Yes i can. Che cosa ci lasciano i giochi paraolimpici

da Futuriparalleli.it, il blog di Paolo Cascavilla, “Se uno può dire una cosa con 3 parole e ne impiega 5, allora può commettere qualsiasi delitto”.

Yes i can è lo spot inglese, bello e divertente. Si può ascoltare sul web. I giochi paralimpici sono stati giochi veri per la passione, i risultati, lo spettacolo. Persone che sono state aiutate dalla tecnologia, ma che trovano in se stessi la forza per raggiungere risultati importanti. Aumentano gli atleti e i paesi partecipanti. A Rio gli italiani erano 105. Gli atleti di “Casa Italia” non sono andati in albergo, ma sono stati ospitati dalla parrocchia Imaculada. I soldi risparmiati saranno utilizzati per attività e progetti rivolti ai disabili nella capitale del Brasile.

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Messaggio natalizio di Sua Santità Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’

In occasione del Natale ortodosso che si celebra, nelle Chiese legate al calendario giuliano a cominciare da quella russa, il 7 gennaio 2018, il patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill, come ogni anno, ha mandato a tutti i fedeli un messaggio augurale. Il testo, nella traduzione italiana, è stato diffuso dal Patriarcato di Mosca nella mattinata del 6 gennaio.  Continua a leggere

Una luce di speranza e di fiducia

da Chiesavaldese.org, il sito dell’Unione delle Chiese metodiste e valdesi.

Il saluto del moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini in occasione del nuovo anno.

Torre Pellice, 29 dicembre 2017

Ecco, io sto alla porta e busso.

Apocalisse 3,20

Si è appena chiuso un anno difficile, un altro. Alcuni segnali positivi ci sono stati, ma intorno a noi avvertiamo un clima che continua a essere dominato dall’incertezza se non dalla paura per il domani, quasi che il mondo in cui viviamo sia destinato al declino (per gli ottimisti) o al collasso (per i pessimisti). Questo è il dramma della nostra generazione, sempre più tentata dalle proposte politiche e dalle culture identitarie e intolleranti. Continua a leggere

La politica. Bisogna fare promesse mirabolanti per vincere. Ma se si vince è impossibile mantenerle

da Santalessandro.org, settimanale online diocesi di Bergamo.

La sequenza infernale che stringe come un cappio il collo delle forze politiche in questa campagna elettorale, già imperversante da mesi, l’ha ben descritta, per ultimo, Michele Salvati sul Corriere della Sera: se dici la verità al Paese, non raccogli il consenso sufficiente per governare. Più le spari grosse, più fai promesse luccicanti (veterinario per tutti i possessori di cani, dentiere per gli anziani, reddito universale di cittadinanza, abbassamento delle tasse fino al 15%, due monete – euro e lira -, età pensionabile minima possibile, Europa sì, ma anche no…) e più mieti voti. Se poi, da dilettante, ti metti a inseguire chi, da professionista, promette di più da sempre, arriverai sempre secondo. In ogni caso, una volta giunto nei pressi del governo, non sei in grado di mantenere le promesse, cioè non sei in grado di governare. Continua a leggere

I Farisei si bevvero le fake news

da Svoltaonline.it, per i giovani cristiani che vogliono capire, credere e cambiare, il blog dei giovani della Assemblee di Dio in Italia.

Capitolo 7 del Vangelo di Giovanni: Nicodemo si alza e li invita a consultare direttamente Gesù per capire meglio la Sua storia. Ma i Farisei gli rispondono mettendola sul piano della faziosità e dell’interesse personale: “Sei anche tu di Galilea?”. L’interpretazione biblica dei Farisei era giusta: “vedrai che dalla Galilea non sorge profeta” (v.52), “è forse dalla Galilea che viene il Cristo? La Scrittura non dice forse che il Cristo viene dalla discendenza di Davide e da Betlemme, il villaggio dove stava Davide?” (vv.41 e 42) Non faceva una piega, il profeta Michea aveva profetizzato proprio così (Michea 5:1). Ma non si erano preoccupati di verificare se la storia che Gesù fosse nato a Nazareth fosse vera, non gli avevano neppure mai posto la domanda. Si erano attenuti al “sentito dire“.

Peccato che il sentito dire fosse una bufala. Peccato che per questa ragione, la maggior parte di loro sia morto senza riconoscere il Messia promesso. Continua a leggere

«La Chiesa deve annunciare il suo giudizio alle nazioni». Card. Giacomo Lercaro, Omelia in occasione della prima Giornata mondiale della pace (1.1.1968)

da Dossetti.eu, “Studiare Dossetti” notizie, info, bibliografia, approfondimenti su Giuseppe Dossetti.

È stata una delle omelie più dibattute della seconda metà del ‘900. A stenderne la minuta Giuseppe Dossetti, allora provicario della diocesi di Bologna, su richiesta dell’arcivescovo cardinale Giacomo Lercaro che la pronunciò in cattedrale l’1 gennaio ’68, in occasione della prima “Giornata della Pace” voluta da Paolo VI. Un’omelia contro la guerra, passata alla storia come documento profetico cristallizzato dalla memoria collettiva nella richiesta di cessazione dei bombardamenti americani in Vietnam.

Un testo che, ora, cinquant’anni dopo, torna come fu pronunciato dopo che – chiusa in archivio per mezzo secolo – è riemersa la registrazione fatta dall’altoparlante che si trovava nella sagrestia della cattedrale. Dal 1 gennaio 2018, l’inedita registrazione si potrà ascoltare sul sito www.dossetti.eu (la redazione è composta da Nicola Apano, Paolo Barabino, Enrico Galavotti e Daniele Binda) dove appare una nota introduttiva all’omelia.  (dall’articolo di Marco Roncalli su Lastampa.it)

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In Colt we trust. Perché gli americani amano le armi

da Confronti.net, mensile di religioni – politica – società.

Nel paese più armato al mondo, è ormai difficile tenere il conto delle stragi commesse da cittadini americani che utilizzando le loro armi di “difesa personale” sparano nel mucchio: in una scuola, molto spesso, ma anche nelle chiese. Scuole e chiese, simboli non causali di una società che viene respinta o dalla quale si è respinti; i luoghi moralmente più autorevoli di una comunità talora disseminata e disgregata in territori enormi; il podio esaltante per spettacolarizzare il disagio e la morte. Come è accaduto lo scorso 5 novembre a Southerland Springs, un piccolo paese del Texas che visse la sua epoca d’oro al tempo dei pionieri che colonizzavano le terre verso Ovest. Quella domenica mattina il signor Devin Patrick Kelley, col suo passato carico di fallimenti accumulati anche in una breve e ingloriosa carriera militare, gonfio di rabbia e rancore verso la suocera e il mondo ha scaricato centinaia di proiettili su una comunità di credenti battisti che lodavano il Signore, uccidendo 27 persone. Continua a leggere

La Costituzione e il ruolo delle Acli

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

La Costituzione della Repubblica italiana, approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata cinque giorni dopo, entrò in vigore il 1° gennaio 1948.

Il gruppo dirigente delle Acli si trovò in prima fila ad affrontare questo passaggio cruciale della storia del nostro Paese. Furono, infatti, 32 gli aclisti eletti nell’Assemblea Costituente, l’organo a cui sarebbe stato affidato il compito di redigere la nuova carta costituzionale. Continua a leggere

Messaggio di Natale del Patriarca ecumenico Bartolomeo I

Anche quest’anno, le parole «Cristo è nato» risuonano «in un mondo pieno di violenza, di pericoloso conflitto, di disuguaglianze sociali e disprezzo dei diritti umani fondamentali»: lo scrive il Patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, nel suo messaggio natalizio. Continua a leggere

Il rifiuto del povero

da Monasterodibose.it, il sito della comunità monastica di Bose.

Circolari ministeriali a difesa del decoro dei centri urbani, ordinanze di sindaci che spostano il degrado in periferia, solerti pulizie mattutine di portici e piazze con getti d’acqua su marciapiedi e sottopassi, scomparsa di panchine pubbliche e chiusura di sale d’aspetto nelle stazioni, iniziative di privati cittadini che impediscono a senzatetto di trovare ricovero in un garage regolarmente affittato, multe e denunce a volontari che distribuiscono cibo e bevande a mendicanti… Non è una bella vigilia di Natale quella che stiamo vivendo. In verità è da mesi che assistiamo a episodi di questo tipo, con l’unica differenza che il gelo ha preso il posto del caldo torrido. Continua a leggere

I sudtirolesi che ci piacciono

Il nome di Reinhold Messner è molto presente in questi giorni sui media a causa delle sue chiare posizioni circa la proposta del nuovo governo di Vienna di dare il passaporto austriaco agli altoatesini appartenenti al gruppo linguistico tedesco. Intervistato dalla trasmissione radiofonica “Un Giorno da Pecora” (qui dal minuto 33) e dal Giornale Radio (qui dal minuto 11.56), in onda su Rai Radio1, l’alpinista si è detto: “Né austriaco, né tedesco, né italiano, io sono sudtirolese con un passaporto italiano e fiero di essere in questa condizione”. E si è domandato: “Perché devo avere due passaporti? Perché qualcuno in Austria vorrebbe ottenere voti attraverso questa mossa nazionalistica? – continuando: – Noi non siamo di una certa razza, siamo di cittadinanza italiana e sono contento”. Ne approfittiamo per fare memoria della sua amicizia e collaborazione con Alex Langer.

Reinhold Messner su Alexander Langer

Reinhold Messner racconta del suo rapporto con Alexander Langer.

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Il rancore, il lavoro e una piramide più lunga

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

L’ultimo rapporto del Censis ha certificato l’ingresso ufficiale del rancore tra le categorie che caratterizzano la vita sociale italiana. Di certo, non è una grande conquista. Ma come uscire dal “ciclo del rancore”? Continua a leggere

La persona e il lavoro al centro o… al centro commerciale?

da Aclibresciane.it, Acli provinciali di Brescia.

Comunicato stampa di Acli provinciali, Azione Cattolica, Ufficio per l’Impegno Sociale della Diocesi di Brescia, Forum del Terzo Settore di Brescia, Gioc.

Le recenti polemiche in merito all’apertura di outlet e centri commerciali durante le festività natalizie hanno riacceso l’attenzione su un problema che, dalla liberalizzazione avvenuta nel 2011, ha visto un’impressionante escalation che ha toccato dapprima festività civili (25 aprile e 1° maggio) e ora anche festività religiose quali Pasqua, Natale ed Epifania. Continua a leggere

La salma di Vittorio Emanuele III e le pretese di alcuni eredi Savoia. La posizione delle comunità ebraiche

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

La Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni afferma:

In un’epoca segnata dal progressivo smarrimento di Memoria e valori fondamentali il rientro della salma del re Vittorio Emanuele III in Italia non può che generare profonda inquietudine.

Anche perché giunge alla vigilia di un anno segnato da molti anniversari, i 70 anni della Costituzione che nacque nel solco del referendum attraverso cui l’Italia scelse di abrogare la monarchia ma anche gli 80 anni dalla firma delle Leggi Razziste che per primo proprio il sovrano di casa Savoia avallò nella tenuta di San Rossore a Pisa. Era il 5 settembre del 1938, pochi giorni ancora e Mussolini le avrebbe annunciate alla folla entusiasta radunatasi in Piazza Unità d’Italia a Trieste.

Bisogna che lo si dica chiaramente, in ogni sede: Vittorio Emanuele III fu complice di quel regime fascista di cui non ostacolò mai l’ascesa e la violenza apertamente manifestatasi sin dai primi mesi del Ventennio. Nessun tribunale ebbe mai modo di processarlo, per quelle gravi colpe.

Cercheremo di colmare questo vuoto con una specifica iniziativa, nel prossimo mese di gennaio. Per chi oggi vuole farne un eroe o un martire della Storia, per chi ancora chiede una sua solenne traslazione al Pantheon, non può che esserci una risposta: nessun onore pubblico per chi porta il peso di decisioni che hanno gettato discredito e vergogna su tutto il paese. L’Italia non può e non deve dimenticare.

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I musulmani e il Natale. Due contributi per chiarire le idee.

Come ogni anno si avvicina il Natale, le luminarie si accendono, sugli scaffali dei supermercati si allineano pandori e panettoni e i media traboccano di polemiche su presepe, canzoncine natalizie e affini. Pubblichiamo due contributi su come i musulmani considerano il Natale (e in coda un brano del Corano sulla nascita di Gesù). Ci sembrano utili per chiarire le idee sia a chi vorrebbe togliere ogni riferimento cristologico al Natale perché pensa che ai musulmani possa dar fastidio, sia a chi sventola presepi e altri simboli religiosi come bandiere identitarie proprio perché pensa che ai musulmani possa dar fastidio.

I musulmani NON vogliono vietare il Presepe e le canzoni natalizie nelle scuole pubbliche

da Lmticino.blogspot.it, Lega Musulmani Ticino, Associazione islamica e centro culturale a Lugano (CH).

Sotto Natale gli islamofobi ritornano alla carica, insinuando, senza nessuna prova, che i musulmani non accettano le tradizioni cristiane nelle scuole pubbliche.

In questo video si afferma e si ripete che i musulmani non vogliono vietare i crocifissi, i riferimenti religiosi nelle scuole pubbliche, negli inni nazionali, nelle Costituzioni, ecc.

Estratto dal dibattito: “Ma Gesù bambino disturba la festa?” andato in onda il 17.12.2013 sulla trasmissione Piazza del Corriere di TeleTicino.

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Cosa ha fatto Dio a Natale e cosa dovremmo fare anche noi (ovvero alcune cose che potremmo imparare dal Natale)

da Natidallospirito.com, spiritualità cristiana ortodossa.

In questi giorni gli ortodossi in tutto il mondo vivono il digiuno di Avvento, più correttamente chiamato “digiuno della Natività”. In esso ci è dato di meditare più intensamente il mistero indicibile dell’Incarnazione del Verbo di Dio. Sono giorni di gioia e di luce nei quali ripercorriamo le vicende della Natività di nostro Signore e glorifichiamo Dio rallegrandoci insieme agli uomini e alle donne che sono stati testimoni di quei fatti storici – la Vergine santa Maria, Giuseppe, Zaccaria, Elisabetta, i pastori, i magi – di quanto Dio abbia amato gli uomini inviando suo Figlio sulla terra.

Che cosa potremmo imparare in maniera molto semplice dal Natale per la nostra vita quotidiana? Continua a leggere

La lettera a Donald Trump dei Patriarchi e capi delle Chiese di Terra Santa sullo “status” di Gerusalemme: «Un tale passo produrrà un incremento di inimicizia, conflitto, violenza e sofferenza»

I leader cristiani di Gerusalemme sono “certi” che i passi che Donald Trump si accinge a intraprendere “aumenteranno l’odio, il conflitto, la violenza e le sofferenze a Gerusalemme e in Terra Santa”. Lo dicono in una lettera inviata al presidente Usa nove responsabili delle chiese cristiane, tra cui Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino, e padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa. “Il nostro consiglio – aggiungono – è di continuare a riconoscere lo status quo a Gerusalemme. Ogni cambiamento improvviso provocherebbe danni irreparabili”. Continua a leggere