…certezze

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

C’è una parte degli italiani che non ama e non conosce la storia da cui proviene. Passano indifferenti accanto ai monumenti e non si curano se qualcuno li imbratta o li maltratta, non sembrano voler veramente conoscere ed apprezzare i tesori del passato, affreschi, quadri, architetture e letterature, preferendo dedicarsi invece con accesi proclami politici alla “gloria” di una nazione sognata come pura proiezione astorica di un passato idilliaco. Un’Italia bianca e cristiana, pensata come futuro rassicurante. Un fortino di superiorità che basta a se stessa.

C’è un’altra Italia che conosce e riconosce la sua storia ed è curiosa di scoprirla e condividerla. Si prende cura dei monumenti e pensa, programma e realizza musei nei quali fondare le radici storiche e culturali di un presente plurale. L’Italia crocevia di culture differenti, costruita dall’incontro e a volte dal contrasto di esperienze culturali, linguistiche e religiose differenti. Una multiforme presenza che ci ha condotti ad essere quel che siamo, un gran miscuglio di mille umanità diverse. Il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah è uno dei frutti di questo lavoro. Continua a leggere

L’archivio dei podcast della serie “Leggere la Bibbia” di Uomini e Profeti: memoria feconda di una operazione culturale coraggiosa e gemma dalle molte facce preziosa e gratuita

Uomini e profeti (sito www.uominieprofeti.rai.it) è il titolo di una bella trasmissione radiofonica di Rai Radio 3. Si descrive così: «Uomini e Profeti è la trasmissione di cultura religiosa di Radio3. Il suo obiettivo è quello di far conoscere le esperienze, le vicende, i linguaggi, le figure, i grandi testi delle tradizioni religiose di tutti i tempi, al di fuori di ogni dimensione confessionale, ma nello stesso tempo considerando il fatto religioso come un grande vettore della storia e della sapienza dell’umanità. In un dialogo critico con autori, testi, interpreti dei diversi mondi religiosi (e non solo religiosi), si potrebbe dire che Uomini e Profeti vuole “guardare il mondo con gli occhi delle fedi e le fedi con gli occhi del mondo”. Uomini e profeti è una trasmissione che si muove sulla linea di confine tra le fedi religiose e la complessità del mondo in trasformazione».

Il programma ha proposto dal gennaio 2010 al giugno 2013 la lettura integrale della Bibbia disponibile poi in pratici podcast da scaricare e ascoltare. Una lettura sistematica commentata da esegeti, storici, biblisti, filosofi. Un ciclo di particolare qualità ed interesse. È un’occasione per conoscere il grande codice della cultura occidentale. Un testo che ha molteplici significati culturali e religiosi ed è per questo commentato da una pluralità di voci: ebraiche, cattoliche, protestanti, ortodosse, musulmane e laiche. Tra gli ospiti, Enzo Bianchi, Massimo Cacciari, Riccardo Di Segni, Shahrzad Hushmand Zadeh, Adnane Mokrani, Moni Ovadia, Gianfranco Ravasi e tanti altri. Continua a leggere

Inutile come un prete

da Labottegadelvasaio.net il blog di don Cristiano Mauri.

Un prete non può e non deve contare nulla. Essere inutili è una libertà vertiginosa. Mi piace. Mi piace da matti.

don Cristiano Mauri

Ritrovo di vecchi amici. Si parla del più e del meno.

Con qualcuno non ci si vede da vent’anni. Riassunti di vita scorrono di qua e di là.

Senza alcun motivo apparente, eccola.

«Anche voi preti ormai non contate più un c…».

Improvvisa e fulminea, come un colpo di stiletto sferrato a tradimento, arriva furtiva, nel parapiglia dei discorsi che si addossano l’uno all’altro.

Per un attimo mi manca il respiro. Dissimulo, ma accuso il colpo.

Forse il suo autore se ne accorge e abbozza qualche spiegazione.

«Son cambiati i tempi… Tutti quegli scandali… Il mondo oggi è diverso… Siete anche bravi ma alla gente non servite più…».

Il tentativo goffo di rimediare non fa che allargare la ferita.

Sanguino stordito. E resto lì a domandarmi, dietro alle quinte dei discorsi che han già preso un’altra piega, che cosa sia successo.

Il cibo, il vino e i volti familiari fan la loro parte. Un po’ di anestesia. Un tampone sulla ferita. Si fa in fretta a dimenticare.

Chiudo la porta della stanza che mi fa da casa ancora indolenzito. Il sonno è un buon rifugio. Continua a leggere

Dalle Leggi Razziali alla Scuola di Barbiana: il genio pedagogico di Don Milani

da Mosaico-cem.it, sito ufficiale della comunità ebraica di Milano.

Una pedagogia fatta di domande e risposte, “un discorso mai concluso” e animato da una tensione infinita. Secondo lo storico Paolo Levrero autore del saggio L’ebreo don Milani (il Melangolo – Genova 2013), Lorenzo Milani sarebbe, nel suo modus operandi, un uomo della Torà quando pensa e organizza da pedagogo una scuola intesa come Comunità educativa. Non a caso ricorda come l’autore sconosciuto del Sefer Yetzirah ammonisca: “Devi sapere, pensare e dare forma”. La celebre Scuola di Barbiana fondata dall’educatore Milani avrebbe così una singolare comunanza con una yeshivah ebraica: nella scuola di don Milani ci si forma attraverso il pensiero e ci si educa reciprocamente nel pensiero. La scuola è il luogo di una possibile emancipazione dell’uomo, dove la cultura della parola diviene occasione per scegliere nella libertà. Continua a leggere

Mio figlio? Meglio l’Iphone

da Interris.it, online international newspaper – con i piedi in terra guardando il cielo.

Sui mezzi pubblici, in ufficio, al ristorante, la scena è sempre la stessa. Occhi puntati sul piccolo schermo luminoso e dita che sfogliano pagine immaginarie. Ognuno rinchiuso nel suo piccolo mondo, riducendo al minimo le interazioni. Un segno d’assenso o di negazione scuotendo il capo, qualche parola pronunciata distrattamente e poco più. A casa il quadro non cambia: a cena, nei pochi momenti conviviali concessi dalla settimana lavorativa, persino mentre si sta già guardando la tv, il protagonista è sempre lui: lo smartphone. Le persone con cui condividiamo la nostra quotidianità sembrano meno importanti dei “fatti loro” in diretta su Facebook o della risposta da dare “urgentemente” sul gruppo WhatsApp. E a soffrirne sono soprattutto i figliContinua a leggere

Nucleare: cose da pazzi in vista

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

“Una guerra da un milione di morti”: un titolo di giornale rende così l’idea di quel che ci aspetta se tra Corea del Nord e Stati Uniti si scatena il conflitto nucleare. Naturalmente la stima riguarda il primo giorno. Del secondo e dei successivi giorni di guerra non si parla neppure. Perché non si sa se ci saranno. Continua a leggere

Essere legge a se stesso: il suicidio del generale Praljak

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Slobodan Praljak era un intellettuale. Fu anche un politico, un generale, un criminale di guerra e oggi anche un martire del nazionalismo croato. Il 29 novembre scorso, con un gesto teatrale davanti alle telecamere, l’ex-generale croato è morto dopo aver bevuto una fiala di veleno al Tribunale internazionale dell’Aja alla fine del processo che lo condannava come criminale di guerra. Continua a leggere

Frère Charles, germoglio della «Chiesa delle periferie»

da Jesuscaritas.it, Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, “Apparteniamo completamente soltanto all’attimo presente”.

Con il pontificato di papa Francesco, primo Vescovo di Roma venuto «dalla fine del mondo», il termine periferia è entrato nel vocabolario ordinario della Chiesa. Frasi famose come «Chiesa in uscita verso le periferie anche esistenziali»; «Sogno una Chiesa povera per i poveri», denotano non soltanto uno spostamento geografico, ma altre dimensioni, a cominciare da quella spirituale, quindi abbraccia la spiritualità e di conseguenza la prassi pastorale. Andrea Riccardi, nel suo recente contributo, Periferie. Crisi e novità per la Chiesa (ed. Jaca Book), ripercorre velocemente il rapporto tra la Chiesa e la periferia, iniziando dal dato biblico e passando in rassegna i diversi momenti storici che hanno visto soprattutto la distanza tra la «centralità della Chiesa» e le periferie. Tuttavia è col Novecento che le periferie si presentano come una terra nuova: «Le periferie – sostiene Riccardi – si sono riproposte con forza al cristianesimo del Novecento, non tanto come luogo di elezione dove vivere la fedeltà al Vangelo e la ricerca di Dio, quanto come spazi problematici per la sopravvivenza del cristianesimo». Continua a leggere

I preti continuano a diminuire. Ma nessuno è stato battezzato prete

da Santalessandro.org, settimanale online diocesi di Bergamo.

“Ci dovremo abituare alla scomparsa della tradizionale figura del parroco, guida unica della chiesa che sorge vicino a casa nostra, factotum per i sacramenti, il culto, l’oratorio e le attività sociali.“ Cosi scrivono Domenico Agasso e Andrea Tornielli su “La Stampa” di qualche giorno fa. Continua a leggere

Cristianesimo e Nuova Destra in Europa

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

Il supplemento del Quaderno n. 204 di Cristianisme i Justicia (giugno 2017), del noto Centro dei gesuiti di Barcellona, dove è assai attivo il teologo José Ignacio Gonzalez Faus, riporta un articolo di Hans Schelkshorn, presidente dell’Istituto di filosofia cristiana della Facoltà cattolica dell’Università di Vienna.

Difesa dell’Occidente cristiano? L’ideologia della nuova destra in Europa

In numerosi stati i partiti della nuova destra (ND) determinano in maniera crescente l’avvenire politico. I movimenti di Le Pen, il blocco fiammingo, il FPO austriaco e, più recentemente, la AFD tedesca mettono in discussione la democrazia liberale e il progetto di pace dell’Unione Europea.

Questi partiti non sono sorti dal nulla, ma dal vuoto morale che l’ideologia neoliberale ha lasciato dietro di sé negli ultimi trent’anni. In questo periodo si è svuotata la sostanza morale tanto della socialdemocrazia come dei partiti della democrazia cristiana. In sintesi: come il fascismo fu una reazione al liberalismo sfrenato, così la ND è una risposta al neoliberalismo.

A questo si è aggiunto il massiccio arrivo di rifugiati, che fuggono dalla caduta del Vicino e Medio Oriente e dall’instabilità di numerosi stati africani, ciò che ha alimentato ancor più l’ascesa di partiti della ND, alcuni dei quali sono stati i più votati nei loro paesi. Continua a leggere

«Con il lavoro collaboriamo all’opera creatrice di Dio». Lettera del Papa sul tema del lavoro

Giovedì 23 e venerdì 24 novembre 2017 si è tenuta in Vaticano, presso l’Aula Nuova del Sinodo, la Conferenza internazionale “Dalla Populorum Progressio alla Laudato si’. Il lavoro e il movimento dei lavoratori al centro dello sviluppo umano integrale, sostenibile e solidale. Perché il mondo del lavoro continua a essere la chiave dello sviluppo nel mondo globale?”, organizzata dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

La conferenza si poneva l’obiettivo di aprire uno spazio di dibattito e riflessione sul mondo del lavoro e sulle questioni legate alle attività professionali nelle attuali strutture sociali, grazie al contributo nell’approfondimento da parte di diversi movimenti sindacali presenti. Saranno al centro dell’assise il patrimonio della Dottrina sociale della Chiesa sul tema del lavoro e le prospettive da essa indicate, l’analisi delle realtà sociali emergenti; il recupero e la presentazione di esperienze positive; e le proposte di iniziative comuni a favore della costruzione di società che pongano la persona e la sua dignità al cuore dell’agenda sociale, delle politiche pubbliche e di uno sviluppo umano integrale realmente proteso sia agli aspetti materiali che spirituali.

Per l’occasione, il Santo Padre, impossibilitato ad intervenire personalmente, ha inviato una lettera di saluto al cardinale Peter K.A. Turkson, che pubblichiamo. Continua a leggere

“Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”. Messaggio del Santo Padre Francesco per la celebrazione della cinquantunesima giornata mondiale della pace

Il testo integrale del messaggio di Papa Francesco per la 51ª Giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio 2018. Il messaggio ha per titolo: «Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace». Continua a leggere

Fedeltà è cambiamento. La VII edizione del Festival della Dottrina Sociale

da Dottrinasociale.it, essere lievito nella società e da Festival.dottrinasociale.it, il sito del Festival della Dottrina Sociale.

Il tema

La fedeltà e il cambiamento, a prima vista, sembrano indicare due modi di essere troppo differenti per risultare  componibili . Ma se la fedeltà è il modo di rispettare la propria e l’altrui dignità, se traduce l’originaria apertura alla verità, al bello e al bene, diventa subito chiaro che la fedeltà richiede un cambiamento: per essere noi stessi  in maniera sempre più compiuta  chiediamo a noi stessi di cambiare. Anche se viviamo in un contesto in cui tutto sembra orientare verso il pensiero unico, l’egualitarismo indifferenziato , le mode comportamentali e valutative, le necessità imposte dalla tecnocrazia, è ancora percepita da molti l’originaria dignità di ogni persona al punto che proprio il rispetto della propria dignità e grandezza chiede un non adeguamento, una differenziazione dal pensiero dominante, chiede una voce fuori dal coro, un’azione differente.

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Chi sono i sufi?

da Sufi.it, la via del cuore nel sufismo.

Il Sufismo è conosciuto come la Via del Cuore, la Via del puro, mistico cammino dell’Islam. Con qualunque nome lo vogliate chiamare, è il sentiero che conduce il ricercatore alla Presenza Divina.

L’Amore è il legame che unisce i cuori, la base su cui costruire. Se l’amore è il fondamento, il tuo edificio sopporterà tutti i terremoti e tutte le tempeste. Potrai costruirlo alto e ampio quanto vorrai, senza essere in pericolo. Quindi, la nostra Via è la Via dell’Amore. Abbandona ciò che ti impedisce di seguire il Sentiero e volgiti per seguirlo con perseveranza; segui la Via fino in fondo, fino alla tua destinazione …

Shaikh Nazim al Haqqani an-Naqshbandi

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La libertà fondamento della democrazia. La testimonianza di Teresio Olivelli

Ribelli: così ci chiamano, così siamo, così ci vogliamo. Il loro disprezzo è la nostra esaltazione. Il loro “onorato” servaggio alla legalità straniera fermenta l’aspro sapore della nostra libertà. La loro sospettosa complice viltà conforta la nostra fortezza. Siamo dei ribelli: la nostra è anzitutto una rivolta morale.

Cursor (alias Teresio Olivelli)

A Como presso il centro pastorale Cardinal Ferrari si è svolto il primo incontro del ciclo “Pensieri al Centro 2017-2018”: “Una nuova democrazia è possibile?”. Incontro con Paolo Rizzi, postulatore della causa di beatificazione di Teresio Olivelli: La libertà fondamento della democrazia. La testimonianza di Teresio Olivelli.

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I ponti delle “seconde generazioni”

da Sumaya.it, il blog di Sumaya Abdel Qader.

Tra il 14 e 22 ottobre 2017 ho avuto il piacere di tornare ad Amman su invito dell’Ambasciata italiana della capitale Giordana e partecipare alla settimana della lingua italiana nel mondo.

Immagino che non tutti siate a conoscenza dell’esistenza di questa settimana, ebbene neppure io lo sapevo ma è stata una piacevole scoperta. Continua a leggere

Calvino, anche una theologia cordis?

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

In quale forma si può parlare adeguatamente di quell’insieme di eventi, storici e teologici, che poniamo comunemente sotto il nome di Riforma – al singolare, dunque? Anche il Giubileo per i suoi 500 anni ne ha indotto un’accezione singolare, legandola al gesto (simbolico) di una persona (Lutero). La singolarizzazione permette non solo la databilità, con tutto quello che essa comporta, ma assicura anche un’origine.

E, insieme all’origine, permette il dispiegarsi di una tradizione in un qualche modo normativa per i tempi a venire. Eppure ci si può domandare se gli inizi simbolici della Riforma coincidano con la Riforma stessa, così da poterla rubricare in forma prettamente singolare. In secondo luogo si pone la questione se questi inizi (paradossalmente al plurale) rappresentino da sé l’origine di quel singolare che chiamiamo Riforma. Forse, quell’origine è più complessa ed eccede sempre di nuovo la Riforma stessa; cosa che credo sia pertinente sotto un punto di vista storico, ma potrebbe esserlo anche in prospettiva teologica e di storia (cristiana) della salvezza. Continua a leggere

Destra cattolica: l’“opzione Benedetto”

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

Opzione Benedetto: l’espressione indica un nuovo indirizzo della destra cattolica statunitense che sta muovendo le acque del cattolicesimo tradizionale, anche in Europa. Il processo di secolarizzazione non è più contenibile, il destino dell’Occidente è l’ateismo, non c’è più alcuna istituzione politica in grado di frenare il processo. È opportuna una «ritirata strategica», simile a quella compiuta da Benedetto da Norcia e dal monachesimo occidentale che, nel contesto del cenobio, ha custodito la cultura antica e ha avviato la nuova civiltà occidentale.

Il libro di Rod Dreher, L’opzione Benedetto: una strategia dei credenti in una nazione post-cristiana, è uscito in contemporanea nel 2017 negli Stati Uniti e in Francia (col titolo: Come essere cristiani in un mondo che non lo è più: la sfida Benedetto). Si annuncia un’edizione in tedesco. Continua a leggere

Il “patto delle catacombe”. L’impegno di una cinquantina di vescovi per una Chiesa povera e dei poveri

Avvicinandosi la prima giornata mondiale dei poveri …

Il 16 novembre del 1965, pochi giorni prima della chiusura del Concilio Vaticano II, una cinquantina di padri conciliari celebrarono un’Eucaristia nelle Catacombe di Domitilla. Era il gruppo dei vescovi della “Chiesa dei poveri” che alla fine del Concilio decisero di scendere nelle catacombe, simbolicamente “ai margini”, per firmare il “Patto delle Catacombe”. I firmatari si impegnavano personalmente a vivere da chiesa “povera e dei poveri”, ed hanno poi vissuto questo impegno fino in fondo con scelte concrete. Erano una cinquantina, all’inizio, sugli oltre duemila vescovi che si riunirono a Roma per il Concilio Vaticano II. In pochi anni arrivarono a superare quota 500.

Tra i firmatari, nomi noti come dom Hélder Câmara, arcivescovo di Recife (Brasile), l’arcivescovo di Nazaret, Hakim, Massimo IV, patriarca di Antiochia, Leonidas Proaño, vescovo di Riobamba (Ecuador), famoso per la sua difesa dei campesinos; Enrique Angelelli, ausiliare di Cordoba (Argentina), ucciso durante la dittatura e punto di riferimento per l’allora padre Jorge Mario Bergoglio; il vescovo di Tournai (Belgio), Charles-Marie Himmer, che tenne l’omelia quel giorno. Alcuni sono ancora in vita: l’allora ausiliare di Bologna Luigi Bettazzi, poi vescovo a Ivrea, e José Maria Pires, arcivescovo emerito di Paraiba, in Brasile. Variopinta la provenienza dei firmatari: Cina, Corea del Sud, Zambia, Gibuti, Indonesia, Algeria, Cuba, l’allora Jugoslavia, Canada, Francia, Grecia, Spagna, e altri. Nessun presule dagli Usa. Continua a leggere