I primi 75 anni di «Von guten Mächten» («Mirabilmente protetti da forze buone»)

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Messo in prigionia dalla Gestapo il teologo protestante luterano Dietrich Bonhoeffer scrisse, settantacinque anni fa, un testo diventato poi una canzone religiosa, tra le più suonate nel XX secolo: «Von guten Mächten».

Le linee melodiche scelte per affiancare le parole profetiche di Bonhoeffer sono oggi contenute tra le pagine di calendari, di innari e di spartiti musicali per orchestre.

Un testo, che per la sua dimensione intrisa di speranza e di fiducia per l’Amore di Dio, è oggi utilizzato in particolar modo per canti natalizi e come buon auspicio per l’anno nuovo ma anche per liturgie, funerali e per battesimi.

Perché «Mirabilmente protetti da forze buone» scritto da Bonhoeffer in un’epoca buia e in una situazione terribile e di privazione della libertà, ci invita tutti alla serenità e ci conforta.

Von guten Mächten treu und still umgeben
behütet und getröstet wunderbar, –
so will ich diese Tage mit euch leben
und mit euch gehen in ein neues Jahr;

noch will das alte unsre Herzen quälen,
noch drückt uns böser Tage schwere Last,
Ach Herr, gib unsern aufgeschreckten Seelen
das Heil, für das Du uns geschaffen hast.

Und reichst Du uns den schweren Kelch, den bittern,
des Leids, gefüllt bis an den höchsten Rand,
so nehmen wir ihn dankbar ohne Zittern
aus Deiner guten und geliebten Hand.

Doch willst Du uns noch einmal Freude schenken
an dieser Welt und ihrer Sonne Glanz,
dann woll´n wir des Vergangenen gedenken,
und dann gehört Dir unser Leben ganz.

Laß warm und hell die Kerzen heute flammen,
die Du in unsre Dunkelheit gebracht,
führ, wenn es sein kann, wieder uns zusammen!
Wir wissen es, Dein Licht scheint in der Nacht.

Wenn sich die Stille nun tief um uns breitet,
so laß uns hören jenen vollen Klang
der Welt, die unsichtbar sich um uns weitet,
all Deiner Kinder hohen Lobgesang.

Von guten Mächten wunderbar geborgen
erwarten wir getrost, was kommen mag.
Gott ist bei uns am Abend und am Morgen,
und ganz gewiss an jedem neuen Tag.

Attorniato da buone forze, sicure e serene, mirabilmente protetto e confortato, così vivrò questi giorni con voi e con voi inizierò un nuovo anno.

Ancora il nostro vecchio cuore ci tormenta, ancora ci opprime il peso dei giorni cattivi. Oh, Signore, dai alle nostre anime angosciate la salvezza, per la quale ci hai creati.

E porgi a noi il calice pesante e amaro della sofferenza, pieno sino all’orlo, affinché lo prendiamo con gratitudine e senza tremare dalla tua mano buona e amabile.

Ma poi ci darai di nuovo gioia su questa terra, e lo splendore del sole, e allora ripenseremo al passato e tutta la nostra vita sarà tua.

Fa che quest’oggi rifulgano, calde e luminose, le candele che tu hai portato nella nostra oscurità. Guidaci, se possibile, ancora tutt’insieme. Sappiamo che la tua luce risplende nella notte.

Quando il silenzio si diffonde profondo intorno a noi, fa che sentiamo quel suono pieno del mondo che invisibile si spande intorno a noi, il canto di lode di tutti i tuoi figli».

Mirabilmente protetti da forze buone aspettiamo fiduciosi quello che verrà. Dio è al nostro fianco, mattina e sera, e sicuramente in ogni nuovo giorno.

Era il 19 dicembre del 1944 quando il teologo protestante Bonhoeffer scrisse il poema in una prigione di Berlino. Il testo fu poi messo in musica 15 anni dopo. Si tratta delle ultime parole scritte dal teologo, prima della sua esecuzione. Le sette strofe contenute nel testo dal sapore fortemente spirituale, erano in realtà state scritte (come auguri di Natale) nell’ultima lettera che Bonhoeffer scrisse alla sua amata Maria von Wedemeyer .

Già torturato Bonhoeffer era consapevole della sua sorte, che sarebbe stato condannato a morte. Era l’8 ottobre 1944 quando fu portato nella prigione sotterranea dell’ufficio principale della sicurezza del Reich a Prinz-Albrecht-Strasse in connessione con l’attentato a Hitler del 20 luglio 1944. Il 7 febbraio 1945 il regime lo trasferì poi nel campo di concentramento di Flossenbürg in Baviera.

All’alba del 9 aprile 1945 fu impiccato all’età di 39 anni.

Gian Mario Gillio

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