Il Titanic della Vita. Un saggio di Tudor Petcu

Probabilmente, la maggior parte delle persone si chiede spesso cos’è la vita e dove conduce. Ciascuno di noi cerca di perfezionarsi attraverso la grazia di una costruzione ontologica della vita che costruisce il nostro spirito apparentemente permanente alla ricerca della luce perduta. La domanda è: cosa costruiamo o come dobbiamo costruire la nostra vita in modo che rappresenti per noi una vera strada verso Emmaus?

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Il bene e il male. Un saggio scritto da Maria Ghiță

Pubblicando questo breve saggio iniziamo una nuova collaborazione con Maria Ghiță, una brillante studentessa del dottor Tudor Petcu che i lettori della Bottega di Nazareth ben conoscono. Maria Ghiță è una studentessa nella dodicesima classe presso il Liceo Little London International Academy in Romania.

Per me la distinzione tra bene e male è sempre stata chiara e precisa, perché sono stata cresciuta nello spirito religioso sin dall’infanzia. Questo di solito porta nella sua connotazione una dose di rigore, che, ad essere sincera, non ho mai sentito; ho imparato i miei concetti e insegnamenti senza fare riferimento alla libertà di un mondo senza la loro esistenza, perché quel mondo non era il mio mondo.

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I significati dell’esorcismo. Intervista a Massimo Introvigne a cura di Tudor Petcu

Il dottor Tudor Petcu ci invia una sua intervista a Massimo Introvigne sui significati dell’esorcismo. Massimo Introvigne (Roma, 14 giugno 1955) è un sociologo e saggista italiano. È il fondatore e direttore del Centro studi sulle nuove religioni (CESNUR), una rete internazionale di studiosi di nuovi movimenti religiosi. Introvigne è membro della sezione di Sociologia della religione dell’Associazione italiana di sociologia ed è autore di oltre settanta libri, tra i quali l’Enciclopedia delle religioni in Italia, e centinaia di articoli nel campo della sociologia della religione.

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La storia della filosofia coreana. Intervista di Tudor Petcu al professor Halla Kim

Pubblichiamo una intervista a cura di Tudor Petcu al professor Halla Kim sulla storia della filosofia coreana. Halla Kim è professore di filosofia alla Sogang University e professore di filosofia e membro di facoltà presso il Schwalb Center for Israel and Jewish Studies presso l’Università del Nebraska a Omaha, USA. Le sue recenti pubblicazioni includono “Immanuel Kant” in Benjamin Crowe, ed., The Nineteenth Century Philosophy Reader (London: Routledge, 2015) e “Nothingness in Korean Buddhism: A Struggle against Nihilism” in JeeLoo Liu e Douglas Berger, eds., Nothingness in Filosofia asiatica (London: Routledge, 2014). “Fichte on Fact / Act (Tathandlung)” e “Metodo filosofico di Fichte” appariranno a breve in The Bloomsbury Companion to Fichte. I suoi articoli sono apparsi anche su Locke Studies, Journal of Philosophical Research e Recht und Frieden in der Philosophie Kants, tra gli altri. Il suo libro Kant and the Foundations of Morality (Lanham, Maryland: Lexington Books, 2015) è stato appena pubblicato così come la sua antologia (con S. Hoeltzel), Kant, Fichte and the Legacy of Transcendental Philosophy (Lanham, Maryland: Lexington Libri, 2014). Le sue ultime antologie includono, Jewish Religious and Philosophical Ethics, insieme a C. Hutt e B. D. Lerner (Routledge, 2017) e Transcendental Inquiry: Its Origin, Method, and Critiques (con S. Hoeltzel) (Palgrave Macmillan, 2016). Ha tenuto cattedre in visita presso l’Università di Osaka (2017), l’Università dell’Iowa Center for Asia and Pacific Studies (2001), l’Università nazionale Kyungpook, Corea (2011), l’Università di San Francisco (2014), la Katholike Universiteit Leuven, Belgio (2014), Shizuoka University, Giappone (2015) e ha ricevuto sovvenzioni da DAAD, Japan Foundation Center for Global Partnership e Academy of Korean Studies. Specializzato in Kant / idealismo tedesco, pensieri ebraici moderni e filosofia coreana, insegna una serie di corsi tra cui storia della filosofia moderna, Kant, idealismo tedesco, nonché storia della filosofia coreana e filosofia asiatica. Nel 2013 ha fondato la North American Korean Philosophical Association (NAKPA) come gruppo affiliato dell’American Philosophical Association. È anche un frequente docente al Global Day of Jewish Learning organizzato dalla Jewish Federation of Omaha. Attualmente è membro della American Philosophical Association, International Kant Society, International Fichte Society, North American Kant Society, North American Fichte Society tra gli altri. È anche membro del comitato editoriale di Sogang Journal of Philosophy, Korean Journal of Philosophy, European Studies Journal, tra l’altro. È stato arbitro per Journal of Korean Religions, Acta Koreana, Philosophy East and West, Journal of Chinese Philosophy, DAO: A Journal of Comparative Philosophy, Korean Studies, tra gli altri.

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Filosofia come conoscenza impegnata nel pensiero giapponese

Tudor Pectu ci invia un testo sulla filosofia giapponese da lui tradotto in italiano. Ecco il link per poter vedere anche la versione inglese https://plato.stanford.edu/entries/japanese-philosophy/.

La maggior parte dei filosofi giapponesi ha ipotizzato che la relazione tra conoscitore e conosciuto sia una congiunzione interattiva tra i due piuttosto che un ponte che attraversa la disgiunzione tra ciò che è nella mente del conoscitore e il conosciuto che sta al di fuori di essa. È quindi più probabile che il filosofo giapponese venga visto come una persona che cerca di sondare la realtà lavorando al suo interno piuttosto che come uno che cerca di capirla distaccandosi da essa. In altre parole, il progetto del filosofo giapponese implica più spesso l’impegno personale che il distacco impersonale. La differenza di enfasi tra la filosofia tradizionale giapponese e la moderna filosofia occidentale divenne chiara per i giapponesi quando quest’ultima fu introdotta per la prima volta nel loro paese in piena forza a metà del diciannovesimo secolo. Una questione cruciale per la leadership intellettuale dell’epoca era come identificare in giapponese ciò che gli occidentali chiamavano filosofia. Volendo assimilare la filosofia occidentale insieme ad altri aspetti della cultura occidentale, gli architetti della modernizzazione giapponese volevano dare al campo il proprio nome giapponese, piuttosto che trattarlo come un termine straniero pronunciato foneticamente.

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Proverbi giapponesi (II)

Il nostro collaboratore dott. Tudor Petcu ci invia altri proverbi giapponesi da lui tradotti in italiano. Mette a disposizione anche l’originale in giapponese.

Il Giappone è particolarmente famoso e apprezzato in tutto il mondo non solo per l’alto livello di civiltà dei suoi abitanti, ma anche per la sua antica tradizione culturale e filosofica, nonché per i suoi proverbi.

La filosofia giapponese nasce da una fusione tra il pensiero tradizionale Shinto, il Buddhismo, il Confucianesimo e altre religioni dell’Asia, ma non solo. I proverbi giapponesi ne riassumono in parte il pensiero e la saggezza.

Ecco quindi alcuni proverbi giapponesi che aiutano a guardare la vita in modo diverso attraverso tematiche come l’amicizia, il tempo, i viaggi e la morte.

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Proverbi giapponesi (I)

Il nostro collaboratore dott. Tudor Petcu ci invia alcuni proverbi giapponesi da lui tradotti in italiano. Mette a disposizione anche la traduzione inglese e l’originale in giapponese.

Il Giappone è particolarmente famoso e apprezzato in tutto il mondo non solo per l’alto livello di civiltà dei suoi abitanti, ma anche per la sua antica tradizione culturale e filosofica, nonché per i suoi proverbi.

La filosofia giapponese nasce da una fusione tra il pensiero tradizionale Shinto, il Buddhismo, il Confucianesimo e altre religioni dell’Asia, ma non solo. I proverbi giapponesi ne riassumono in parte il pensiero e la saggezza.

Ecco quindi alcuni proverbi giapponesi che aiutano a guardare la vita in modo diverso attraverso tematiche come l’amicizia, il tempo, i viaggi e la morte.

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Un carisma da vivere. La lezione di Max Weber

da Voceevangelica.it, «La Voce Evangelica» Giornale protestante on-line.

A cento anni dalla morte del sociologo Max Weber (1864-1920), la sua opera, e, in particolare L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, guida in alcune riflessioni, che potrebbero persino migliorare la vita. E continua a fornire spunti profetici rispetto al panorama religioso contemporaneo. In particolare è interessante riflettere sulla religione come fattore d’innovazione sociale. La crescita di una particolare forma di cristianesimo carismatico-pentecostale include, tra l’altro, un annuncio di speranza capace di concretizzarsi nell’emancipazione sociale. Quali e quante conseguenze ciò è in grado di produrre specialmente nelle comunità giovani, con alte percentuali d’immigrati? Sembra proprio che possa accompagnarne con successo l’evoluzione e l’inclusione.

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Dal Dio senza nome – da “Predigten, Traktate, Sprüche” di Meister Eckhart

Tudor Pectu ci presenta la sua traduzione di alcuni pensieri in riferimento al Dio senza nome presenti in un libro molto noto di Meister Eckhart, “Predikten, Traktate, Sprüche”. Eckhart von Hochheim, meglio conosciuto come Meister Eckhart (Tambach-Dietharz o Hochheim, 1260 – Colonia o Avignone, 1327/1328), è stato un teologo e religioso tedesco. È stato uno dei più importanti teologi, filosofi e mistici renani del Medioevo cristiano, e ha segnato profondamente la storia del pensiero tedesco. La teologia di Eckhart si basava sul principio dei una unione mistica dell’anima con Dio, tesi che gli procurò accuse di panteismo. Scrivendo in tedesco oltre che in latino, Eckhart esercitò una profonda influenza sulla crescita della lingua tedesca. Gli idealisti tedeschi lo considerarono un precursore, mentre gli studiosi contemporanei hanno individuato la sua influenza sul protestantesimo e l’esistenzialismo, svelando persino analogie con il buddhismo Zen.

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Le religioni sanno ridere? Cristiani, ebrei, musulmani e buddisti tra avversione al riso e apertura alla gioia

da Voceevangelica.ch, Chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera.

Anche se tutti hanno in mente qualche barzelletta sul paradiso o qualche storiella ebraica, la religione è solitamente presentata con un volto austero più che sorridente. L’idea secondo cui le religioni diffidano del riso è all’origine del romanzo di Umberto Eco “Il nome della rosa”, in cui un monaco benedettino assassina i suoi simili per impedire loro di diffondere un testo di Aristotele sul ridere.

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La storia e l’evoluzione dell’Ortodossia occidentale. Intervista di Tudor Petcu a l’arciprete ortodosso Jean-François Var

Jean-François Var è arciprete della Chiesa ortodossa d’Europa, una chiesa che mantiene l’ortodossia di rito occidentale.

Innanzitutto, apprezzerei molto se Lei potesse spiegarmi qual è il significato dell’ortodossia nei suoi occhi. Crede che l’essenza dell’ortodossia sia la passione per la saggezza o, in altre parole, l’amore per la saggezza?

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La protezione degli esseri senzienti nel buddhismo

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

In tutte le tradizioni buddhiste c’è sempre il massimo rispetto per ogni forma di vita. Il mondo animale ha un’importanza particolare perché rappresenta una delle sei possibilità di vita e rinascita. La sofferenza è doppiamente presente nella vita animale, perché è inclusa anche quella inflitta dagli esseri umani, quest’ultima da evitarsi il più possibile in favore della compassione. Continua a leggere

Thomas Merton: Domande e risposte tra Tudor Petcu e Gianni Tadolini

Proponiamo l’intervista di Tudor Petcu a Gianni Tadolini sulla figura di Thomas Merton. Gianni Tadolini è iscritto all’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna, coordinatore della Sez. di Neuroscienze della Ass. “G.M. Balzarini”, coordinatore del Gruppo P.A.C. – Psicologia Animale Comparata – Italia, membro O.S.A. – Oltre la Sperimentazione Animale – associazione scientifica, membro della Associazione Thomas Merton – Italia – associazione culturale, membro di “Essere Animali” – associazione animalista. Scrive Tadolini sul suo sito http://www.gianni-tadolini.it/ a proposito del suo “incontro” con Merton: «Il mio rapporto con Thomas Merton nasce nell’anno stesso in cui Merton muore, il 1968. Merton muore ancora giovane, dopo 26 anni trascorsi nell’abbazia trappista di Nostra Signora del Getsemani, nel Kentucky: io avevo compiuto 18 anni. Nella primavera mio padre aveva acquistato, in una bancarella di libri usati, Nessun uomo è un’isola, un saggio di Merton dei primi anni cinquanta, uscito in seguito anche in italiano per le edizioni Garzanti. Non credo che mio padre lo abbia mai letto, ma lo lessi io».

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Intervista a Klaus Kenneth su padre Sophrony dell’Essex. A cura di Tudor Petcu

Proponiamo l’intervista di Tudor Petcu a Klaus Kenneth su padre Sophrony dell’Essex. Sia Klaus Kenneth che padre Sophrony sono personaggi molto significativi e per certi versi unici. 

Nato a Mosca nel 1896, Sofronio (Sakharov) vi studia Belle Arti. A motivo della situazione dominante in Russia fugge all’estero, stabilendosi, nel 1922, a Parigi. Nella capitale francese si dedica alla pittura; lì, grazie al contatto con il Dio personale della fede cristiana, abbandona il misticismo orientale degli anni della prima giovinezza. Nel 1925 raggiunge il Monte Athos, dove si fa monaco nel monastero russo di Haghiou Panteleimonos e dove conosce il futuro san Silvano, che lo segna profondamente e di cui diviene discepolo. Ordinato diacono nel 1930 e prete nel 1941, ritorna in Francia dopo la seconda guerra mondiale, per trasmettere il messaggio del suo padre spirituale (ne pubblicherà la biografia, che, tradotta in varie lingue, in italiano è apparsa con il titolo: Silvano del Monte Athos – 1866-1938. Vita, dottrina, scritti). Dopo alcuni anni di permanenza in terra francese, si stabilisce nel 1959 in Inghilterra, dove fonda il Monastero d San Giovanni Battista, nella contea dell’Essex. Muore l’11 luglio 1993 a 96 anni di età.

Klaus Kenneth è nato in Cecoslovacchia nel 1945. Ha avuto un’infanzia travagliata che alla fine ha portato a comportamenti criminali e alla reclusione da adolescente e da giovane adulto. Successivamente inizia una ricerca spirituale e intraprende molti viaggi. Si dedica all’occulto, alla meditazione trascendentale, alla droga, alla levitazione, all’estasi, ecc. Tutto questo lo porta su un sentiero verso l’induismo, e per imparare l’induismo si trasferisce a Calcutta, in India. In India ha incontrato molti guru e persino Madre Teresa. Nel 1978 si dichiara definitivamente disilluso dall’induismo e va in Terra Santa. Subito dopo viene attratto dal buddismo. Nel 1983 ha incontrato padre Sofronio a Losanna e in Inghilterra, e nel 1986 è stato battezzato ortodosso a Ginevra con l’anziano Sofronio come padre spirituale.

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“Le tavolette di Bahá’u’lláh”: parte del nuovo messaggio divino. Una recensione a cura di Tudor Petcu

Il nostro amico e collaboratore dott. Tudor Petcu ci invia dalla Romania un articolo con una recensione di un testo sacro dei fedeli Bahá’í insieme ad una prima introduzione a questa religione di origine islamica nata nel XIX secolo.

Presenti fin dagli inizi del XX secolo, prima della Seconda guerra mondiale i Bahá’í in Italia sono poche decine. In seguito il loro numero va gradatamente aumentando, fino alla formazione di un’Assemblea Spirituale Nazionale Italo-Svizzera nel 1953 e di un’Assemblea Spirituale Nazionale Italiana nel 1962, riconosciuta dallo Stato Italiano nel 1966. Attualmente sono presenti circa 3.000 fedeli, sparsi in un totale di cinquecento località sul territorio. Fra i Bahá’í italiani spicca la figura di Alessandro Bausani (1921-1989), iranista e islamista di fama internazionale. (da Cesnur.com, le religioni in Italia, un progetto a cura del CESNUR – Centro Studi sulle Nuove Religioni)

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