Il tesoro dell’Ortodossia. Intervista di Tudor Petcu a Massimo Anichini

Pubblichiamo un’altra intervista a cura di Tudor Petcu a un ortodosso italiano, il fiorentino Massimo Anichini, che racconta il suo percorso spirituale, la sua conversione all’Ortodossia e i motivi delle sue scelte.

Le chiederei innanzitutto di dirmi come era Lei da punto di vista spirituale prima della sua conversione all’Ortodossia. Cosa lo ha deluso nel mondo cristiano in cui Lei è stato cresciuto?

Prima della conversione all’ortodossia ero una sorta di “ramingo” che vagavo nel mondo profano, in cui mi sentivo estraneo, alla ricerca di un “Luogo spirituale” in cui riposare.

Ho cominciato ad allontanarmi dalla fede Cattolica dopo la Cresima, non perché non mi piacesse il Cristianesimo ma per una certa banalizzazione di come viene vissuta l’esperienza religiosa. Senza nulla togliere ai molti religiosi cattolici che vivono sinceramente e profondamente la fede cristiana, normalmente si sta in Chiesa come si sta a scuola.

Mi sono interessato alle discipline orientali; ho seguito Yoga e poi più tardi le arti marziali cinesi, basate sulla medicina e filosofia cinese. Queste sono discipline psico-fisiche sicuramente utili per il mantenimento della salute; ma mi mancava un sostegno spirituale, in quanto, pur essendomi avvicinato alle religioni orientali non mi hanno mai convinto e non sono mai andato oltre ad un semplice interesse culturale della storia delle religioni (ho letto Mircea Eliade, Renè Guenon ed altri).

Pur essendomi convertito all’ortodossia circa 14 anni fa, il mio incontro con l’ortodossia è avvenuto ben prima. Il mio insegnante di Yoga, un tipo eclettico, saputo che mi recavo in Grecia per vacanza, mi consiglio di andare al monte Athos definendolo come il Tibet dell’occidente. E così feci … ricordo che il primo monastero visitato era quello russo (forse san Pantaleimon) dove sentii dei canti liturgici bellissimi. Allora non ero ancora pronto alla conversione, ma eventualmente questa esperienza ha poi dato i suoi frutti. Ho iniziato a frequentare le messe ortodosse alla chiesa russa di Firenze; anche se non capivo niente ho continuato ad andarci tutte le domeniche finché un italiano ortodosso mi ha consigliato di rivolgermi a padre Gheorghj, così alla fine mi sono convertito ufficialmente all’ortodossia.

Come descriverebbe Lei il suo incontro con l’Ortodossia e apprezzerei moltissimo se potesse dirmi quale fu la grande novità che ha scoperto nella Chiesa Ortodossa? Si potrebbe parlare anche di una sua rinascita spirituale nel mondo ortodosso?

E’ difficile rispondere a questa domanda; ma sicuramente l’incontro con l’ortodossia ha cambiato in meglio la mia vita. Mi ha dato maggiore forza e solidità morale che mi permette di cercare la strada verso la purificazione spirituale, anche se la strada è lunga ed irta di ostacoli.

Mi sono sposato con Oxana, una ragazza russa conosciuta in Chiesa durante il pellegrinaggio ad Amalfi. Per vicissitudini personali, difficili da spiegare, ci siamo allontanati dall’ortodossia ed io ero quasi sul punto di ritornare al cattolicesimo; ma alla fine, superate certe problematiche, siamo ritornati in Chiesa russa, dove ci sentiamo a casa.

Qual è per Lei il più importante significato della liturgia ortodossa? Le chiedo anche di spiegarmi come intende Lei la solennità della liturgia ortodossa dalla quale sono colpiti tanti occidentali che si sono convertiti all’Ortodossia?

La solennità della liturgia ortodossa, per me è da intendere come una  esteriorizzazione della preghiera interiore, tramite una concentrazione negli atti devozionali, preghiere e canti. In questo senso ritrovo un approccio orientale, inteso nel senso espresso dai padri della filocalia. Quando si entra in Chiesa si viene colpiti dai colori delle icone, dal profumo dell’incenso e dalle salmodie e canti sacre. Tutti questi stimoli sensoriali sono indirizzati a proiettarci in una dimensione spirituale per rendere efficaci le nostre preghiere.  Naturalmente, se si esegue o si segue la liturgia senza una concentrazione o impegno spirituale, da portare avanti ogni giorno nella vita quotidiana con la preghiera e con un comportamento retto, nulla vale la pompa magna della liturgia e questo vale sia per i fedeli che per i preti.

Un discorso a parte va fatto sulla lingua liturgica, che risulta essere un problema abbastanza importante per noi italiani, dato che le liturgie ortodosse sono celebrate in lingue slavo ecclesiastico, russo, romeno o greco a seconda della Chiesa e raramente in italiano. C’è una parte del clero che pensa ad un futuro maggiore utilizzo della lingua italiana nella liturgia anche perché avremo un numero sempre maggiore di credenti della seconda e terza generazione che studiando e lavorando in Italia avranno probabilmente una padronanza più scarsa della lingua madre. E’ vero che la chiesa assolve anche ad un importante ruolo di conservazione della propria identità etnica che dovrà essere conservata; ma al contempo si deve valorizzare il ruolo della Chiesa Ortodossa, depositaria di una verità cristiana sovranazionale: purtroppo le vicende della cronaca relative alla concessione dell’autocefalia concessa dal patriarca di Costantinopoli  all’Ucraina non va in questa direzioni e rischia di aprire scenari terrificanti.

Vista la sua conversione all’Ortodossia, potrebbe dire che Lei è ora anche un testimone della fede ortodossa, della retta fede in Italia?

Non mi sento un testimone della fede; sono solo un umile peccatore che cerca di trovare la via della salvezza dell’anima. Bisogna ricordarci che si commette peccato non solo con atti evidentemente peccaminosi, ma soprattutto con pensieri e gesti apparentemente innocui ma carichi di risentimenti, invidie o altre negatività. Come posso perciò considerarmi un testimone della fede. Inoltre, rifuggo dall’idea di convincere gli altri a convertirsi, perché solo il Signore può illuminare il percorso di un uomo. Tuttalpiù, se noi riusciamo a costruire un modesto percorso di fede coerente e silenzioso, forse potremo influenzare positivamente gli altri nei buoni propositi.

Se qualcuno le chiedesse di spiegare perché le redenzione si trova nella Chiesa Ortodossa, quali sarebbero i suoi argomenti? Nella sua prospettiva perché la verità si trova nella Chiesa Ortodossa più di quanto si possa immaginare?

Io, umile peccatore seguo l’ortodossia, ma rifiuto di proclamare la verità assoluta, perché mi porrei in una posizione di superiorità ed orgoglio di chi si sente di essere depositario dell’ unica Verità. Chi sono io per arrogarmi il diritto di fare tali proclami? Ricordo gli insegnamenti di padre Silvano di monte Athos, che ci invitava a pregare per tutti i fratelli. Naturalmente, è chiaro che  ho scelto l’ortodossia, perché credo che sia un percorso religioso che ci aiuta a seguire la via della purificazione spirituale e della salvezza dell’anima; ma non voglio pormi giudizi di merito.

Qual è il significato dell’Ortodossia russa in riferimento alla sua scelta di diventare ortodosso ma anche nel suo orizzonte spirituale? Come caratterizzerebbe la Russia ortodossa, in altre parole quale sarebbe la sua prospettiva da italiano ortodosso su di essa?

Quest’ultima domanda è complessa e richiede una risposta articolata, in quanto entrano in gioco fattori di interesse culturale, politico e personali non strettamente legati alla tematica religiosa. Sono stato sempre interessato a conoscere altre culture ed in particolare quelle culture dell’Est-Europa. Oltre alla lettura di libri ho avuto modo di andare in Grecia, Bulgaria, Romania, Russia. Dal punto di vista religioso ortodosso non ho preferenze etniche e trovo tutti luoghi che presentano interessanti testimonianze di vita cristiana.

Forse quest’anno andremo in pellegrinaggio in Georgia, organizzato dalla nostra parrocchia. In Romania sono stato solo nella zona del Maramures e non ho potuto visitare  famosi monasteri della Bucovina ed altre zone. Dal punto di vista religioso conosco meglio l’ortodossia russa avendo la moglie russa  e frequentando la parrocchia russa, ma non ho discriminanti culturali verso altre chiese ortodosse, anzi considero queste differenziazioni etniche una ricchezza dell’ortodossia.

Purtroppo come detto poco prima, la questione politica della concessione unilaterale da parte del patriarca di Costantinopoli dell’autocefalia alla chiesa ucraina ha fortemente inquinato e destabilizzato l’unità della chiesa. Tale concessione è un fatto di gravità inaudita perché soffia il fuoco in una situazione già infiammata da nazionalisti e fascisti che sono già pronti a cacciare con le minacce e con le bombe il clero ucraino ancora rimasto fedele al patriarcato russo. Questi atteggiamenti mi ricordano l’odio di una fedele ucraina di Lvov della chiesa uniate verso tutto ciò che è russo. Queste sono posizioni politiche che non hanno che fare con la dottrina della chiesa ortodossa.

Bisogna ricordare l’importanza del patriarcato di Mosca non solo dal punto di vista numerico, ma anche soprattutto per il rilevante ruolo storico assunto da Mosca di baluardo di salvaguardia dell’ortodossia in un periodo in cui Grecia, Bulgaria e Romania erano sotto il dominio diretto ed indiretto dell’impero ottomano.

Inoltre l’impero zarista, custode dell’ortodossia, fece costruire in occidente sul finire dell’800 ed inizi ‘900 delle chiese ortodosse che furono un importante punto di incontro religioso non solo per la comunità russa ma anche per quella greca ed altre comunità ortodosse. Si ricorda che la storia dell’ortodossia russa è costellata di importanti monasteri e centri di culto, fondati attorno alla figura di importanti santi come san Serafino e san Sergio.

Non dimentichiamo un fatto molto importante nella storia dell’ortodossia russa. La Russia convertitasi attorno all’anno 1000 con conversione ufficiale dello stato di Kiev non ha conosciuti martiri all’epoca; mentre dopo la rivoluzione bolscevica, molti sono stati i preti e vescovi imprigionati e uccisi dal regime comunista (tra questi amo ricordare Pavel Florenskj, un genio ed uomo di fede che pochi conoscono). Il sangue dei martiri russi del xx secolo non è sufficiente per ricordare le sofferenze della chiesa russa per coloro che hanno davanti a sé solo obbiettivi politici e non spirituali.

Naturalmente non sono un teologo e né uno storico, quindi la mia è l’opinione di uno qualunque; ma per il mio modesto parere l’ortodossia russa risulta essere ancora una volta un baluardo dell’ortodossia contro gli assalti del secolarismo che ha ormai corroso larghi strati della società.

Così facendo il patriarcato di Costantinopoli si pone nei fatti sempre più vicino alle posizioni della Chiesa Cattolica. La chiesa russa di Firenze, fondata dallo zar dopo gli anni ’20 era passata al patriarcato di Costantinopoli , ma inseguito ai fatti anzidetti, il consiglio parrocchiale ha approvato il passaggio alla chiesa occidentale (non ricordo la vera denominazione), legata indirettamente al patriarcato della Russia. Perciò per me l’ortodossia slava insieme a quello di altre chiese ad essa rimasta in sintonia rimane il punto di riferimento religioso.

Il mio interesse per la lingua e cultura russa è un’altra cosa, una passione personale extra. Mi sembra utile segnalarvi che vicino a Firenze c’è la casa madre dell’ordine monastico cattolico “figli di Dio” fondato nel xx secolo da don Divo Barsotti. La curiosità consiste nel fatto che la casa madre è dedicata a San Sergio di Radonež. Si dice che don Divo era amante della cultura russa e che un giorno, quando andò in giro per scegliere la casa da acquistare coi soldi di benefattori e si trovò davanti la stessa casa del sogno in cui un monaco russo che lui riconobbe in san Sergio gli apriva il cancelletto per invitarlo ad entrare. Più tardi hanno scoperto che la casa era di proprietà di una nobildonna russa. Quindi la vera spiritualità non ha confini e tende ad unire gli uomini in spirito.

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