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Il 6 agosto 1978, festa della Trasfigurazione, moriva Paolo VI. Per molti contemporanei si concludeva uno dei pontificati più complessi del Novecento, segnato dalle tensioni del post-Concilio, dalle contestazioni ecclesiali e dalle grandi trasformazioni della società occidentale. Per altri iniziava, forse, il tempo della sua vera ricezione.
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Moriva il 6 agosto di 42 anni fa papa Paolo VI, figura molto amata da Carlo Maria Martini e fonte di ispirazione per il suo modo di essere pastore della Chiesa, essendo tra l’altro un suo predecessore come arcivescovo di Milano. Tra i vari discorsi del Cardinale gesuita dedicati a Montini, segnaliamo dal nostro archivio un’omelia al Sacro di Varese, tenuta il 28 luglio 1990 e intitolata Rievocando la figura di Paolo VI.
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I lavori del Concilio Vaticano II iniziarono senza una chiara tabella di marcia e fu l’allora cardinale G.B. Montini, arcivescovo di Milano, a dare un decisivo contributo perché assumessero presto la direzione ecclesiologica.
La santa Chiesa dev’essere l’argomento unitario e comprensivo di questo Concilio; e tutto l’immenso materiale preparato dovrebbe compaginarsi attorno a questo ovvio e sublime suo centro.
Così scriveva in una lettera destinata al papa Giovanni XXIII e datata 18 ottobre 1962.
Dopo la morte del cardinale Schuster, il 30 agosto 1954, Pio XII nominò monsignor Montini arcivescovo di Milano. Di fatto fu un allontanamento da Roma: a Pacelli non piacque l’atteggiamento del suo collaboratore nei confronti della situazione politica italiana: troppo vicino a De Gasperi e troppo poco anticomunista, e forse con qualche contatto diplomatico segreto Oltrecortina. Pio XII non presiede la cerimonia di consacrazione, manda solo un radiomessaggio «al suo fedele collaboratore» benedicendo il «novello Pastore».
La decisione di Pacelli poneva tuttavia il prelato cinquantasettenne alla testa della più importante diocesi del mondo, anche se non venne accompagnata dal cappello cardinalizio, tradizionalmente assegnato agli arcivescovi di Milano, né in seguito Pio XII tenne più concistori per creare nuovi cardinali.
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