“Chiesa e povertà”, l’intervento del card. Lercaro al Concilio sulla Chiesa povera e dei poveri

Avvicinandosi la prima giornata mondiale dei poveri …

L’espressione Chiesa dei poveri non è estemporanea ma ha una sua precisa collocazione ecclesiale: prende ispirazione da un passaggio del radiomessaggio dell’11 settembre 1962 di Giovanni XXIII: «In faccia ai paesi sottosviluppati la chiesa si presenta quale è e vuole essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri». Si tratta del Radiomessaggio rivolto da papa Roncalli ai fedeli di tutto il mondo un mese prima dell’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II. Giovanni XXIII mutua l’espressione “Chiesa dei poveri” dal cardinale Suenens che nel luglio del 1962 gli aveva sottoposto un “progetto” per il concilio. È un pronunciamento ricco di significato che, assieme al rilevante e autorevole discorso d’apertura Gaudet mater ecclesia dell’11 ottobre 1962, avrà una grande ripercussione sui lavori conciliari.

Il cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, esperto liturgista e noto per aver scelto di condividere la sua casa con giovani lavoratori e studenti bisognosi (la cosiddetta “Famiglia” del cardinale), nonostante fosse impegnato sul fronte dello schema liturgico, sostenuto da don Giuseppe Dossetti, il 6 dicembre 1962 decise di intervenire durante la 35a CG pronunciando un famoso discorso dove espose il problema dell’identità della Chiesa in una prospettiva inattesa. Respingendo in toto lo schema preparatorio, affrontò con vigore la povertà della Chiesa, proponendo una visione essenzialmente biblica della Chiesa stessa e suggerendo che tutta la trattazione fosse finalizzata al superamento della drammatica alterità dell’epoca contemporanea tra la Chiesa e l’immenso popolo dei poveri. Continua a leggere

Perché gli ortodossi si fanno il segno della croce “al contrario”?

da Aleteia.org, Rete Globale Cattolica.

Il segno della croce è il gesto col quale i cristiani significano la benedizione della propria persona nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Pratiche analoghe sono note in altre religioni, e del resto è difficile non vedere in alcune tradizioni giudaiche la prefigurazione di questo tanto particolare simbolo cristiano, manifestazione fisica e visibile di un cammino spirituale e personale. Tale pratica apparve verosimilmente molto presto nella storia del cristianesimo, e colpisce constatare come la sua evoluzione abbia seguito quella della Chiesa, in particolare lo scisma tra Oriente e Occidente, poiché due maniere di segnarsi distinguono ormai i cristiani cattolici e quelli ortodossi. Continua a leggere

mondo…

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Questo mondo non è l’unico mondo possibile.
Questo mondo non è il migliore dei mondi possibili.
Questo è un mondo migliorabile.
Per questo motivo sta a noi migliorarlo. Continua a leggere

Johnny Dotti a Tv2000: “Tenere insieme testa, cuore, mani”

Johnny Dotti intervistato alla trasmissione Soul di Tv 2000.

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Europei dopo l’Europa – Gli ebrei e la lezione dell’Impero asburgico

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Mio zio David era un europeo consapevole, in un’epoca in cui nessuno in Europa si sentiva ancora europeo, a parte i membri della mia famiglia e altri ebrei come loro. Tutti gli altri erano panslavi, pangermanici, o semplicemente patrioti lituani, bulgari, irlandesi, slovacchi. Gli unici europei di tutta l’Europa, negli anni venti e trenta, erano gli ebrei. Mio padre diceva sempre: in Cecoslovacchia vivono tre nazionalità: cechi, slovacchi e cecoslovacchi, cioè gli ebrei. In Iugoslavia ci sono i serbi, i croati, gli sloveni e i montenegrini, ma anche lì vive una manciata di iugoslavi smaccati, e persino con Stalin ci sono russi e ucraini e uzbeki e ceceni e tatari, ma fra tutti vivono anche dei nostri fratelli, membri del popolo sovietico.

Amos Oz, “Una storia di amore e di tenebra”, Feltrinelli, ed. 2005 p. 86.

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Lin Jaldati

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Berlino, 9 novembre 1952. In Potsdamer Platz è previsto un concerto di canzoni in yiddish. Coraggioso, provocatorio o semplicemente giusto? A quattordici anni esatti dalla Kristallnacht, due giovani artisti decidono di eseguire melodie che rendano onore alla memoria della vita ebraica in est Europa. Pianoforte e voce, ovvero il musicologo ebreo tedesco Eberhard Rebling e la cantante e ballerina ebrea olandese Lin Jaldati, nome d’arte per Rebekka Brilleslijper.
Questo concerto costituisce il trampolino di lancio della lunga carriera di Lin, che alle spalle ha l’esperienza della resistenza in Olanda insieme alla sorella e la deportazione ad Auschwitz.

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e per il 400 anni?

da Pastoredarchino.ch, pastore D’Archino blog personale di Stefano, pastore evangelico riformato.

Può essere interessante leggere cosa avevano scritto al tempo dei 400 anni dall’inizio della Riforma. Ecco allora qui di seguito il messaggio “Per commemorare il IV° centenario della Riforma 31 ottobre 1917” da parte della Chiesa Cantonale dei Grigioni. Era un anno del tutto particolare, la prima guerra mondiale infuriava intorno alla Svizzera, e certo il testo non era di esultanza, ma di forte preoccupazione per la follia mondiale e di chiamata a riconoscere i propri errori. Continua a leggere

Riscoprire la dottrina sociale

da Interris.it, online international newspaper – con i piedi in terra guardando il cielo.

La valutazione che la crisi economica che dal 2008 ha investito la società occidentale e Italiana, sia stata originata da cause di tipo morale e non solo economiche è condivisa da numerosi esperti ed è stata anche, più volte ed opportunamente, ribadita dal magistero ecclesiale e dall’Osservatorio della Dottrina sociale della Chiesa cattolica. Continua a leggere

La Rivoluzione russa e il Cristianesimo

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Cento anni dopo la Grande Rivoluzione di ottobre (ma, in Occidente – con il calendario gregoriano – era già novembre!), lasciando sullo sfondo gli enormi problemi geopolitici e sociali che ne seguirono per la Russia, e per il mondo, vediamo con rapidi flash le conseguenze di quegli eventi per il Cristianesimo, ieri e oggi, in quell’immenso paese. Continua a leggere

Raccontare le Settimane Sociali – Il docufilm “Il lavoro che vogliamo”

Raccontare le Settimane Sociali: l’appuntamento di Cagliari è stato quasi una miniera di momenti o interventi interessanti e preziosi. Occorre tornarci e scavare. Dalla terza giornata il docufilm “Il lavoro che vogliamo” di Andrea Salvadore. A seguire altro materiale dal terzo e quarto giorno delle Settimane Sociali.

“Nel cammino di preparazione alla 48ª Settimana sociale abbiamo voluto prestare un’attenzione particolare all’ascolto del lavoro perché il lavoro non è mai un’astrazione ma un’opera di persone concrete”. Lo ha affermato suor Alessandra Smerilli, membro del Comitato scientifico e organizzatore della 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani di Cagliari, introducendo il docufilm “Il lavoro che vogliamo” che è stato proiettato per i mille delegati presenti a Cagliari, nel padiglione Mediterraneo della Fiera internazionale della Sardegna.

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Raccontare le Settimane Sociali – La relazione di Mauro Magatti e le sintesi dei tavoli di lavoro

Raccontare le Settimane Sociali: l’appuntamento di Cagliari è stato quasi una miniera di momenti o interventi interessanti e preziosi. Occorre tornarci e scavare. Dalla terza giornata la relazione di Mauro Magatti e qualche informazione sulle sintesi dei tavoli di lavoro sulle buone pratiche. 

“L’Italia è un Paese invecchiato, e invecchiato male”. E’ l’analisi del sociologo Mauro Magatti, segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, che nella terza giornata della Settimana sociale ha affermato che in materia di lavoro l’Italia “si trova di fronte a un bivio: o cadere ancora di più nella spirale dello sfruttamento e delle disuguaglianze che sono il risultato di una società digitalizzata che pretende di controllare le attività di , o di andare verso un nuovo modello di sviluppo che metta al centro la creatività umana”. Per realizzare questo obiettivo, secondo Magatti, bisogna “navigare tra la Scilla di una società senza lavoro e la Cariddi di una società dove tutto è lavoro”.

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“La televisione” di Pierpaolo Pasolini

La critica della modernità di Pier Paolo Pasolini, la sua visione di una società omologata dal consumismo, continua ad essere sempre più drammaticamente attuale. La televisione, secondo Pasolini, “non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere”. È “un medium di massa” che si asserve alla massa dei telespettatori “per asservirli”, ossia per imporre loro “la leggerezza, la superficialità, l’ignoranza, la vanità”, quali modelli di “una condizione umana obbligatoria”. Soprattutto negli ultimi anni di vita, Pasolini sviscerò le forme di condizionamento esercitate dalla “stupidità delittuosa della televisione” nel linguaggio e nelle forme di comunicazione adottate dagli italiani, scoprendo le forme di un processo di profonda e irreversibile trasformazione della cultura e della società dove le diversità venivano cancellate e sostituite da “valori falsi e alienanti”. Tuttavia Pasolini non rifiutò mai aprioristicamente la televisione, anzi immaginò e realizzò alcuni film destinati proprio ai teleschermi e partecipò a vari programmi televisivi. Fra le utopie pasoliniane esisteva infatti l’idea di una televisione diversa, perché, come affermò egli stesso, “non sostengo affatto che tali mezzi siano in sé negativi: sono anzi d’accordo che potrebbero costituire un grande strumento di progresso culturale; ma finora sono stati, così come li hanno usati, un mezzo di spaventoso regresso, di sviluppo appunto senza progresso, di genocidio culturale per due terzi almeno degli italiani”.

Su questo tema proponiamo due brani tratti da “Scritti Corsari”. Continua a leggere

Lutero e l’ordine degli Agostiniani

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani. 

L’ordine agostiniano, al quale apparteneva Lutero, non ha motivo di celebrare il cinquecentenario della Riforma, ma certamente di commemorarlo, riflettendo su luci e ombre della vicenda storica e spirituale del monaco tedesco.

È quanto afferma il priore generale in una lettera indirizzata alle figlie e ai figli spirituali di sant’Agostino. Continua a leggere

Raccontare le Settimane Sociali – La relazione di Leonardo Becchetti e i tavoli di lavoro sulle buone pratiche

Raccontare le Settimane Sociali: l’appuntamento di Cagliari è stato quasi una miniera di momenti o interventi interessanti e preziosi. Occorre tornarci e scavare. Dalla seconda giornata la relazione di Leonardo Becchetti e qualche informazione sui tavoli di lavoro sulle buone pratiche. A seguire altro materiale dal secondo giorno delle Settimane Sociali.

“La generatività è la radice della soddisfazione di vita”. Lo ha affermato l’economista Leonardo Becchetti introducendo alla 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani i tavoli di lavoro sulle buone pratiche nei quali sono stati impegnati gli oltre mille delegati a Cagliari. Raccontando lo svolgersi del progetto dei “Cercatori di lavOro” che ha portato all’individuazione di oltre 400 esperienze positive in tutta Italia, Becchetti ha sottolineato come questa ricerca sia una “rivoluzione permanente di metodo”.

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Raccontare le Settimane Sociali – La riflessione biblica di Luigino Bruni su Qohelet

Raccontare le Settimane Sociali: l’appuntamento di Cagliari è stato quasi una miniera di momenti o interventi interessanti e preziosi. Occorre tornarci e scavare. Alcuni passi del libro del Qohelet commentati dall’economista Luigino Bruni.

“La ricchezza che non può essere condivisa non sazia, non appaga il nostro cuore. Alimenta soltanto la fame di vento, e produce il grande auto-inganno che la ricchezza in sé o l’aumento del patrimonio potranno domani saziare l’indigenza di oggi”. Lo ha affermato l’economista Luigino Bruni nel corso della riflessione biblica che ha aperto la sessione plenaria della seconda giornata della 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani a Cagliari.

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Raccontare le Settimane Sociali – Le voci del lavoro

Raccontare le Settimane Sociali: l’appuntamento di Cagliari è stato quasi una miniera di momenti o interventi interessanti e preziosi. Occorre tornarci e scavare. Dalla prima giornata le testimonianze “Le voci del lavoro”. A seguire altro materiale dal primo giorno delle Settimane Sociali.

Storie positive accanto a tragedie. Esperienze da narrare con gioia e racconti dolorosi. È questo lo spaccato del lavoro italiano emerso dalle testimonianze presentate nel corso di “Le voci del lavoro”, la sessione conclusiva della prima giornata della 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani di Cagliari. Introdotte dalla giornalista Vania De Luca, vaticanista di RaiNews24 e presidente dell’Ucsi, sono state raccontate tre esperienze concrete, consegnate al ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, e a Marco Bentivogli, segretario generale Fim-Cisl.

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Raccontare le Settimane Sociali – Il video messaggio di papa Francesco

Raccontare le Settimane Sociali: l’appuntamento di Cagliari è stato quasi una miniera di momenti o interventi interessanti e preziosi. Occorre tornarci e scavare. Cominciamo dal videomessaggio di papa Francesco …

La 48ª Settimana Sociale si è aperta con lo sguardo fisso su Papa Francesco, che a Cagliari ha voluto rendersi presente attraverso un video-messaggio inviato agli oltre mille delegati delle diocesi italiane.
Parole profetiche, di denuncia delle piaghe che affliggono il mondo del lavoro e angosciano anche il cuore del Pontefice: dalla disoccupazione al lavoro minorile, dai lavori pericolosi e malsani, “che ogni anno causano in Italia centinaia di morti e invalidi”, fino al “lavoro in nero e al lavoro precario” che, ha affermato Francesco, “uccidono”.

A conclusione delle sue parole, un discorso di quasi 14 minuti che è stato accolto dai delegati giunti a Cagliari con un lungo applauso, una chiara indicazione su come proseguire il cammino già intrapreso dalla Chiesa italiana: “nel mondo del lavoro, – ha affermato Francesco –  la comunione deve vincere sulla competizione!”. “Voglio augurarvi – ha concluso – di essere un lievito sociale per la società italiana e di vivere una forte esperienza sinodale”.

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Il “day after” lombardo-veneto

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani. 

I lombardi al 40% e i veneti al 60% hanno votato. Per l’autonomia, come proclamano i vincitori e come titolano i giornali. L’esito era scontato, anche se le proporzioni, specie per il Veneto, reclamano grande attenzione. A partire dalla differenza dei risultati tra le due aree.

Certo, nei territori della Serenissima è più radicata la memoria della gloriosa indipendenza d’un tempo. Ed è noto che la rivendicazione leghista si è manifestata prima in Veneto che in Lombardia. Ma forse, mettendosi dalla parte degli elettori, non è stata ininfluente la presentazione del problema su cui si chiedeva il voto. Continua a leggere