Intelligenza artificiale e pace. Messaggio di Sua Santità Francesco per la LVII giornata mondiale della pace, 1 gennaio 2024

All’inizio del nuovo anno, tempo di grazia che il Signore dona a ciascuno di noi, vorrei rivolgermi al Popolo di Dio, alle nazioni, ai Capi di Stato e di Governo, ai Rappresentanti delle diverse religioni e della società civile, a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo per porgere i miei auguri di pace.

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La libraia di Mosul. Rinascere dopo l’Isis – Finis Terrae #3

Un villaggio iracheno devastato dalla furia dello Stato islamico, una ragazza coraggiosa che nel contesto della ricostruzione decide di creare una piccola libreria che si trasforma in un polo di rinascita culturale e sociale: è la storia che vi raccontiamo nella nuova puntata di “Finis terrae. Storie oltre i confini”, la trasmissione quindicinale realizzata da “Mondo e Missione” insieme agli studenti della Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. La voce di Janan Shaker Elias, giovane appartenente alla comunità yazida, ci porta a scoprire anche la pluralità etnica e religiosa della Piana di Ninive minacciata dal fondamentalismo, e le sfide dell’Iraq contemporaneo tra immobilismo politico e voglia di cambiamento della nuova generazione.

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A noi la Pace, please!

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

In un mondo sempre più polarizzato, oggi parlare di pace, anche per un pastore evangelico, diventa per alcuni un’eresia, per altri un’ideologia. Non si può parlare di pace, spirituale e sociale, senza essere etichettati e strumentalizzati da estremismi contrapposti. La via media, declamata da Aristotele, sembra perdersi nei pochi rivoli di cuori pensanti che, consapevoli di quanto la pace sia una necessità indifferibile, provano a far sentire la loro voce. Voce che sembra spegnersi nel deserto dell’indifferenza. La via della pace indicata da Gesù suscita persino ilarità e viene relegata nel mondo dei sogni. Eppure è di pace che l’umanità ha urgentemente bisogno, ora, non un domani nebbioso!

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Che c’entra con noi la guerra in Congo? – Finis Terrae #2

Negli ultimi mesi la guerra è tornata a insanguinare pesantemente l’est della Repubblica democratica del Congo, un Paese africano che da decenni ormai non trova pace. Alla vigilia del viaggio di Papa Francesco – che dal 31 gennaio al 5 febbraio oltre a questo martoriato Paese toccherà anche il Sud Sudan – abbiamo chiesto all’attivista congolese John Mpaliza di aiutarci a capire le cause di una guerra dimenticata, che negli ultimi 25 anni ha coinvolto anche gli Stati confinanti provocando circa dieci milioni di vittime. Un conflitto non solo “africano”, alimentato dalla crescente domanda internazionale dei minerali utilizzati soprattutto nell’industria dell’hi-tech e delle auto elettriche. Ad alzare la voce contro la violenza indiscriminata che colpisce i civili, e soprattutto le donne, c’è anche il Premio Nobel Denis Mukwege, il medico che ha dedicato la vita a curare le vittime degli stupri di guerra. Anche di lui parliamo in questa nuova puntata di “Finis Terrae. Storie oltre i confini” la trasmissione quindicinale realizzata da “Mondo e Missione” insieme agli studenti della Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

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Il vescovo del Donbass – Finis Terrae #1

Come vivere da cristiani dentro una guerra come quella in corso in Ucraina, una guerra tra cristiani, dove le armi e le posizioni politiche arrivano oggi a intrecciarsi pericolosamente con l’appartenenza e Chiese e confessioni diverse? È una delle domande che abbiamo rivolto a mons. Maksym Ryabukha, giovane vescovo ausiliare dell’esarcato di Donestk, nel cuore del Donbass conteso tra russi e ucraini. Mons. Ryabukha vive a Zaporizzja, non lontano dalla centrale nucleare che abbiamo imparato a conoscere nelle cronache della guerra. Con la sua testimonianza prende il via “Finis Terrae. Storie oltre i confini” la nuova trasmissione quindicinale realizzata dalla redazione di Mondo e Missione insieme agli studenti della Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

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«Non nominatemi invano». Un testo di p. David Maria Turoldo

Non invocate più il mio nome quando assumete le cariche del governo del mondo, o quando celebrate i vostri processi. E poi non siete capaci di trasformare una spada in vomero, e una lancia in falce, o gente fomentatrice di guerre, uomini perennemente in guerra contro i vostri fratelli: gente divisa in mille religioni. Continua a leggere

La generazione Z e il desiderio di vita piena. «Ho nostalgia della guerra»

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

I ragazzi che si sono diplomati ultimamente alla Scuola per Attori, del Teatro Stabile di Torino, hanno costituito una compagnia teatrale i “Potenziali Evocati Multimediali” (PEM). Diretti dal regista Gabriele Vacis, dall’inizio del 2023, portano in scena l’Antigone di Sofocle, in una versione molto post moderna. Nella fase iniziale della preparazione dello spettacolo teatrale, Vacis ha chiesto ai suoi giovani attori di riflettere personalmente sui temi e le domande esistenziali di Antigone. Lorenzo Tombesi, uno di essi, 24 anni scarsi, ha prodotto questo monologo che sta spopolando sui social.

A vederlo sembrerebbe davvero l’intervento fatto in uno di quei momenti di “autogestione” scolastica che i “millenials”, fino a qualche anno fa ancora chiedevano, quasi come un “ora d’aria”, per sopravvivere alla scuola. In realtà si tratta, invece, di una sorta di rivelazione del “fuoco sotto la cenere”, cioè di ciò che la generazione Z vive e non dice, e spesso non sa nemmeno dire: desiderio di vita piena, nascosto sotto ad un equilibrio fragile, forse più stabile e meno passivo di quello dei millenials, ma pur sempre precario.

Il monologo teatrale «Ho nostalgia della guerra»

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La Parola è la mia casa: [01/01/2023] S. Maria madre di Dio TN anno A

da Parrocchiechiurocastionetto.it, il sito della Comunità pastorale delle parrocchie di Chiuro e Castionetto.

Abbiamo bisogno di una benedizione. … Oppure l’abbiamo già ma ce ne siamo dimenticati?

Dal vangelo secondo Luca (Lc 2, 16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo. Continua a leggere

Nessuno può salvarsi da solo. Ripartire dal Covid-19 per tracciare insieme sentieri di pace

1 gennaio 2023, messaggio di Sua Santità Francesco per la cinquantaseiesima Giornata mondiale della Pace

Riguardo poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte.

 Prima Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi 5,1-2

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Farsi carico, oggi, del bene possibile

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Mi sono chiesto: su cosa si può fissare lo sguardo nell’attuale panorama sociale, politico, ecclesiale? In questi giorni c’è l’imbarazzo della scelta.

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“Lettera a chi manifesta per la pace. Liberi insieme dalla guerra”. Card. Matteo Maria Zuppi

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Cara amica e caro amico,

sono contento che ti metti in marcia per la pace. Qualunque sia la tua età e condizione, permettimi di darti del “tu”. Le guerre iniziano sempre perché non si riesce più a parlarsi in modo amichevole tra le persone, come accadde ai fratelli di Giuseppe che provavano invidia verso uno di loro, Giuseppe, invece di gustare la gioia di averlo come fratello. Così Caino vide nel fratello Abele solo un nemico.

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«Canto dei morti invano». Poesia di Primo Levi

Sedete e contrattate
A vostra voglia, vecchie volpi argentate.

Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purché trattiate e contrattiate
le vite dei nostri figli e le vostre.

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Le religioni: speranza per un mondo in bilico

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

Alcune personalità hanno firmato un appello alle religioni perché diventino protagoniste di un processo di pace a cui tutti aneliamo.

Un mondo in bilico

Viviamo in un mondo in bilico. Le sfide che l’umanità deve affrontare sono enormi:

  • In molte parti del mondo si stanno combattendo guerre barbare; la minaccia di un eccesso di armi atomiche (ABC) e di disastri nucleari nelle zone di guerra è acuta.
  • Il delicato sistema climatico ha raggiunto molti punti critici; se questi vengono superati, lo spazio vitale sulla terra è minacciato.
  • Le guerre, la disperazione dovuta alla povertà e le catastrofi climatiche hanno già spinto più di 100 milioni di persone a fuggire; crescono le tensioni politiche nei paesi che ricevono i profughi.
  • Nei paesi ricchi è in atto un processo di informatizzazione che sta cambiando la struttura sociale in modo simile all’industrializzazione.
  • La pandemia ha messo in ombra questi processi, facendoli passare in secondo piano. Nel frattempo hanno raggiunto la politica.

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«Operaio in una fabbrica d’armi». Una poesia di Andrzej Jawin (Karol Wojtyla)

Non influisco sul destino del globo,
non son io che incomincio le guerre.
Sono con te o contro di te – non lo so.

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“Ora la parola alle armi”. Le armi non hanno parole, hanno solo il fragore che uccide ogni parola. Un testo di David Maria Turoldo

Dire della nostra tristezza, dire che scrivo queste note con immensa tristezza, può essere un’ironia verso noi stessi, verso tutti gli operatori di pace; specialmente verso i poveri e gli umili che sono, come al solito, le vittime maggiori della violenza e della guerra.

La guerra è un’immensa vergogna, una sconfitta per l’umanità intera. Dobbiamo dire subito che siamo tutti sconfitti.

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Dugin e la Russia di Putin. I fondamenti dell’ideologia di Aleksandr Gel’evič Dugin

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

L’Europa occidentale è decadente, perde tutta l’identità e questa non è la conseguenza di processi naturali, ma ideologici. Le élites liberal vogliono che l’Europa perda la propria identità, con la politica dell’immigrazione e del gender. (…) L’Europa sarà sempre più contraddittoria, sempre più idiota. I russi devono salvare l’Europa dalle élites liberal che la stanno distruggendo (…). I paesi vicini alla Russia erano costruzioni artificiali dopo il crollo dell’Unione sovietica e non esistevano prima del comunismo. Sono il risultato del crollo comunista. Erano invece parte di una civiltà euroasiatica e dell’impero russo prerivoluzionario. Non c’è aggressione di Putin, ma restaurazione di una civiltà russa che si era dissolta.

Aleksandr Dugin, intervista rilasciata a Giulio Meotti, il Foglio, 2 marzo 2017

Questa non è una guerra con l’Ucraina. È un confronto con il globalismo come fenomeno planetario integrale. È un confronto a tutti i livelli, geopolitico e ideologico. La Russia rifiuta tutto nel globalismo, unipolarismo, atlantismo, da un lato, e liberalismo, anti-tradizione, tecnocrazia, Grande Reset, in una parola, dall’altro. È chiaro che tutti i leader europei fanno parte dell’élite liberale atlantista. E noi siamo in guerra esattamente con questo.

Aleksandr Dugin, Agenzia Stampa Italia, 4 marzo 2022

Aleksandr Gelevic Dugin è un ideologo russo, conosciuto in tutto il mondo come il principale esponente della corrente di pensiero definita “eurasiatismo”, in base alla quale esiste uno spazio geopolitico a cavallo fra l’Europa e l’Asia che rappresenta un unicum, alternativo – culturalmente e politicamente – all’Occidente atlantista e all’Oriente. Uno spazio caratterizzato da valori storicamente determinati e universali, irriducibile alle suggestioni della modernità e della mondializzazione.

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«Per una teologia della pace». Una lettera del prof. Sergio Tanzanella

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

Sergio Tanzarella è ordinario di Storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli, dove dirige l’Istituto di Storia del cristianesimo. È inoltre professore invitato presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Tra le sue pubblicazioni: La purificazione della memoria. Il compito della storia tra oblio e revisionismi (Edb, 2001), Gli anni difficili. Lorenzo Milani, Tommaso Fiore e le “Esperienze pastorali” (Il Pozzo di Giacobbe 20082). Ha collaborato a Cristiani d’Italia. Chiese. Società, Stato 1861-2011 (Treccani, 2011).

Ai Rettori delle Pontificie Università in Italia
Ai Presidi delle Pontificie Facoltà Teologiche in Italia
Ai Direttori degli Studi Teologici e degli Istituti Teologici
Ai Direttori degli Istituti Superiori di Scienze Religiose

Gentilissime Autorità Accademiche,
per molti anni la propaganda della bontà della guerra fredda fondata sul principio della deterrenza ha cercato di convincerci che con i lampi nucleari di Hiroshima e Nagasaki la guerra fosse stata archiviata e resa di fatto impossibile.

Era evidentemente una buona illusione ma anche una menzogna perché le guerre e le stragi in Indocina, in Corea, in Algeria, in Vietnam, in Cambogia, con i loro milioni di morti, l’uso frequente di armi chimiche, il ricorso sistematico alla tortura erano lì a smentire questa tesi ottimista e negazionista. Contemporaneamente in Africa era un continuo susseguirsi di altre guerre, spesso ignorate ma non meno letali, premesse per gravissime carestie ed epidemie. Tutte guerre dove i morti civili sopravanzavano di molto i morti militari.

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La guerra giusta – 2

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

L’analisi storica dei dati del magistero sulla questione della guerra giusta ci ha condotti alla necessità di riformulare una teologia della difesa. Perché di questo si tratta. Come cristiani, la difesa di sé dall’aggressione di altri esseri umani, del proprio paese, del proprio mondo, come può essere compresa teologicamente? Fino a che punto è giusto spingersi?

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Per rendere migliore il mondo dobbiamo cominciare da noi stessi. Lettera di un partigiano

Caro papà, peccato che non ci sarò più il giorno della pace. Ho sempre sperato di contribuire allora con tutta la mia forza ed energia alla ricostruzione, non soltanto materiale, ma anche spirituale.

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La guerra giusta – 1

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Tutti, forse, speravamo fosse una questione morale chiusa. Ma dal 25 febbraio di quest’anno la domanda è rimbalzata improvvisa: esiste una guerra giusta? In realtà una eco era già presente al tempo della guerra in Siria, ma l’Ucraina è molto più vicina della Siria, perciò oggi la questione torna alla ribalta. Soprattutto in ambito cattolico, l’acuta percezione del dramma Ucraino e l’inevitabilità delle difesa armata contro l’invasore russo ha portato molti teologi, filosofi e persone di fede a reinterrogarsi, lacerando spesso coscienze che hanno da sempre tentato di tenere insieme davvero fede e storia.

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