La Parola è la mia casa: [23/04/2023] III dom TP anno A

da Parrocchiechiurocastionetto.it, il sito della Comunità pastorale delle parrocchie di Chiuro e Castionetto.

La strada verso Emmaus: via della perdizione o cammino complesso accompagnato dal Risorto?

Dal vangelo secondo Luca (Lc 24, 13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Continua a leggere

La Parola è la mia casa: [16/04/2023] II dom TP anno A

da Parrocchiechiurocastionetto.it, il sito della Comunità pastorale delle parrocchie di Chiuro e Castionetto.

Una Chiesa inadeguata chiamata ad indicare i segni della misericordia. Perché Tommaso creda …

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Continua a leggere

La Barba di Aronne. Episodio decimo: L’Europa delle espulsioni

Ci pare bello e significativo e invitiamo perciò a vederlo, “La Barba di Aronne”, un ciclo di brevi video dove Fra Simone fa scoprire ai cristiani l’ebraismo.

La Barba di Aronne è il nuovo progetto che vuole fare piccoli passi all’interno del mondo ebraico; un mondo ricco di cultura e di tradizioni, visto dall’esterno: con gli occhi di un cristiano.

La nascita delle grandi monarchie europee rompe un sottile equilibrio nella vita degli ebrei in Europa: se da una parte erano protetti come “bene privato” del regno, dall’altra quando i re cercavano consenso dal popolo, lo trovavano facilmente riaccendendo focolai di antico odio antigiudaico. La politica conversionistica in Spagna poi è fallimentare, e ben presto, anche attraverso l’inquisizione, i reali devono fare i conti con la debolezza delle conversioni ed il fenomeno dei “Marrani”, i criptoebrei, convertiti a forza al cristianesimo che in segreto continuavano a praticare la religione dei padri. Il fallimento della politica conversionistica spingera Ferdinando e Isabella ad espellere gli ebrei dal regno, per tagliare il cordone dei conversos con i fratelli. E quando questo non basta si stabilisce che il problema sia un altro: l’ebraicità non è nella religione che si professa ma proprio nel sangue, e nessuna conversione, né il battesimo, potrà mai portare alla “Limpieza de sangre”…

Continua a leggere

La Barba di Aronne. Episodio ottavo: La festa di Shavuot

Ci pare bello e significativo e invitiamo perciò a vederlo, “La Barba di Aronne”, un ciclo di brevi video dove Fra Simone fa scoprire ai cristiani l’ebraismo.

La Barba di Aronne è il nuovo progetto che vuole fare piccoli passi all’interno del mondo ebraico; un mondo ricco di cultura e di tradizioni, visto dall’esterno: con gli occhi di un cristiano.

Shavuot 5780 viene festeggiata ne 2020 il 29 ed il 30 maggio, con la vigilia la sera del 28. E’ una degli “Shalosh regalim” le tre grandi feste di pellegrinaggio durante le quali, per precetto, ogni maschio ebreo doveva recarsi a Gerusalemme, al Tempio, al cospetto di Dio. Shavuot significa “Settimane”. E’ la festa delle settimane, sette settimane per la precisione; e celebra il dono della Torah data a Mosè da Dio sul Sinai, secondo la tradizione avvenuto 50 giorni dopo Pesach. Il nome greco di Shavuot, Pentecoste (proprio “50 giorni”) svela come questo importante memoriale ebraico sia alla radice della Pentecoste cristiana, che commemora il dono dello Spirito Santo al cenacolo, proprio nei giorni in cui Gerusalemme era piena di pellegrini per Shavuot (cfr At 2,1-4) …

Continua a leggere

La Barba di Aronne. Episodio quinto: Il “parting of the ways”

Ci pare bello e significativo e invitiamo perciò a vederlo, “La Barba di Aronne”, un ciclo di brevi video dove Fra Simone fa scoprire ai cristiani l’ebraismo.

La Barba di Aronne è il nuovo progetto che vuole fare piccoli passi all’interno del mondo ebraico; un mondo ricco di cultura e di tradizioni, visto dall’esterno: con gli occhi di un cristiano.

Quando ebraismo e cristianesimo hanno iniziato a separare le proprie vie, riconoscendole diverse e distanti l’una dall’altra? Anche se non c’è un momento preciso o un evento puntuale che ha portato a questa separazione, nella seconda metà del I° secolo le rispettive identità acquisiscono tratti sempre più definiti in opposizione all’altra. Gli atti degli Apostoli, Paolo e i vangeli da una parte; le decisioni prese dagli anziani del Sinedrio rifondato ed in salvo a Yavne dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme, sono i luoghi dove possiamo trovare le tracce della divisione, via via più netta, del cristianesimo e dell’ebraismo, che dopo distruzioni e diaspore acquisisce una nuova fisionomia nel giudaismo rabbinico. Un argomento esteso e molto dibattuto, qui appena accennato.

Continua a leggere

Il fabbricante di tende spirituali

Don Stefano Bazzucchi, che ha cominciato a inviare a “La Bottega di Nazareth” alcuni testi, ci ha mandato questo bell’articolo, dove, nella prima parte, tratteggia con efficacia il cammino delle prime tre encicliche di papa Giovanni Paolo II, con tre passi fondanti del suo magistero: l’uomo, la misericordia di Dio e il lavoro. Nella seconda esemplifica attraverso Paolo e la sua professione di fabbricante di tende come il lavoro può illuminare la vicenda dei grandi uomini della fede raccontati dalla Bibbia e la loro attività evangelizzatrice. Particolarmente bella è la descrizione della bottega di Paolo come luogo di conversazione, di condivisione e di scambio di idee. Così simile a come abbiamo pensato “La Bottega di Nazareth”.

Il santo Papa Giovanni Paolo II, uomo di cultura profondissima, uomo del lavoro, venuto da oltre la cortina di ferro, dove il regime comunista lentamente anno dopo anno con il suo totalitarismo anti-umano stava svuotando le coscienze delle persone, gridò al mondo la bellezza dell’uomo, di tutto l’uomo e l’opera meravigliosa, mirabilia Dei, della salvezza operata in Cristo Gesù mandato dal Padre a spezzare i lacci della morte.

Nei primi tre anni del suo pontificato, anni duri, anni di inculturazione personale nel tessuto cattolico occidentale, sia istituzionale che non, ancora molto commistionato con la mondanità della vita umana, e poco attento all’istanza salvifica nascente dal grido dei
poveri, non solo materiali, ma soprattutto di spirito.

Le sue prime tre encicliche furono la stesura perfetta del suo programma di fede, esattamente come in teatro o su un palcoscenico l’occhio di bue, focalizza agli spettatori vicini e lontani, l’essenziale da seguire: l’uomo, la misericordia di Dio e il lavoro.

Continua a leggere

Per la vita del mondo. Verso un ethos sociale della Chiesa ortodossa – IV. Povertà, ricchezza e giustizia civile Ricordati, Signore, di coloro che si ricordano dei poveri

Per la vita del mondo. Verso un ethos sociale della Chiesa ortodossa: è il titolo di un documento di rilevante importanza. È il primo e organico approccio a quella che i cattolici chiamano «dottrina sociale». Il suo peso è indicato dalla sua origine (una richiesta del concilio di Creta del 2016), dal livello della commissione che l’ha preparato (13 teologi), dal materiale e riletture forniti (25 eparchie del Trono ecumenico distribuite nel mondo), dalle 12 lingue in cui è stato tradotto, dall’approvazione, nel gennaio 2020 del santo e sacro sinodo di Costantinopoli.

La pubblicazione è avvenuta negli USA il 27 marzo 2020. I curatori sono David Bentley Hart (del Notre Dame Institute for advanced study) e John Chryssavgis (del patriarcato ecumenico, presidente della commissione). Disteso in 82 numeri e diviso in otto parti, occupa una settantina di pagine.

I titoli delle parti sono orientativi: oltre la prefazione, l’introduzione (è tempo di servire il Signore); la Chiesa nella sfera pubblica (affidiamo tutta la nostra vita a Cristo Dio); il corso della vita umana (santifica le anime e i corpi nostri, e concedici di servirti in santità tutti i giorni della nostra vita); povertà, ricchezza e giustizia civile (ricordati Signore, di coloro che si ricordano dei poveri); guerra, pace e violenza (per la pace del mondo intero…); relazioni ecumeniche e relazioni con altre fedi (preghiamo per l’unità di tutti); ortodossia e diritti umani (ci hai creati a tua immagine e somiglianza); scienza, tecnologia, mondo naturale (il tuo dal tuo a te offriamo); conclusione (esultiamo, possedendo quest’àncora di speranza).

Su Settimananews.it il commento di Lorenzo Prezzi.

Continua a leggere

La tomba vuota, nuova Arca dell’Alleanza (Matta el Meskin)

da Natidallospirito.com, spiritualità cristiana ortodossa.

[Maria di Magdala] vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.

Gv 20,12

Seduto sui cherubini, risplendi…
Risveglia la tua potenza e vieni a salvarci.

Sal 80,2-3

Questa è la prima volta in cui San Giovanni parla nel suo Vangelo di un’apparizione effettiva di angeli.

La posizione dei due angeli, qui, è di un’estrema importanza teologica poiché corrisponde a quanto previsto dalla Torah rispetto al luogo della presenza divina e alla presenza dei due cherubini al di sopra del propiziatorio dell’Arca, chiamato “trono della misericordia” o “trono del perdono”.

Fa’ un cherubino a una estremità e un cherubino all’altra estremità. Farete i cherubini alle due estremità del propiziatorio… Io ti darò convegno in quel luogo: parlerò con te da sopra il propiziatorio, in mezzo ai due cherubini che saranno sull’arca della Testimonianza, dandoti i miei ordini riguardo agli Israeliti.

Es 25,19-22

Continua a leggere

Per la vita del mondo. Verso un ethos sociale della Chiesa ortodossa – II. La Chiesa nella Sfera Pubblica: Affidiamo tutta la nostra vita a Cristo Dio

Per la vita del mondo. Verso un ethos sociale della Chiesa ortodossa: è il titolo di un documento di rilevante importanza. È il primo e organico approccio a quella che i cattolici chiamano «dottrina sociale». Il suo peso è indicato dalla sua origine (una richiesta del concilio di Creta del 2016), dal livello della commissione che l’ha preparato (13 teologi), dal materiale e riletture forniti (25 eparchie del Trono ecumenico distribuite nel mondo), dalle 12 lingue in cui è stato tradotto, dall’approvazione, nel gennaio 2020 del santo e sacro sinodo di Costantinopoli.

La pubblicazione è avvenuta negli USA il 27 marzo 2020. I curatori sono David Bentley Hart (del Notre Dame Institute for advanced study) e John Chryssavgis (del patriarcato ecumenico, presidente della commissione). Disteso in 82 numeri e diviso in otto parti, occupa una settantina di pagine.

I titoli delle parti sono orientativi: oltre la prefazione, l’introduzione (è tempo di servire il Signore); la Chiesa nella sfera pubblica (affidiamo tutta la nostra vita a Cristo Dio); il corso della vita umana (santifica le anime e i corpi nostri, e concedici di servirti in santità tutti i giorni della nostra vita); povertà, ricchezza e giustizia civile (ricordati Signore, di coloro che si ricordano dei poveri); guerra, pace e violenza (per la pace del mondo intero…); relazioni ecumeniche e relazioni con altre fedi (preghiamo per l’unità di tutti); ortodossia e diritti umani (ci hai creati a tua immagine e somiglianza); scienza, tecnologia, mondo naturale (il tuo dal tuo a te offriamo); conclusione (esultiamo, possedendo quest’àncora di speranza).

Su Settimananews.it il commento di Lorenzo Prezzi.

Continua a leggere

Per la vita del mondo. Verso un ethos sociale della Chiesa ortodossa – I. Introduzione: È tempo di servire il Signore

Per la vita del mondo. Verso un ethos sociale della Chiesa ortodossa: è il titolo di un documento di rilevante importanza. È il primo e organico approccio a quella che i cattolici chiamano «dottrina sociale». Il suo peso è indicato dalla sua origine (una richiesta del concilio di Creta del 2016), dal livello della commissione che l’ha preparato (13 teologi), dal materiale e riletture forniti (25 eparchie del Trono ecumenico distribuite nel mondo), dalle 12 lingue in cui è stato tradotto, dall’approvazione, nel gennaio 2020 del santo e sacro sinodo di Costantinopoli.

La pubblicazione è avvenuta negli USA il 27 marzo 2020. I curatori sono David Bentley Hart (del Notre Dame Institute for advanced study) e John Chryssavgis (del patriarcato ecumenico, presidente della commissione). Disteso in 82 numeri e diviso in otto parti, occupa una settantina di pagine.

I titoli delle parti sono orientativi: oltre la prefazione, l’introduzione (è tempo di servire il Signore); la Chiesa nella sfera pubblica (affidiamo tutta la nostra vita a Cristo Dio); il corso della vita umana (santifica le anime e i corpi nostri, e concedici di servirti in santità tutti i giorni della nostra vita); povertà, ricchezza e giustizia civile (ricordati Signore, di coloro che si ricordano dei poveri); guerra, pace e violenza (per la pace del mondo intero…); relazioni ecumeniche e relazioni con altre fedi (preghiamo per l’unità di tutti); ortodossia e diritti umani (ci hai creati a tua immagine e somiglianza); scienza, tecnologia, mondo naturale (il tuo dal tuo a te offriamo); conclusione (esultiamo, possedendo quest’àncora di speranza).

Su Settimananews.it il commento di Lorenzo Prezzi.

Continua a leggere

Fede ai Tempi del Coronavirus

da Svoltaonline.it, per i giovani cristiani che vogliono capire, credere e cambiare, il blog dei giovani della Assemblee di Dio in Italia.

Sono ormai diverse settimane che media e giornali non parlano d’altro: un nuovo virus sta mettendo a repentaglio la vita di milioni di persone, avendo conseguenze non ancora quantificabili anche per l’economia mondiale.

Continua a leggere

I testimoni di Geova in Spagna

Il dott. Tudor Petcu ci invia un altro articolo da lui ricevuto e tradotto stavolta sui Testimoni di Geova in Spagna. Il testo, redatto originariamente in inglese e tradotto in italiano da Tudor Petcu, fa parte del materiale per una pubblicazione che egli sta curando in riferimento alla storia dei Testimoni di Geova nel mondo che sarà pubblicato prossimamente. Questo libro sarà il primo lavoro accademico che narra le sofferenze dei Testimoni di Geova nei diversi paesi del mondo in un modo obiettivo, essendo basato completamente su una ricerca scientifica.

Tappe

Time Line: Storia del lavoro in Spagna

1910 Corrispondenza tra la sede mondiale e alcuni spagnoli.
1920 Fratello Juan Muñiz assegnato in Spagna dal fratello Rutherford.
1925 George Young arriva per organizzare il lavoro; Il fratello Rutherford tiene una conferenza a Madrid e Barcellona.
1930 Il fratello Gabler viene incaricato di supervisionare l’opera e viene organizzata la predicazione di casa in casa.
1936 Scoppia la guerra civile. I pionieri stranieri devono lasciare la Spagna e la filiale è chiusa. I testimoni in Spagna sono isolati per dieci anni.
1947 Rinnovato il contatto con la sede mondiale. I fratelli Franz e Covington visitano la Spagna.
1952 Visita dei fratelli Knorr e Henschel. Iniziato il lavoro sul circuito, nominati pionieri speciali.
1955 500 testimoni si radunano nei boschi vicino a Barcellona durante la visita del fratello Franz. La polizia ha rotto l’assemblea e fatto molti arresti, ma in seguito ha rilasciato tutti i fratelli.
1958 Mille editori si dedicano all’attività di predicazione. Aumento di arresti e multe.
1970 L’opera dei testimoni di Geova viene ufficialmente riconosciuta dal governo spagnolo. I testimoni trovano locali in tutta la Spagna che possono convertire in Sale del Regno.
1972 Viene inaugurata una nuova Betel a Barcellona dal fratello Knorr.
1975-1976 Sale delle assemblee dedicate a Madrid e a Sant Quirze (Barcellona).
1978 Convegno internazionale a Barcellona, ​​con oltre 55.000 partecipanti e oltre 1.300 battezzati.
1983 Il fratello Franz dedica le nuove filiali ad Ajalvir, Madrid.
1995 La cifra di 100.000 editori viene raggiunta per la prima volta.
1998 Il fratello Lösch dedica l’estensione della filiale ad Ajalvir, Madrid.
Il team di traduzione spagnolo 2013 arriva in Spagna da Puerto Rico.

Continua a leggere

Discorso di un Vescovo nel Concilio ecumenico Vaticano I (Strossmayer)

Il Concilio Vaticano I (dicembre 1869 – luglio 1870), si tenne nella basilica di S. Pietro a Roma. Nel corso dei lavori si sancì il dogma dell’infallibilità del pontefice in materia di fede e di costume. Indetto con la lettera apostolica Aeterni Patris ed aperto solennemente in Roma nel dicembre 1869, si chiuse nel luglio dell’anno successivo, due mesi prima della breccia di porta Pia; l’aula conciliare, nella basilica di San Pietro, fu la navata destra della croce; assistettero circa settecento padri, segretario e coordinatore fu l’insigne canonista tedesco monsignor Fessler. Il dogma non passò senza contrasti. Il seguente discorso venne pronunciato nel 1870 durante il Concilio Vaticano I dal vescovo croato Josip Juraj Strossmayer, in opposizione all’investitura di Pietro da parte di Cristo e della conseguente infallibilità delle decisioni papali.

Continua a leggere

Quanti cristiani ortodossi vanno regolarmente in chiesa in Russia, e perché? Intervista di Jurij Pushchaev all’arciprete Nikolaj Emel’janov

da Ortodossiatorino.net, il sito della parrocchia ortodossa del Patriarcato di Mosca a Torino dedicata a San Massimo.

Vi presentiamo il testo russo e italiano dell’intervista all’arciprete Nikolaj Emel’janov (nella foto), capo ricercatore tra i sociologi della religione che si sono applicati a capire il problema della relazione tra appartenenza e partecipazione alla Chiesa ortodossa nella Russia post-sovietica. A nostro parere, i dati offerti da padre Nikolaj sono una lettura essenziale per chiunque voglia capire la Chiesa ortodossa russa di oggi.

Continua a leggere

Frode (lettura popolare della Bibbia)

da Profeziaeliberazione.blogspot.com, Profezia e Liberazione “L’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà” (GS 17).

Ci sono situazioni in cui promuovere il bene comune diventa un peso opprimente, ad esempio quando viene il momento di pagare le tasse. Da sempre infatti il contributo economico alla collettività, reso attraverso il sistema fiscale o in obbedienza a prescrizioni etiche, magari motivate religiosamente, che impongono ai più abbienti di soccorrere i più indigenti (è il caso del dovere di elemosina che accomuna tante religioni), è avvertito come un’ingerenza, come una mano altrui indebitamente infilata nel proprio portafogli. Perché condividere con estranei un guadagno frutto del proprio lavoro, del proprio commercio, della propria attività artigianale, professionale, imprenditoriale? Perché ci deve essere una collettività, civile o religiosa, che impone in qualche modo di contribuire a un bene comune che si finisce per percepire sempre per l’altrui vantaggio e mai per il proprio? Per questo da sempre si studia come “evadere” tale “obbligo”.

Siamo soliti definire questo tentativo con la categoria della frode, che è utilizzata anche per l’inganno ai danni della propria controparte in affari: ad esempio quando si consegna all’acquirente una cosa diversa, per qualità o quantità, da quella pattuita, o si dichiara il falso rispetto all’origine e alla qualità di ciò che si vuol vendere. Il tutto con un solo scopo: guadagnare, avere di più, naturalmente a spese di qualcun altro.

Così, condanniamo senz’altro la disonestà di questi comportamenti, ma tendiamo talvolta a giustificarne le motivazioni. Per evitare questa ambivalenza, l’ebraico medioevale propone le parole geneivat da’at per indicare la “frode”. Tale interessante espressione può essere tradotta con latrocinio della mente, della conoscenza. Non nel senso di furto di quella che oggi chiameremmo proprietà intellettuale, ma di raggiro della buona fede e della conoscenza reciproca. Nel parlare di frode si fa cioè riferimento alla manipolazione della relazione interpersonale a proprio vantaggio: per questo la geneivat da’at è considerata dai rabbini il peggior caso di furto possibile, perché afferisce alla persona più che ai beni. Il valore alla base dell’interpretazione e della condanna della frode è quello relazionale (in senso sociale e religioso) ben più che il riferimento al rispetto della norma. Questa visione trova le sue radici nella Bibbia.

Continua a leggere

Conosciamo la Bibbia: Atti degli Apostoli. Un corso biblico di don Claudio Doglio

da Dondoglio.wordpress.com, il blog di don Claudio Doglio.

Inizia un nuovo ciclo di puntate di Conosciamo la Bibbia. Don Claudio Doglio approfondirà il libro degli Atti degli Apostoli.

Prima puntata

  • Il cammino della Parola di Dio: Introduzione al libro degli Atti (At 1). Luca autore degli Atti, li dedica a Teofilo; collegamento col Cristo risorto, e importanza degli incontri conviviali con Lui; promessa e impegno; non speculazioni sui tempi, ma testimonianza; comunità concorde con Maria. Elezione di Mattia: rielaborazione del lutto apostolico e ricorso alla sorte.

Continua a leggere

San Sergio di Radonez. Un saggio di Adalberto Mainardi

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

La biografia di san Sergio di Radonež (1314 ca.-1392)* è inseparabilmente intrecciata agli eventi che nel XIV secolo segnarono il sorgere dell’egemonia moscovita tra i principati russi, e il nascere di una nuova coscienza nazionale russa (1): la vittoria del gran principe di Mosca Dmitrij sul tataro Mamaj a Kulikovo (1380) diverrà l’emblema del riscatto della Rus’ dal giogo straniero. Continua a leggere

«Questo povero grida e il Signore lo ascolta» (Sal 34,7). Il messaggio del papa per la II giornata mondiale dei poveri

Nel messaggio per la Seconda Giornata Mondiale dei Poveri, Papa Francesco stigmatizza chi usa per i poveri “parole di rimprovero”, chiede di comprendere che il modo cristiano di vivere è diverso da quello del mondo, “che emargina i poveri e li considera uno scarto e una vergogna”, mentre i discepoli di Cristo sono “chiamati a dare loro la precedenza”.

È la Seconda Giornata Mondiale dei poveri, e si celebra ogni anno la XXXIII domenica del tempo ordinario, che quest’anno cade il 18 novembre. Il tema è quest’anno “Questo povero grida, il Signore lo ascolta”, e la giornata si accompagna con molte iniziative per i poveri, che si aggiungono alle tante iniziative messe in campo dalle parrocchie e dalle Chiese locali, e che Papa Francesco non manca di notare e lodare nel suo messaggio.

Continua a leggere