušenko
L’annientamento della popolazione ebraica sul posto, al di fuori dei campi di sterminio, che i nazisti perpetrarono nella loro avanzata verso est dal mar Baltico al mar Nero, copre numericamente quasi la metà della Shoah. Babij Jar è un burrone non lontano da Kiev che, quando i tedeschi occuparono la città ucraina nel settembre del 1941, divenne la tomba della popolazione ebraica residente. E di intellettuali, partigiani ucraini, soldati prigionieri, addirittura calciatori della Dinamo che non si erano voluti far battere dalla squadra delle Forze Armate tedesche, ladri comuni, decine di migliaia di rom. A questo luogo, o meglio a ciò che rappresenta, Evgenij A. Evtušenko dedicò un poema, i cui versi sono stati immortalati dalla loro inclusione nella sinfonia n° 13 di Dmitrij D. Šostakovič. Poiché la sua intenzione era di rendere omaggio alle vittime innocenti non solo del nazismo, ma anche dello stalinismo, Šostakovič chiese poi a Evtušenko altri testi da introdurre nella sinfonia, che furono poi modificati su pressione di Nikita Chruščëv: “Vorrei scrivere una sinfonia per ciascuna delle vittime, ma è impossibile ed è per questo che dedico a tutte loro la mia musica”.
Poemi giapponesi
Il nostro collaboratore Tudor Petcu ha appena cominciato un nuovo progetto per il blog “La Bottega di Nazareth”, cominciando a tradurre alcuni poemi giapponesi TANKA e HAIKU. Il suo desiderio è quello di far conoscere attraverso il blog la profondità della cultura giapponese. In questo momento Tudor sta imparando la lingua giapponese, sperando di diventare nel più breve tempo possibile anche insegnante di giapponese nel suo paese. Ci invia alcuni poemi da lui tradotti, mettendo a disposizione anche l’originale giapponese.
Il TANKA (letteralmente poesia breve ), genere tradizionale di poesia giapponese, appartiene assieme all’haiku, di cui è l’antecedente, al Waka ( la poesia giapponese vera e propria ). Il Tanka è un componimento nato nel V secolo D.C.. Grazie alla sua versatilità e alla pratica ininterrotta, non ha mai subito variazioni nel corso dei sedici secoli della sua storia. Ma a partire sopratutto dal XVII secolo, i primi tre versi iniziarono ad essere usati come poesia a se stante , dando così vita all’HAIKU.
L’HAIKU, la forma di poesia giapponese più conosciuta in Occidente, si diffuse in Giappone dal XVII secolo in poi e deriva dal Tanka. É una forma poetica che ha una struttura molto semplice: è formato da diciassette sillabe, suddivise in tre versi rispettivamente di 5-7-5 sillabe. Ciò deriva dal concetto che ogni emozione è un indivisibile e perfetto insieme che può essere espresso da poche, significative parole. L’Haiku è poesia di concentrazione. Gli haiku seguono le regole di metrica e di sillabazione di cui sopra. L’Haiku è un componimento dell’anima, è come un attimo di vita che diventa verso.
BarbaSophia – Filosofie cristiane e nuove teologie nel ‘900: Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) e il cristianesimo umano e resistente
da BarbaSophia, il canale YouTube in cui il prof. Matteo Saudino spiega e racconta concetti e storia della filosofia.
Dietrich Bonhoeffer (Breslavia, 4 febbraio 1906 – Flossenbürg, 9 aprile 1945) è stato un pastore luterano, un professore universitario con un dottorato in teologia, un pioniere del movimento ecumenico, uno scrittore prolifico, un poeta e una figura centrale nella lotta contro il regime nazista. La sua dottrina ha costituito una netta inversione della rotta teologica: all’abitudine di contestare il mondo in nome di Dio Bonhoeffer ha sostituito la contestazione di Dio in nome del mondo “divenuto adulto”, ponendo i presupposti per le teologie della secolarizzazione, della rivoluzione e, in qualche modo, anche della teologia della “morte di Dio”. La morale per Bonhoeffer non si basa sul concetto astratto del bene, ma su quello che realisticamente aderisce alla storia, soprattutto facendosi carico del destino di tutti: è il concetto di “sostituzione”, che caratterizza sia la dottrina sia la personale testimonianza di Bonhoeffer
Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) e il cristianesimo umano e resistente
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The White Tiger / La tigre bianca. Una poesia di R. S. Thomas
Ronald Stuart Thomas, noto come R. S. Thomas (Cardiff, 29 marzo 1913 – 25 settembre 2000), è stato un poeta e scrittore gallese ed un ecclesiastico della Chiesa Anglicana.
R. S. Thomas nacque a Cardiff, figlio unico di Hubert Thomas e Margaret Davis. Grazie ad una borsa di studio nel 1932 iniziò i corsi di Letteratura Classica all’Università del Galles del Nord a Bangor. Studiò quindi Teologia e fu ordinato sacerdote della Chiesa del Galles. Dal 1936 al 1940 diventò curato di Chirk (Denbighshire), deve incontrò la futura moglie, Mildred Eldridge, un’artista inglese, che sposò nel 1940. Per 12 anni dal 1942 al 1954, Thomas fu rettore a Manafon (Montgomeryshire): qui cominciò a studiare la lingua gallese e pubblicò i suoi primi tre volumi di poesia: The Stones of the Field, An Acre of Land e The Minister. La notorietà la raggiunse con la pubblicazione del quarto volume: Song at the Year’s Turning. A partire dagli anni ’60 lavorò sempre più attivamente a fianco alla comunità di madre lingua gallese e pubblicò due volumi di prosa in lingua gallese: Neb (Nessuno) e Blwyddyn yn Llӯn (Un anno in Llӯn). Dal 1967 al 1978 fu vicario della Chiesa di St Hywyn’s ad Aberdaron, nella penisola di Llŷn.
Le opere di Thomas riflettono il suo interesse per il paesaggio e per la gente del Galles. La bellezza della campagna non è mai vista come un compenso al duro e monotono lavoro nei campi: questa sua visione della vita agreste diventa una sfida ai poeti contemporanei di lingua inglese, in particolare, l’opera di R.S. Thomas è stata vista in antagonismo con la poesia di Dylan Thomas, il più famoso tra i poeti a lui contemporanei. Amava anche sperimentare la pubblicazione di poesie unite ad opere di arte figurativa.
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