Il Codice di Camaldoli. Enunciati

Dal 18 al 24 luglio 1943 un gruppo di intellettuali cattolici – laici e religiosi – si riunì, presso il monastero benedettino di Camaldoli, con l’intento di confrontarsi sul magistero sociale della Chiesa sui problemi della società, sui rapporti tra individuo e stato, tra bene comune e libertà individuale.

Il 25 luglio e i successivi avvenimenti modificarono il piano di lavoro impedendo altre sessioni di incontro e una più ampia partecipazione; la stesura definitiva fu pertanto affidata a Sergio Paronetto, Pasquale Saraceno, Ezio Vanoni, Giuseppe Capograssi che la completarono nel 1944; l’opera fu pubblicata nel 1945 con il titolo: “Per la comunità cristiana”, ma è conosciuta come: “Codice di Camaldoli”.

Una delle caratteristiche essenziali del “Codice” consiste nel porre la giustizia sociale tra i fini primari dello Stato, così come la salvaguardia della libertà. Evidente l’influenza che questa elaborazione ha avuto tra gli intellettuali cattolici dell’ala “sociale” della Democrazia Cristiana e nella stessa stesura della Carta Costituzionale.

Ne proponiamo per lo studio e la ricerca suddiviso nelle sue parti il testo.

Per una presentazione equilibrata del documento è utile il contributo di p. Francesco Occhetta «Puntualizzazioni critiche sul Codice di Camaldoli».

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Lombardia: la Consulta smonta un altro pezzo della legge sugli edifici di culto

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Lo scorso 5 dicembre la Corte Costituzionale ha smantellato un altro pezzo della legge della Regione Lombardia sulla localizzazione dei luoghi di culto.

Votata nel 2015 era già stata in parte smontata dalla Corte Costituzionale a febbraio 2016 per la palese discriminazione che metteva in atto nei confronti di interi gruppi di cittadini violando la libertà di culto.

A ottobre 2018 era stato il turno della sentenza del Tribunale amministrativo regionale lombardo, arrivata a seguito del ricorso del comune di Sesto Calende contro la costruzione di una moschea sul suo territorio, sollevare la questione della legittimità della legge in vigore, nonostante le modifiche recepite nel 2016. Per questo motivo è stata di nuovo interpellata la Consulta che si è espressa ieri.

Il ricorso al Tar era stato presentato dall’Associazione comunità islamica ticinese dopo l’ennesimo no dell’amministrazione comunale alla domanda di apertura di un luogo di culto nella cittadina sul lago Maggiore.

Come avevamo già evidenziato la norma pone tutta una serie di paletti amministrativi e urbanistici che di fatto rendono impossibile aperture di luoghi di culto, rimandando inoltre a un referendum dei cittadini la decisione finale. I vincoli riguardano chiunque, dunque anche le chiese evangeliche e qualsivoglia altra confessione: in teoria anche quella cattolica, che però già dispone dei luoghi di culto per cui non è investita dal problema.

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Commissione contro l’odio, il testo della mozione di Liliana Segre e il commento della Presidente UCEI Noemi Di Segni

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

In evidenza sui giornali l’intervento della Presidente UCEI Noemi Di Segni sull’istituzione della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza e razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, che subito dopo il via libera del Senato ha commentato:

“Con il via libera all’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, mozione che aveva come prima firmataria la Testimone della Shoah e senatrice a vita Liliana Segre, il Senato ha oggi dato un importante segnale a tutta la società italiana. Continua a leggere

Morti nere, non bianche

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

«Sono oltre 600 i morti sul lavoro dall’inizio dell’anno. Un bollettino di guerra e una “mattanza” quotidiana che non conosce soste. Le chiamano “le stragi nell’indifferenza” e mai parole furono più vere. Morti che avvengono, dicono, per “tragiche fatalità”. Non esistono “fatalità”, solo responsabilità», afferma Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza a Firenze.

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Rappresentare il lavoro, ricostruire ragioni d’unità

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

In questi giorni si ricorda il Patto di Roma, firmato in una “città aperta” il 9 giugno 1944 ma antedatato al 3 per ricordare l’ultimo giorno di vita di Bruno Buozzi, ucciso dai nazisti ormai in fuga. Il Patto precede e sostiene politicamente il successivo compromesso costituzionale tra le tre grandi componenti della Resistenza italiana: la socialista di Buozzi, la comunista di Giuseppe Di Vittorio, la cristiano-democratica di Achille Grandi. Potremmo dire che il Patto è il padre putativo della Costituzione della Repubblica. Che indicazioni possiamo trarne per l’oggi? Cosa dire a distanza di 75 anni? Limitiamoci ad un paio di considerazioni.

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L’Uno di maggio serve anche per dire che Uno non vale Uno

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Troviamo una facile riscrittura dell’articolo Uno della Costituzione lungo il calendario: l’Italia (17 marzo) è una repubblica (2 giugno) democratica (25 aprile) fondata sul lavoro (1 maggio). Una sequenza temporale così spiegata sarebbe fortissima anche sul piano didattico, se solo la sapessimo sfruttare bene. Nell’attesa che il ministro dell’Istruzione ci pensi, noi ci apprestiamo a festeggiare il Primo maggio.

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Il cristiano e il lavoro

da Profeziaeliberazione.blogspot.com, Profezia e Liberazione “L’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà” (GS 17).

Spesso il cristiano dimentica il senso del suo essere parte integrante di una società, in Italia di una “Repubblica democratica fondata sul lavoro” (art. 1 della Costituzione) la quale per essere trasformata e umanizzata necessita del suo contributo e della sua testimonianza.

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