Il lavoro nel Nuovo Testamento: Marta e Maria (Lc 10, 38-42)

Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta

Lc 10, 41b-42

In questo episodio Gesù pone un’alternativa, senza possibilità di conciliazione, tra il lavoro di Marta e l’ascolto della Parola di Maria. L’opera di Marta è intrisa di affanno ed eccessiva preoccupazione, è “un lavoro che toglie la gioia e la serenità, porta alla dispersione e tende a livellare tutto come ugualmente importante1. Continua a leggere

Il lavoro nel Nuovo Testamento: Gesù, il Vangelo del Regno e il lavoro

Sorge il sole:
[…]  Allora l’uomo esce per il suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera.

Sal 104, 32-33

Il Nuovo Testamento parla del lavoro solo indirettamente e senza preoccupazioni sistematiche e, in definitiva, non aggiunge molto alle riflessioni contenute nella Bibbia ebraica. Gli aspetti più fecondi dal punto di vista teologico sono i riferimenti al lavoro di carpentiere di Gesù e le professioni dei discepoli che inquadrano l’opera umana nel mistero dell’incarnazione: “vivere come Gesù non comporta il rifiuto del lavoro1. Continua a leggere

“Cercare maestri” di Giovanni Bianchi

Nel 2013 veniva pubblicato un singolare libro bilingue, in russo e in italiano, dal titolo Vie di santità senza confini – i nostri maestri, tappa di un percorso di amicizia e di reciproca conoscenza tra ACLI e l’Unione delle piccole fraternità ortodosse della Trasfigurazione («Sretenie» in russo). Giovanni per la parte curata dalle ACLI scrisse un’introduzione dal titolo Cercare maestri. Proprio il termine “maestro” è stato uno di quelli più usati in questi giorni tristi della sua morte e dei tanti ed affettuosi ricordi e saluti. E, in questi anni, tante volte nel bel mezzo di un confronto o di una discussione su questioni associative, sociali o politiche qualcuno saltava su e diceva: «Qualcuno ha sentito Giovanni? Cosa dice lui su questa cosa?» (come, altrettanto spesso, si sentiva la stessa domanda riguardo ad un altro aclista “maestro” che ci piace ricordare: «Che cosa ne dice Camillo?»).

I maestri orientano e liberano

scrive Giovanni. E oggi sentiamo ancora più intensamente che queste parole sono un ritratto preciso del suo autore. Continua a leggere

Don Lorenzo Milani: elementi per vederlo dentro il contesto ecclesiale. La Chiesa fiorentina durante il ministero di don Lorenzo Milani (1947-1967)

Non è con i telegrammi d’auguri, il regalo di una croce pettorale e le genuflessioni che si mostra l’amore al Vescovo, ma piuttosto con la sincerità rispettosa, il rifiuto del pettegolezzo di sacrestia.

don Lorenzo Milani
e don Bruno Borghi

Il contesto della Chiesa fiorentina nei primi vent’anni del dopoguerra, il periodo in cui vive il suo ministero don Lorenzo Milani, è molto vario e ricco. Determinanti per l’esperienza sacerdotale di don Milani, per motivi diversi, sono i due arcivescovi succedutisi sulla cattedra fiorentina. Così come alcune esperienze da cui il giovane cappellano di San Donato di Calenzano, poi priore di Barbiana, attinse per la continuazione della sua formazione spirituale e per il suo ministero.

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Don Lorenzo Milani: elementi per vederlo dentro il contesto ecclesiale. La Chiesa italiana durante il ministero di don Lorenzo Milani (1947-1967)

Per un prete, quale tragedia più grossa di questa potrà mai venire? Esser liberi, avere in mano Sacramenti, Camera, Senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola e con tutta questa dovizia di mezzi divini e umani raccogliere il bel frutto d’essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti. Aver la chiesa vuota. Vedersela vuotare ogni giorno più.

don Lorenzo Milani

Don Lorenzo Milani iniziò il suo ministero di cappellano nella parrocchia di San Donato di Calenzano, grosso paese nei pressi di Prato, all’inizio di ottobre dell’anno 1947. Il panorama ecclesiale è dominato, in questi primi anni del dopoguerra, dalla figura di papa Pio XII, il cui prestigio era stato enormemente accresciuto dalla funzione di supplenza svolto dalla Chiesa e dal Vaticano durante il conflitto e da alcuni fatti bellici (specialmente il bombardamento di san Lorenzo) nei quali, grazie ai suoi gesti e ai suoi interventi in cui esprimeva partecipazione alla sofferenza della popolazione, egli “aveva acquistato un posto preminente e quasi simbolico nell’opinione di massa, inaugurando un intenso rapporto tra papa e folle”1 accresciuto poi dal sapiente uso dei mezzi di comunicazione, amplificatori e diffusori della parola e dell’immagine del pontefice. Continua a leggere

Don Lorenzo Milani: elementi per vederlo dentro il contesto ecclesiale. Non facciamogli il torto di pensarlo come un “eroe” isolato

Un prete cattolico isolato è inutile.

don Lorenzo Milani

Approcciandosi con un pò di superficialità alla figura di don Lorenzo Milani è molto facile cadere nelle categorie dell’eroe che combatte da solo contro un mondo ingiusto, del profeta incompreso contro una Chiesa oscurantista e antievangelica, del ribelle impegnato nel sociale perseguitato da una gerarchia e un clero tutto impegnato in processioni, scomuniche e calunnie. Un incontro serio e approfondito con il prete fiorentino necessita di una sua collocazione nel contesto della Chiesa italiana e fiorentina del suo tempo. Continua a leggere

Don Lorenzo Milani: origini e formazione. La formazione di Lorenzo Milani in seminario (1943-1947)

Voi, in seminario, dovete studiare, imparare a crescere nella preghiera, conoscere la vita spirituale. Poi, in seminario, siete tanti, e la vita comunitaria è importante. E poi studiate. Quattro pilastri: la vita spirituale, la preghiera; la vita comunitaria con i compagni; la vita di studio, perché dobbiamo studiare: il mondo non tollera la figuraccia di un sacerdote che non capisca le cose, che non abbia un metodo per capire le cose e che non sappia dire le cose di Dio con fondamento; e quarto: la vita apostolica; voi il fine settimana andate in parrocchia e fate questa esperienza. Questi quattro pilastri, che siano sempre presenti. “Ma qual è più importante?”. Tutti e quattro sono importanti. Se ne manca uno, la formazione non è equilibrata. Tutti e quattro.

papa Francesco

Il 9 novembre 1943, dopo due mesi di discussioni con i genitori e i parenti contrari1, Lorenzo Milani entrò nel seminario di Cestello in Oltrarno. Continua a leggere

Il lavoro nell’Antico Testamento: scritti sapienziali

Va’ dalla formica, o pigro, guarda le sue abitudini e diventa saggio. Essa non ha né capo, né sorvegliante, né padrone, eppure d’estate si provvede il vitto, al tempo della mietitura accumula il cibo.

Pr 6,6-8

La saggezza biblica è aliena dal disprezzo e dalla svalutazione del lavoro, specialmente manuale, tipici della cultura ellenistica. Continua a leggere

Don Lorenzo Milani: origini e formazione. Formazione dell’adolescente e poi giovane Lorenzo Milani (1937/8-1943)

Adolescenza: la più delicata delle transizioni.
Victor Hugo

Si prende in esame il percorso esistenziale e formativo di Lorenzo partendo dai quattordici/quindici anni, momento in cui la vita di una persona comincia ad assumere normalmente il carattere di un cammino di ricerca vocazionale, magari all’inizio inconsapevole, che si precisa poi nel corso degli anni. Continua a leggere

Don Lorenzo Milani: origini e formazione. La famiglia Milani Comparetti: ricca, colta e non religiosa

Che vergogna! Essere stati contemporanei di papa Giovanni, di don Mazzolari, di don Milani; anzi, essere stati loro amici e commensali, e non avere imparato. E non esserci convertiti. Ed essere quelli di sempre. Peggio di sempre!”1.

Così scriveva p. David M. Turoldo iniziando la prefazione ad una delle più famose biografie di don Lorenzo Milani, quella scritta da Neera Fallaci nel 1974. Continua a leggere

Il lavoro nell’Antico Testamento: il comandamento di Dio e la predicazione profetica

Guai a chi costruisce la sua casa senza giustizia e i suoi piani superiori senza equità, fa lavorare il prossimo per niente,  senza dargli il salario.

Ger 22,13

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Il lavoro nell’Antico Testamento: Genesi 1-11

Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto.

Gen 2,2

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Ecologia integrale, ancora. Rileggere la Laudato sì al di fuori del polverone mediatico

«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».

Laudato si’, 1

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Il lavoro nella Bibbia: fare al testo le domande giuste

Prima di valutare se una risposta è esatta si deve valutare se la domanda è corretta.

Immanuel Kant

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Achille Grandi: nel suo impegno per i lavoratori mezzo secolo di storia d’Italia e di azione sociale dei cattolici

Ho amato la mia patria l’Italia, e la causa del popolo lavoratore, e le ho servite fedelmente e desidero l’una e l’altra congiunte nella grandezza e nella giustizia della pace sociale cristiana.

Nella foto I vertici della CGIL unitaria Oreste Lizzadri (PSI), Achille Grandi (DC) e Giuseppe Di Vittorio (PCI) nel 1945.

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Il lavoro è dignità: libero, creativo, partecipativo, solidale

da Aclisondrio.it, Acli provinciali di Sondrio Continua a leggere

I cristiani e l’impegno sociale e politico oggi: essere “popolari” non populisti

Dice un bellissimo testo dei primi secoli del cristianesimo, la cosiddetta Lettera a Diogneto:

«[I cristiani] vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera».

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