I giochi pericolosi dei nuovi cowboys

da Interris.it, online international newspaper – con i piedi in terra guardando il cielo e da Ilcaffegeopolitico.org, la rivista online di politica internazionale che ti racconta il mondo nel tempo di un caffé.

La Bottega di Nazareth propone alcuni agili articoli di approfondimento sulle recenti operazioni e provocazioni belliche che hanno coinvolto USA, Corea del nord, ISIS, Afghanistan e Siria (e indirettamente Russia e Cina) da Il caffé geopolitico.

Trump e Siria: dieci punti per analizzare l’attacco di Lorenzo Nannetti.

Il 4 Aprile scorso un attacco chimico ha colpito il villaggio di Khan Sheikoun, causando decine di vittime inclusi numerosi bambini. In risposta, il 6 gli USA hanno lanciato un attacco missilistico contro una base aerea in Siria. La nostra analisi in 10 punti.

Lo schiaffo di Trump all’Afghanistan (e a Mosca) di Emanuele Giordana.

Gli avieri statunitensi delle Forze speciali, impegnati da mesi in una campagna di bombardamenti aerei in Afghanistan, hanno sganciato ieri un ordigno da undici tonnellate di esplosivo nel distretto di Achin, nella provincia orientale di Nangharhar al confine col Pakistan e considerata la base dello Stato islamico nel Paese.

Corea del nord: il gioco pericoloso di Trump e Kim di Simone Pelizza.

La situazione in Asia orientale resta estremamente tesa. Il rischio di un nuovo test nucleare nordcoreano e di una reazione militare da parte degli USA, resa più probabile dalle recenti dichiarazioni di Trump, potrebbe portare a un conflitto devastante nella penisola coreana. Cerchiamo brevemente di fare chiarezza sulla questione e di capire cosa ci aspetta nei prossimi giorni.

Infine una riflessione di Piergiorgio Giacovazzo dal titolo I nuovi fabbricanti di croci.

Il vero cowboy gira armato e a un certo punto spara. The Donald non fa eccezione. Perché Trump cambierà pure più mogli di Berlusconi, ma al cinturone con la pistola, che faccia business o politica, rimane sempre fedele. Se qualcuno s’illudeva che uno con un riporto così mesciato potesse cambiare atteggiamento solo perché è diventato Presidente degli Stati Uniti, si sbagliava di grosso. Il ruolo di uomo più potente del pianeta non gli ha portato consiglio.

Baldanzoso e arrogante si vanta di avere inviato in Corea del Nord l’”Armada Invencibile”. Ignorando la storia – da bravo cowboy – dell’infausta “Invencibile” flotta spagnola (1587) che voleva sconfiggere gli inglesi, ma fu decimata da tre tempeste consecutive al largo dell’Irlanda. Per un imprevedibile paradosso della democrazia, uno così è riuscito, a colpi di tweet allo stomaco degli elettori, a farsi dare le chiavi dello Studio Ovale. E già si rivede lo spettro della guerra mondiale.

Solo pochi mesi fa in campagna elettorale, al grido di “America First”, Trump giurava di non immischiarsi mai più nel verminaio mediorientale. Oggi, con la coerenza di un bipolare, bombarda la base aerea siriana di Shayrat da solo, alla faccia di Onu e Nato, che poi invoca. E si trincera dietro le lacrimucce per “i meravigliosi bambini” siriani condannati a morte crudele dai gas del regime di Assad, dando per scontato che sia andata così. Gli stessi profughi ai quali ha sbattuto in faccia la porta delle frontiere con il suo primo decreto presidenziale.

E torna in mente la bufala epocale che scatenò l’invasione dell’Iraq, quelle delle armi chimiche di Saddam Hussein, mai rinvenute. Ma non piange, Trump, per le migliaia di bambini altrettanto meravigliosi caduti sotto le bombe degli americani e dei loro alleati in Iraq e Afghanistan. Come non si è commosso, per i quattro bimbi siriani morti insieme ad altre 11 persone, sotto i 59 missili americani che ha sparato lui, alla modica cifra di un milione di dollari l’uno. Che se li avesse spesi per una operazione di pace vera, forse avrebbe fatto più danno, tanto ad Assad, quanto all’Isis.

La verità è che il Presidente più biondo del crodino sta trascinando l’Occidente nell’ennesima guerra d’interessi spacciata per intervento umanitario. Perché Trump di questo conflitto ha bisogno: per allontanare i sospetti di complicità con Putin, su cui rischia l’impeachment; per riguadagnare terreno petrolifero in medioriente e contrastare l’avanzata di russi e cinesi; per riconquistare negli Usa i repubblicani, qualche generale, la lobby delle armi e distrarre gli americani dalle sue sconfitte interne. E per far vedere i muscoli al dittatore nord coreano Kim Jong-Un, un altro cowboy, con gli occhi a mandorla, che si crogiola nella fallocrazia missilistica delle testate nucleari o chimiche, purché spaventino.

Il terzo pistolero è l’ultimo zar, Putin, la stampella più importante di Assad in Siria. Vladimir ha già garantito per lui dopo la strage di civili del 2013, sempre con il gas (una tradizione di famiglia per gli Assad). E continua a farlo oggi, indignandosi per la violazione americana del diritto internazionale contro uno stato sovrano. Lui, che i diritti umani li ha calpestati tutti con il sangue, in Russia, Cecenia, Ucraina e pure in Siria, dove ha prestato i suoi caccia al regime per massacrare gli oppositori, fingendo di sparare sull’Isis.

In mano a questi uomini dal grilletto facile c’è il destino del mondo. Perché quando diciamo Stati Uniti oramai diciamo Trump. Quando diciamo Russia, diciamo Putin. Ma se diciamo Italia chi ci rappresenta? Chi è capace di scendere dal carro di questi pistoleri sanguinari? Chi potrebbe spiegare ai cowboys che la soluzione alla crisi Siriana non potrà essere militare come non lo è stata in Egitto, Iraq e Afghanistan? La nostra identità in realtà è chiara dal 1948, scritta nero su bianco nell’Art.11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”. I Principi Fondamentali, l’unica parte della nostra magnifica Carta che non ha mai subito tentativi di manomissione. Eppure, inapplicata anch’essa.

Piergiorgio Giacovazzo

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